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Autotrasporto italiano sotto pressione: costi in aumento e imprese a rischio
Rincari di carburante e pedaggi aggravano una crisi strutturale che dura da oltre dieci anni


Trasporti Nazionali e Internazionali

Autotrasporto italiano sotto pressione: costi in aumento e imprese a rischio

12 Febbraio 2026

L’avvio del 2026 ha riportato l’autotrasporto italiano al centro di una tensione economica ormai cronica. Il settore, che movimenta oltre l’80% delle merci a livello nazionale, si trova a fronteggiare un incremento simultaneo delle principali voci di costo. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi CGIA, i pedaggi autostradali sono cresciuti mediamente dell’1,5%, mentre il prezzo del gasolio ha registrato un aumento del 3,6% tra la fine del 2025 e i primi giorni di febbraio. Questo combinato disposto produce un impatto diretto sulla redditività delle imprese, in un comparto dove i margini operativi risultano già storicamente compressi. L’aggravio legato al solo carburante è stimato in circa 2.000 euro annui per ogni mezzo pesante, un valore che incide in modo sproporzionato sulle realtà di minori dimensioni, meno strutturate sul piano finanziario e organizzativo.

Piccole imprese e padroncini: l’anello più debole della filiera

A subire le conseguenze più severe sono le piccole imprese di autotrasporto e i cosiddetti padroncini, spesso esclusi dai meccanismi di compensazione previsti per le aziende più grandi. Limiti dimensionali e requisiti tecnici impediscono infatti l’accesso ai rimborsi sulle accise e ai ristori sui pedaggi, trasformando gli aumenti di costo in una minaccia concreta alla continuità operativa. La crisi attuale non si configura come un fenomeno episodico, ma come l’ennesima manifestazione di una fragilità strutturale. Tra il 2015 e il 2025 il comparto ha perso oltre 19.000 imprese attive, pari a una contrazione del 22,2%. Le flessioni più marcate si registrano in Valle d’Aosta (-34,1%), Marche (-33,4%) e Lazio (-32,5%), evidenziando una difficoltà diffusa su base territoriale.

Consolidamento, produttività e criticità irrisolte

Il progressivo consolidamento del settore ha portato a un aumento della dimensione media delle imprese e a un miglioramento degli indici di produttività. Tuttavia, questi elementi non compensano le persistenti inefficienze sistemiche. I ritardi nei pagamenti continuano a rappresentare una delle principali criticità, nonostante i recenti interventi sanzionatori del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Dal punto di vista territoriale, Napoli si conferma la provincia con la maggiore densità di operatori, pari a 3.984 attività, seguita da Milano e Roma. Proprio la Capitale, però, registra una delle contrazioni più significative dell’ultimo decennio (-39,4%), superata solo da Imperia (-40,2%). A questi fattori si sommano il deficit infrastrutturale, la carenza di autisti qualificati e la pressione competitiva dei vettori dell’Est Europa. In questo contesto, la transizione verso modelli di trasporto più sostenibili rischia di rimanere una prospettiva teorica, se non accompagnata da misure economiche e regolatorie in grado di tutelare un settore essenziale per la tenuta delle filiere industriali e del Made in Italy.

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