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Sfide della logistica italiana: chiusura del Monte Bianco e dell’autostrada slovena
Chiusure di trafori e valichi mettono in ginocchio l’autotrasporto italiano ed economia nazionale


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Sfide della logistica italiana: chiusura del Monte Bianco e dell’autostrada slovena

1 Settembre 2025

La logistica italiana affronta una delle fasi più critiche degli ultimi anni. La chiusura del Traforo del Monte Bianco per 15 settimane e quella del tratto sloveno Razdrto–Nova Gorica dell’autostrada H4 per 100 giorni stanno paralizzando le principali direttrici commerciali del Paese. Questi blocchi si aggiungono a problematiche strutturali già note, come le restrizioni imposte dall’Austria sul Brennero e i precedenti stop al Frejus. Per un’economia che si fonda sulla trasformazione – importazione di materie prime ed esportazione di semilavorati e prodotti finiti – la chiusura dei valichi alpini rappresenta non solo un ostacolo alla mobilità dei camion, ma un danno diretto alla competitività nazionale.

Il peso sull’autotrasporto e sul Pil

Secondo Massimo Masotti, presidente della Sezione Trasporti Internazionali di Anita, le chiusure dei trafori hanno effetti a catena che vanno ben oltre la logistica. Il trasporto è infatti un anello indispensabile per la produzione e il commercio: “il settore non è un fine, ma un mezzo per sostenere l’intero sistema economico”. Con il blocco della viabilità alpina, i flussi dall’Est Europa vengono dirottati su Trieste e Gorizia, aumentando i tempi di percorrenza, i costi e il congestionamento delle infrastrutture locali. In un contesto in cui l’Italia dipende dalle esportazioni, ogni ora persa nei trasporti riduce il valore aggiunto generato dal sistema produttivo.

Restrizioni e vertenza europea

Alle chiusure temporanee si sommano le limitazioni strutturali al transito dei camion sul Brennero imposte dall’Austria: divieti notturni, settoriali e nei weekend che durano da oltre 50 anni. Una strategia che, secondo Masotti, contravviene al principio di libera circolazione europeo e che penalizza l’autotrasporto italiano, mentre i vettori locali beneficiano di deroghe. Situazione analoga si riscontra anche in Svizzera e Slovenia. Per questo Anita ha avviato una vertenza in sede comunitaria e lavora a un piano di emergenza condiviso con le autorità locali, che preveda percorsi alternativi e la sospensione temporanea delle restrizioni.

La carenza di autisti resta irrisolta

A peggiorare il quadro contribuisce la cronica mancanza di autisti, un problema che frena la capacità del settore di reagire all’emergenza. Le regole sulla CQC (Carta di Qualificazione del Conducente) sono considerate troppo rigide in un mercato sempre più flessibile e dinamico. Inoltre, restano irrisolte le questioni legate alla qualità del lavoro: tempi di carico e scarico spesso eccessivi, aree di sosta insufficienti e condizioni poco attrattive per i giovani. Senza un intervento su formazione, normativa e valorizzazione professionale, la logistica italiana rischia di trovarsi senza le risorse umane necessarie a gestire le criticità infrastrutturali.

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