Dall'emergenza campana al progetto di una nave che tratta i rifiuti durante la navigazione.




Logistica Sostenibile

Logistica dei rifiuti RSU: la nave ecologistica.

18 Ottobre 2013

Premessa


La questione dello smaltimento dei rifiuti in Campania, che in questi giorni è tornata a far parlare di sé per la contaminazione dei terreni nella cosiddetta Terra dei Fuochi, è stata analizzata con chiarezza dall’Università Federico II di Napoli.

Proprio l’Università campana, alla fine del 2011, si era concentrata sul progetto della cosiddetta nave ecologistica.

Un tema, quello dell’ecologia in mare, preso in considerazione anche dalla Commissione al Parlamento europeo e inserita nei primi passi di una politica a sostegno del trasporto marittimo sostenibile, nella relazione di giugno sullo stato di avanzamento dell’attuazione del documento di lavoro dei servizi della Commissione, dal titolo “Pollutant emission reduction from maritime transport and the Sustainable Waterborne Transport Toolbox”.

Vediamo, quindi, in cosa consiste il progetto analizzato dall’Università Federico II di Napoli, a partire dalla situazione dello smaltimento dei rifiuti in Campania, e quali sono le indicazioni fornite dall’Europa.


La filiera RSU in Campania

Nel 2008 la Campania ha prodotto 2.723.326 tonnellate di rifiuti, con un quantitativo giornaliero di 7.461 tonnellate.

Napoli quello stesso anno, con un’incidenza del numero di abitanti del 31% sulla provincia e del 16,4% sull’intera Regione, ha prodotto rifiuti indifferenziati per 1.349.564 tonnellate, ovvero 3.697 tonnellate al giorno.

Nel bilancio dei rifiuti nel periodo che va dal 1 marzo 2011 al 31 agosto 2011, a fronte di una produzione di 1.372.824 tonnellate di rifiuti, i rifiuti potenzialmente non smaltiti sono pari a 234.679.

L’analisi evidenzia, quindi, tre principali criticità:

  1. L’insufficienza delle capacità delle discariche disponibili
  2. Napoli Est, con una raccolta differenziata al 65% nel 2011, non è sufficiente per soddisfare i flussi
  3. Alla luce delle risultanze quantitative
    tra capacità offerta dalle discariche e quantità di RSU generati, non è
    possibile equilibrare i flussi a livello interprovinciale

A fronte di questi risultati, una “nave fattoria” o nave ecologistica, avrebbe un costo inferiore di quattro-cinque volte rispetto al costo di un termo-valorizzatore.

La nave ecologistica

Il Professor Ennio Forte, del Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, che ha analizzato il progetto della “nave ecologistica” in rapporto al problema dello smaltimento dei rifiuti in Campania, ci spiega che l’ecologistica del mare è un tema che esiste già da vent’anni e che la nave ecologica è stata pensata già a partire dagli anni ’70.

Presentando il progetto della “nave ecologistica”, Forte spiega anche quali sono i principali punti di forza di questa nave: un costo di 70/80 milioni di euro, a fronte dei 400 milioni di euro per un impianto di termo-regolarizzazione; la possibilità di dare lavoro anche ai cosiddetti cantieri del mare, che stanno vivendo un momento di difficoltà; infine, ma non per ultimo, la possibilità di dare risalto ad un grande prodotto italiano.

Ma come funziona la “nave ecologistica?
Il quantitativo giornaliero dei rifiuti prodotti da Napoli viene immesso in un ciclo di lavorazione in continuo su una nave che fa rotta da un porto A, in questo caso dal porto di Napoli, ad un porto B, scelto in base alla distanza e alla domanda di eventuali emergenze rifiuti.

A bordo avvengono le operazioni di carico e trattamento RSU, quindi di scarico degli output di lavorazione.

Il trattamento degli RSU inizia durante la sosta in porto e prosegue in navigazione.

Le tipologie di output realizzabili sono: la frazione secca o CDR, la frazione umida, i materiali da riciclare e gli scarti di lavorazione.

Immaginando una simulazione di navigazione sulla tratta Napoli-Palermo, nel porto A 100 camion trasporterebbero, al giorno, una media di 7 tonnellate di rifiuti, accedendo alla stiva tramite apposite rampe e scaricando poi gli RSU.

Questi camion hanno un costo unitario di circa 50mila euro, a fronte dei 200mila euro a cui può arrivare il costo di un camion compattatore.

La giornata viene quindi divisa in 4 parti: due per la navigazione e due per la sosta nei porti.
La navigazione durerebbe un massimo di 9 ore e il ciclo di lavorazione degli RSU sarebbe continuo.

All’arrivo al porto B, avviene lo sbarco delle MPS – materie prime secondarie, stoccate nelle aree dedicate, preferibilmente ubicate in piattaforme logistiche site in ambiti retro-portuali.

Vengono imbarcati i container vuoti, pronti a ricevere nuovi materiali e di ritorno al porto A viene ultimato il trattamento degli RSU imbarcati la mattina del giorno precedente, svuotando la stiva.

Il ciclo viene completato con lo sbarco dell’organico e dei residui da processo.

Valutando l’incidenza del costo di esercizio sul costo totale dell’investimento e di esercizio, l’analisi conclude che, al 2011, il costo sarebbe di 70 milioni di euro, con un ammortamento in 15 anni.
Il costo presunto di esercizio è di 10 milioni, rispetto ad una quota annua di investimento di 5 milioni di euro.

Il processo di trattamento

Per il trattamento dei rifiuti già differenziati e monitorati, suddivisi in umido, plastiche, metalli e indifferenziata, la lavorazione avviene nella cosiddetta “lavatrice a vapore“: è l’apparato motore del traghetto ecologistico a produrre il vapore per la pulizia.

L’involucro circolare, con un’elica tritatutto, omogeneizza verticalmente il rifiuto differenziato e lo trasmette ad un livello inferiore.

Qui viene essiccato e pressato e trasportato con un nastro trasportatore ai piani standard, per la fase di immagazzinamento in container.

Per quanto riguarda invece il trattamento di rifiuti non differenziati, avviene la cosiddetta vagliatura, ovvero la separazione dei materiali pesanti e leggeri su un nastro trasportatore nell’apposito hangar del traghetto.

Quindi i rifiuti vengono differenziati, pressati e stoccati.
A questo punto avviene la raffinazione nella “lavatrice a vapore” e un’ulteriore compattazione. Infine, i materiali differenziati riempiono i container che si trovano sul ponte superiore della nave.

Cosa dice l’Europa

Nella relazione di giugno 2013 sullo stato di avanzamento dell’attuazione del documento di lavoro dei servizi della Commissione europea, dal titolo “Pollutant emission reduction from maritime transport and the Sustainable Waterborne Transport Toolbox“, le navi ecologiche vengono citate in due punti: nella parte relativa al dialogo internazionale e alla cooperazione tecnica, e nella tabella di marcia per l’avanzamento dell’attuazione dello Strumento per trasporti per via d’acqua sostenibili.

Viene infatti indicata tra le azioni previste per il 2013-2014 l’identificazione di “possibili incentivi applicabili a livello locale, nazionale e regionale, come ad esempio diritti e tariffe portuali verdi per le navi ecologiche, in conformità con le norme in materia di aiuti di Stato”.

Proprio la Commissione europea recentemente aveva deferito l’Italia e chiesto l’applicazione di pesanti sanzioni se non fosse stato risolto il problema della gestione dei rifiuti in Campania.

Secondo la Commissione “il trasporto dei rifiuti fuori dalla Regione non risolve in modo adeguato i problemi endemici dl territorio”, caratterizzato dall’assenza di una rete di dispositivi di smaltimento integrati e adeguati.

Per consultare l’analisi integrale:
http://www.logisticaeconomica.unina.it/files/nave_ecologistica_presentazione_definitiva_12_sett.pdf





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