Il settore manifatturiero affronta oggi una complessità crescente: domanda volatile, offerta frammentata e stakeholder più esigenti su costi, flessibilità e sostenibilità. La proliferazione delle SKU ha aumentato i livelli di complessità operativa, erodendo l’efficienza della supply chain. Parallelamente, la logistica incide fino al 10–15% del fatturato nei mercati maturi: ogni punto percentuale risparmiato in trasporto, stoccaggio o distribuzione si traduce in un miglioramento diretto dell’EBIT. In questo scenario, competitività e sostenibilità non sono più obiettivi alternativi, ma leve convergenti per costruire resilienza e vantaggio competitivo.
Dal lato produttivo, le sfide includono frammentazione dei volumi, aumento delle varianti e pressioni su CapEx con tempi di ritorno sempre più rapidi. Una nuova linea produttiva, pur avendo una vita utile di oltre dieci anni, oggi deve ripagarsi in meno di cinque. A questo si aggiungono nuove normative ambientali: il regolamento europeo PPWR sul packaging, in vigore dal 2026, e il Trattato Globale ONU sulla plastica ridisegnano le regole competitive. In questo contesto, accorciare le distanze di fornitura, integrare produzione e distribuzione e aumentare la prossimità al cliente diventano scelte strategiche per ridurre emissioni e migliorare la competitività.
Le aziende leader adottano un approccio Fit for Growth, capace di ripensare footprint produttivo e logistico su un orizzonte di 5–10 anni.
Quattro le direttrici principali:
L’approccio più avanzato si fonda su tre fasi: creazione di un Digital Twin del network attuale, confronto tra scenari alternativi e costruzione di un commit path flessibile. Il modello digitale consente di simulare in tempo reale volumi, mix, CO₂ e costi, anticipando colli di bottiglia e inefficienze. Ogni scenario viene valutato con KPI chiari su costi, investimenti, servizio e sostenibilità. Infine, la roadmap definisce azioni “no regret” immediate e decisioni condizionate da trigger di attivazione, per massimizzare valore e ridurre rischi in un contesto incerto.
Il modello è già realtà. Nel settore beverage, una multinazionale ha fronteggiato un calo potenziale del 25–35% simulando scenari multipli: da un sito baricentrico a configurazioni distribuite. Risultato: –10% di costo unitario negli scenari favorevoli e contenimento entro +10–15% anche nei peggiori (contro +40% in uno scenario inerziale). In un secondo caso, un’azienda di un mercato maturo e in declino ha testato cinque scenari, ottenendo 14 milioni €/anno di saving strutturali e oltre 40 milioni € di costi evitati.
Il momento di agire è ora. Avviare oggi un piano Fit for Growth permette di generare valore nel breve e orientare i CapEx 2026–28 verso asset realmente strategici. Non occorre attendere certezze assolute: servono dati affidabili, un metodo robusto e una roadmap modulare. Chi ripensa oggi la propria rete industriale e logistica costruirà il vantaggio competitivo di domani su costo, servizio e sostenibilità.
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