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La logistica del “Noi”: perché l’algoritmo non basta a gestire il lavoro
Quando KPI e automazione non bastano: perché il futuro della logistica passa dalle persone e dalle relazioni


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La logistica del “Noi”: perché l’algoritmo non basta a gestire il lavoro

28 Gennaio 2026

Spesso ci convinciamo che la logistica sia una scienza esatta. Un incastro perfetto di coordinate GPS, tempi di carico e flussi di magazzino. Abbiamo riempito le nostre scrivanie di dashboard e di KPI, convinti che se un processo è ottimizzabile su carta, lo sia automaticamente anche nella realtà operativa. Ed è proprio in questa corsa verso l’efficienza millimetrica che rischiamo di dimenticare la variabile fondamentale: il fattore umano.

Il limite del calcolo

Siamo arrivati a un punto in cui l’algoritmo ci dice cosa fare, ma non ci spiega più il perché. Abbiamo costruito sistemi capaci di calcolare il percorso più veloce, ma incapaci di misurare la pressione di chi quel percorso lo deve compiere, poi, effettivamente. Quando si riduce il lavoro a un semplice dato numerico, si rischia di perdere il contatto con la realtà operativa.

L’algoritmo ottimizza “l’adesso”, ma non pianifica il futuro delle relazioni. Un sistema che ignora l’uomo è di sicuro un sistema fragile, destinato a incrinarsi alla prima frizione sociale o al primo calo di motivazione, ad esempio.

Oltre la contrapposizione: una strategia comune

Dobbiamo dircelo chiaramente: le relazioni industriali non possono ridursi a una gestione burocratica del conflitto o a una sterile rincorsa ai centesimi. Se vogliamo che il nostro settore resti attrattivo e solido, dobbiamo tornare a considerare il magazzino e la strada come spazi umani, non solo come centri di costo.

Il “Noi” deve includere chi siede ai tavoli delle trattative e chi opera sul campo. Non parliamo di un approccio romantico, ma di una necessità strategica. Un’azienda che non parla con i propri lavoratori, ma comunica solo tramite notifiche su un palmare, è un’azienda che non sta costruendo fedeltà, sta solo comprando tempo. Ed è proprio il tempo, nel mercato attuale, ad avere un costo in continuo aumento.

La mediazione come valore aggiunto

In questo mondo dominato dall’automazione, il ruolo della mediazione e delle relazioni sindacali diventa paradossalmente più centrale che mai. La vera sfida non è opporsi alla tecnologia, ma essere in grado di governarla. Dobbiamo essere in grado di tradurre i dati dei software in accordi che rispettino i ritmi biologici e sociali.

La negoziazione deve evolvere: non più solo una difesa di posizioni contrapposte, ma un laboratorio di soluzioni condivise. Solo attraverso il dialogo costante possiamo prevenire quel senso di abbandono che spesso è la vera causa dell’alto turnover che affligge il nostro comparto.

La sfida del futuro

La vera sfida che abbiamo davanti oggi, a livello nazionale, non è solo quella di consegnare più velocemente, ma di farlo in modo sostenibile. Dobbiamo chiederci con onestà: stiamo costruendo organizzazioni che le persone hanno voglia di abitare, o stiamo solo gestendo turnazioni?

Trattenere i professionisti validi non è un esercizio di marketing, ma il risultato di una logistica che ha saputo rimettere l’uomo al centro della propria visione. Perchè, alla fine, dietro ogni pacco consegnato e ogni bilancio approvato, ci sono persone. E sono quelle persone, non gli algoritmi, a determinare il successo o il fallimento di un’impresa.

di Fabrizio Leone





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