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Autotrasporto e tempi di attesa: 100 euro l’ora solo sulla carta?
Dopo 90 minuti l’attesa vale 100 €/ora, ma l’indennizzo è raro


Trasporti Nazionali e Internazionali

Autotrasporto e tempi di attesa: 100 euro l’ora solo sulla carta?

18 Febbraio 2026

La disciplina è chiara: superati i 90 minuti di franchigia al carico o allo scarico, l’attesa deve essere retribuita con 100 euro per ogni ora o frazione di ora successiva. Eppure, secondo le evidenze riportate da ASSOTIR, l’indennizzo verrebbe applicato soltanto dal 6-7% delle imprese. Le segnalazioni di FIAP parlano di pressioni commerciali, richieste di rinuncia e timori di ritorsioni. Il problema non può essere liquidato come episodico: tocca la qualità dei rapporti di filiera e la concreta esigibilità di diritti formalmente riconosciuti.

In un mercato con domanda concentrata e offerta frammentata, gli squilibri contrattuali sono strutturali. Le microimprese, che rappresentano una quota rilevante del tessuto dell’autotrasporto italiano, sono più esposte alla rinuncia forzata pur di non compromettere rapporti consolidati. La criticità è reale e non più rinviabile.

Oltre la sanzione: riequilibrio e responsabilità condivisa

Ridurre il tema a un fallimento legislativo rischia di semplificare un fenomeno più profondo. Irrigidire ulteriormente il quadro normativo o ampliare l’intervento diretto dello Stato nei rapporti privatistici potrebbe generare effetti distorsivi. La legalità resta imprescindibile, ma la soluzione richiede un riequilibrio strutturale.

L’asimmetria non è un destino. In un contesto di capacità di trasporto qualificata sempre più limitata, l’affidabilità del vettore diventa fattore competitivo. Un operatore strutturato e resiliente non è un fornitore intercambiabile, ma un partner strategico. Crescita dimensionale, reti tra imprese e integrazione organizzativa sono leve concrete per rafforzare il potere contrattuale senza sacrificare la vitalità della piccola imprenditoria.

La leva decisiva: trasparenza digitale dei tempi

Esiste un ambito operativo su cui intervenire senza conflitto: la tracciabilità digitale dei tempi di arrivo, attesa e completamento delle operazioni. La certificazione oggettiva può ridurre le zone grigie e rendere automatico il momento in cui scatta l’indennizzo. Quando il tempo è misurato e condiviso, il confronto diventa tecnico, non discrezionale.

Camion fermi generano costi per tutti:

  • riducono produttività e margini;
  • comprimono la qualità del lavoro degli autisti;
  • propagano inefficienze lungo l’intera filiera.

Le associazioni hanno sollevato un tema legittimo. La risposta, tuttavia, deve combinare legalità, innovazione e aggregazione. Standard digitali comuni, modelli contrattuali trasparenti e sostegno alla crescita delle imprese possono trasformare un punto di frizione in un terreno di collaborazione. La competitività della logistica nazionale dipende da questo equilibrio.

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