Gli operatori logistici tendono sempre più a servirsi dell’operato delle cooperative piuttosto che fare ricorso a manodopera diretta, per una serie di motivi.




Outsourcing

La logistica in cooperativa

13 Dicembre 2010

Molte persone che conoscono in modo superficiale il mondo della logistica ritengono, ancora oggi, che le innumerevoli cooperative che operano all’interno delle relative strutture non siano altro che dei semplici fornitori di manodopera più o meno a basso prezzo, dotati di un modesto livello di professionalità. 
Se questo può valere in qualche caso isolato, non vale però per la stragrande maggioranza delle strutture cooperativistiche, che negli ultimi anni hanno compiuto grandissimi progressi sul piano dell’efficienza e dell’ottimizzazione del livello dei servizi offerti, in questo stimolate anche dalle più recenti disposizioni legislative che regolano il settore.

Ne deriva che gli operatori logistici tendono sempre più a servirsi dell’operato di queste società piuttosto che fare ricorso a manodopera diretta, per una serie di motivi tra i quali si possono indicare:

  • Costi più contenuti: le agevolazioni contributive e fiscali di cui le cooperative godono le rendono decisamente molto competitive.
  • Esperienza maturata: il fatto
    di lavorare per clienti diversi aiuta indiscutibilmente a maturare
    esperienze differenziate, che possono essere trasferite dall’uno
    all’altro, seppure adattate ai vari ambienti operativi.
  • Grande flessibilità: il fatto
    di operare per clienti diversi, appartenenti a settori merceologici
    differenziati, consente alle singole cooperative di distribuire in modo
    adeguato il personale in funzione delle rispettive esigenze, con
    particolare riferimento alle punte di lavoro che frequentemente si
    determinano, solitamente senza sommarsi ma compensandosi.

Va segnalato il fatto che manodopera oggi utilizzata dalle cooperative è in gran parte extracomunitaria, con una forte componente di origine araba. Ciò non ha mancato di creare problemi legati all’appartenenza alla religione islamica di buona parte degli addetti (ad esempio, in qualche caso peraltro isolato, il rifiuto di maneggiare confezioni contenenti prodotti alcoolici), che peraltro vengono quasi sempre superati senza particolari difficoltà.
Non mancano comunque esempi di cooperative che vantano grandi tradizioni, come quella nata a Tortona nel secondo dopoguerra allo scopo di favorire il reinserimento degli ex internati, per la distribuzione del sale nelle aree del Nordovest italiano per conto del Monopolio Tabacchi, con la denominazione “Cooperativa Reduci dalla Prigionia”, che nel 1986 assunse la nuova denominazione SCAT (Società Cooperativa Ausiliari del Traffico) ed è tuttora operativa presso l’Interporto di Rivalta Scrivia, del quale ha contribuito al rilancio in modo determinante.

Il fatto che, accanto a società dotate di consolidate tradizioni come quella citata, siano presenti sul mercato società che non sempre garantiscono la necessaria affidabilità ed efficienza deve rendere cauti tutti coloro che, per motivi di varia natura, hanno deciso di avvalersi delle prestazioni di una cooperativa.
A questo proposito, e tenuto presente che la legislazione che regola il settore pone dei vincoli molto precisi nello svolgimento dell’attività cooperativistica, ci permettiamo di fornire alcuni consigli ai possibili interessati.
. Chiedere alla cooperativa copia dello statuto, dal quale si evince la sua forma e l’adeguamento statutario avvenuto dopo il gennaio 2004.
. Chiedere copia del regolamento interno, e suo deposito.
. Chiedere il certificato comprovante l’avvenuto pagamento degli oneri contributivi.
. Fare molta attenzione ai prezzi offerti, che devono essere tali da poter coprire i costi propri del lavoro e quelli di struttura.
Sottolineiamo in particolare quest’ultimo aspetto, in quanto un servizio venduto sottocosto per motivi di concorrenza con altre società cooperative non può che portare, nel medio-lungo termine ad uno scadimento del rapporto e delle prestazioni ad esso collegate.





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