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La cultura logistica in Italia

Si parla spesso della carenza di figure specializzate nell'area logistica, ma come aumentare le competenze di coloro che si occupano di logistica?




Consulenza e Formazione

La cultura logistica in Italia

13 Dicembre 2010

Le aziende italiane devono affrontare le sfide di un mercato ogni giorno
più selettivo e globalizzato. I margini di profitto si riducono e chi
vuole sopravvivere è costretto a mettere in atto qualsiasi tecnica o
stratagemma che consenta di tagliare le spese.
Negli ultimi decenni si è lentamente affermata la consapevolezza delle potenzialità della funzione logistica nell’aumento
della competitività aziendale, come strumento in grado di ridurre i
costi e di migliorare il livello di servizio. Ma sebbene i suoi meriti
siano oramai riconosciuti, spesso nelle imprese permane una situazione
di confusione (a volte anche di ignoranza) in materia. Infatti nella
formazione accademica tradizionale non viene dato molto peso alla
logistica e solo di recente sono nati i numerosi corsi di formazione ed
una letteratura specifica. Spesso il responsabile della logistica
proviene da qualche altro incarico (magazzino, acquisti, trasporti…) e
non possiede le conoscenze necessarie; capita che il responsabile
della logistica non esista neppure.
In Italia, la polverizzazione e la ridotta dimensione delle aziende rendono molto frequenti queste situazioni. Il bisogno di formazione logistica è
particolarmente sentito ed è un fattore cruciale per restituire
competitività alle imprese. Una maggiore scientificità nella gestione
della logistica, che porti all’applicazione di modelli e tecniche
efficaci ed innovativi, potrebbe essere un fattore decisivo per il
successo di un’azienda.

Il bisogno di formazione può essere avvertito a livello del singolo
individuo, che si rende conto di non essere sufficientemente aggiornato
o preparato per il proprio ruolo, o a livello aziendale, spesso in
un’area. Le cause possono essere le mutate condizioni del mercato o
dell’azienda stessa, o l’assunzione di risorse umane non adeguatamente
(o sufficientemente) formate.
Una volta riconsciute le carenze, si può decidere di colmarle attraverso
la formazione oppure di assumere personale già addestrato. E’ evidente
come la prima soluzione sia di gran lunga la più semplice ed
economica, oltre che l’unica praticabile, in molti casi.
A questo punto sarà necessario scegliere il metodo più adatto. Possiamo
distinguere:
formazione d’aula: è la più diffusa, serve per acquisire conoscenze nuove e per sistematizzare quelle provenienti dall’esperienza;
formazione sul lavoro: riunioni, azioni di coaching, mentoring
e formazione – intervento, tende ad assumere la forma di comunicazione
aziendale interna;
formazione a distanza: meno costosa, ma presuppone l’esistenza
di una rete di persone disponibili allo scambio di idee e capaci di
utilizzare le informazioni trasmesse (ovvero perone già formate in un
certo modo).
La formazione a distanza sembra più utile quindi in una seconda fase;
per l’apprendimento di metodologie e tecniche nuove è importante il contatto
diretto con l’insegnante e anche con gli altri partecipanti. Un
aspetto trascurato dei corsi di formazione è infatti quello del confronto con
altri professionisti provenienti da realtà più o meno diverse, in grado
di arricchire la lezione con il proprio bagaglio di esperienze. In
quest’ottica i tradizionali corsi di formazione, seminari, giornate di
apprendimento, aperti a tutti i professionisti di un certo livello e di
una certa area, sono più utili degli incontri confinati all’interno di
un’impresa.

Infine, stabilita la modalità di insegnamento, ci si potrebbe trovare un
po’ spiazzati davanti alla varietà e all’ampiezza dell’offerta
formativa. Bisogna tener presente che la formazione dev’essere
innanzitutto efficace, cioè deve far raggiungere gli obiettivi di
apprendimento. La qualità dell’insegnamento è determinata dai docenti,
che devono possedere tutte le conoscenze teoriche più aggiornate e
anche una grande esperienza pratica, al fine di capire problemi ed
esigenze dei loro “allievi” e di saper fornire soluzioni concrete,
efficaci e applicabili.
Ma i migliori docenti si riveleranno inutili se l’intervento formativo
non è calibrato ai suoi destinatari. Bisogna accertarsi del livello (operativo, manageriale, direttivo) dei professonisti la quale si rivogle il corso e delle tematiche trattate.

Per quanto riguarda il prezzo, c’è da dire che non sempre i corsi più costosi sono i più efficaci.
Comunque la formazione va sempre vista come un investimento,
sia per l’individuo che per l’azienda, così come qualsiasi altro
strumento strategico. Spesso in periodi di crisi le aziende tendono a
tagliare proprio queste voci di spesa, mentre è in queste situazioni che
la formazione dovrebbe intensificarsi perchè in grado di spingere
verso lo sviluppo, l’innovazione e l’ottenimento di migliori performance.

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