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Customs Support Group: cinque trend doganali chiave per il 2026
Dalla gestione dei dazi alla compliance: i cinque trend che ridefiniranno la dogana nel 2026


8 Gennaio 2026

Customs Support Group: cinque trend doganali chiave per il 2026

(Comunicato stampa)

Dopo un 2025 turbolento, in cui i dazi sono diventati un tema centrale in quasi tutti i settori, una cosa è chiara per il 2026: l’incertezza rimarrà l’unica costante. Le tensioni geopolitiche, le dispute commerciali, le nuove normative e un’economia globale fragile continueranno a plasmare il commercio internazionale, cambiando al tempo stesso il ruolo della gestione doganale. Customs Support Group, il principale provider indipendente europeo di soluzioni in ambito doganale e trade compliance, ha individuato cinque trend chiave per il 2026. Basati su progetti con i clienti, sviluppi di mercato e cambiamenti normativi, questi trend saranno particolarmente rilevanti per le aziende nel prossimo anno.

“Con l’aumento delle barriere commerciali e la persistente volatilità geopolitica, il 2026 sarà l’anno in cui la gestione doganale passerà definitivamente da semplice attività amministrativa di back-office a leva strategica per la resilienza della supply chain”, prevede John Wegman, CEO di Customs Support Group. “Dati centralizzati, una gestione proattiva dei dazi e una profonda expertise doganale saranno elementi essenziali per affrontare nuovi requisiti, interruzioni e rischi, e per garantire flussi transfrontalieri affidabili.”

1. Gestione doganale e delle competenze delle persone come vantaggio competitivo

Le aziende non possono controllare o prevedere gli shock, ma possono concentrarsi su ciò che è nelle loro possibilità: costruire basi solide, in particolare un robusto framework di gestione doganale, per essere pronte quando arriveranno momenti di turbolenza.

La gestione doganale e la trade compliance stanno vivendo una trasformazione profonda: da attività amministrative di back-office a vere e proprie funzioni strategiche che occupano un posto ai tavoli decisionali. Oggi, decisioni relative ad approvvigionamenti, cambi di fornitori, deviazioni delle merci dai percorsi già pianificati, modelli di costo di sbarco (“costi di importazione”) e strategie di risk management dipendono sempre più dal giudizio degli esperti doganali in materia di origine, valorizzazione, classificazione, licenze, duty engineering, accordi commerciali e requisiti normativi.

Per questo, gli esperti diventeranno sempre più fondamentali, con un conseguente aumento della richiesta di professionisti in ambito doganale nel 2026. Le aziende dovranno investire in modo deciso nelle proprie capacità di gestione doganale, sviluppando competenze interne robuste e, al tempo stesso, collaborando con broker doganali affidabili o esternalizzando completamente le operazioni a professionisti qualificati per evitare rischi di non conformità, ritardi e sanzioni.

2. Centralizzazione doganale e visibilità dei dati

La resilienza della supply chain dipende sempre più da tecnologie avanzate: visibilità digitale, analisi predittiva, tracciamento in tempo reale e dashboard end-to-end. Questi strumenti sono ormai standard quando si parla di resilienza, ma i dati doganali restano l’anello debole. La maggior parte delle aziende, infatti, non ha una reale visibilità sui propri dati doganali semplicemente perché sono distribuiti tra diversi broker, strumenti, formati e sistemi.

La risposta è la centralizzazione doganale: non solo a livello operativo, ma anche attraverso un modello di brokerage consolidato. Collaborare con un provider che garantisce copertura multinazionale, strumenti digitali avanzati o, ancora meglio, una soluzione di Control Tower permette di raccogliere tutti i dati doganali in modo uniforme, arricchirli e integrarli nei sistemi aziendali dedicati alla gestione dei master data, all’analisi e alla pianificazione.

3. Complessità della compliance – L’ascesa delle barriere non tariffarie

Il 2025 è stato caratterizzato dai dazi, ormai diventati una presenza costante nell’agenda dei responsabili doganali di quasi tutti i settori. Parallelamente, però, le aziende si trovano ad affrontare una tendenza iniziata anni fa e destinata a intensificarsi nel 2026: l’ascesa delle barriere non tariffarie, in particolare attraverso la proliferazione di nuove politiche di conformità. Nessuna area geografica ne è esclusa: la Cina sta rafforzando i controlli sulle esportazioni di minerali critici e prodotti high-tech, l’Europa sta introducendo nuove normative sul commercio sostenibile come il CBAM e gli obblighi di due diligence, mentre gli Stati Uniti irrigidiscono le regole sul contenuto domestico ed estendono i controlli sulle tecnologie avanzate.

Per le aziende, questo significa la necessità di adottare programmi di trade compliance solidi e basati sull’analisi del rischio, capaci di soddisfare i nuovi requisiti normativi. Ma soprattutto, tali programmi dovranno essere integrati nei processi aziendali, così da non trasformarsi in un ulteriore carico operativo.

4. Gestione proattiva dei dazi – Costruire un Duty Playbook

L’anno scorso molte aziende hanno operato in modalità reattiva, adattandosi rapidamente ai nuovi dazi e agli shock di breve periodo. Il 2026 richiede però un cambio di approccio: dalla reazione alla strutturazione. Ciò significa mappare l’esposizione globale ai dazi, sfruttare i programmi di facilitazione degli scambi, ottimizzare le strategie di origine e ottenere rimborsi quando possibile.

In altre parole, non limitarsi più a gestire i dazi, ma lavorare attivamente per ridurne l’impatto sull’intera organizzazione. Per molte aziende, il 2026 dovrà essere l’anno in cui viene sviluppato un vero e proprio Global Duty Management Program: un framework che garantisce piena visibilità sui dazi pagati e, soprattutto, permette di identificare ogni opportunità di risparmio o riduzione dei costi.

5. Classificazione delle merci: le fondamenta della resilienza

In mezzo a tutta questa complessità, i principi fondamentali restano un punto fermo. Una classificazione corretta delle merci è la colonna portante di ogni supply chain resiliente: determina dazi, restrizioni e requisiti normativi e influisce sul costo totale di atterraggio di ogni prodotto.

In un contesto caratterizzato da volatilità, sanzioni, guerre commerciali e frequenti modifiche tariffarie, una classificazione accurata consente alle aziende di valutare rapidamente l’impatto delle nuove misure e adattare con sicurezza le proprie strategie di approvvigionamento, pricing e gestione della supply chain. Revisioni periodiche della classificazione e una solida integrazione con i sistemi di master data e gli strumenti di analisi sono indispensabili per restare un passo avanti rispetto ai rischi.

Conclusione: il 2026 sarà un banco di prova per la gestione doganale

Queste cinque tendenze mettono in luce un punto fondamentale: la dogana non è più soltanto un’attività operativa, ma una leva strategica per gestire costi, sicurezza e affidabilità nelle supply chain internazionali.

“Chi oggi rafforza la propria organizzazione doganale renderà la propria azienda meno vulnerabile alle turbolenze politiche ed economiche”, riassume John Wegman. “Le imprese che investiranno in personale qualificato, strutture chiare, dati centralizzati e strategie daziarie orientate al futuro otterranno un vantaggio competitivo nel 2026, a livello professionale, finanziario e organizzativo.”





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