19 dicembre 2018

Attenzione agli approvvigionamenti!

di Paolo Azzali
Una delle aree logistiche nelle quali la media azienda italiana può cogliere oggi importanti opportunità di ottimizzazione è senza dubbio la gestione degli approvvigionamenti.
Esistono infatti moltissime aziende commerciali, strutturate anche con più di un punto vendita, che si trovano con una organizzazione degli acquisti che a volte può lasciare anche un poco perplesso un osservatore esterno: ma come è possibile che un’azienda fatta sostanzialmente di acquisti e vendite (sono aziende che non producono nulla direttamente) possa permettersi di gestire una metà (gli acquisti) del proprio business in modo non perfetto o comunque senza cercare di raggiungere buoni livelli di efficienza?

Si tratta spesso di aziende che sostengono costi di logistica elevati ed offrono un servizio ai clienti migliorabile, in quanto:
  • utilizzano logiche di approvvigionamento inadeguate e spesso indifferenziate per categorie di articoli;
  • non possono contare sull’aiuto di un buon software (non ce l’hanno, e a volte non sanno neppure di poterlo avere);
  • fanno gestire operativamente gli approvvigionamenti, e quindi fanno decidere il quanto ed il quando acquistare, a persone non di altissimo livello, e soprattutto poco preparate sul tema specifico.

Dunque, che fare?
Due cose, sembrerà banale, ma è così:
  • con le persone migliori disponibili, e se necessario con l’aiuto di un consulente esterno, rivedere/cambiare le logiche di approvvigionamento: bisogna trovare il coraggio e la forza di fare scelte radicali;
  • comprare un nuovo software dedicato (IMS) che funzioni con le logiche riviste; attenzione alle specifiche funzionali.

Buon lavoro.
12 dicembre 2018

A chi serve davvero la logistica?

di Paolo Azzali
Serve davvero saper fare buona logistica in azienda?
Sì, indubbiamente sì, ma non per tutte le aziende la cosa è ugualmente importante.
La logistica ottimizza il rapporto servizio al cliente/costi operativi (logistici): agisce infatti sui costi -aumentando la redditività - e sui clienti (che fa più contenti) - aumentando i fatturati -.
Quando un’azienda si mette a lavorare sulla propria logistica dovrebbe proprio chiedersi che tipo di questo rapporto (servizio/costi) voglia, perché - al di là di un’ottimizzazione generica/complessiva - si può stare bene sia con un servizio alto (costoso), sia con costi bassi ed un servizio normale.
E proprio in questa scelta sta la chiave di tutto il discorso.

Supponiamo di volere ottimizzare i costi di logistica (riducendoli).
Quali sono le aziende che hanno bisogno (più bisogno delle altre) di ridurre i costi?
Le aziende che sono in crisi o che ci stanno per entrare e le aziende con una logistica costosa rispetto al prodotto che propongono.
Supponiamo invece di voler ottimizzare il servizio (aumentandolo).
Quali sono le aziende che hanno bisogno di più servizio?
Le aziende con una logistica importante/determinante per il gradimento del proprio prodotto (ad esempio, gli alimentari freschi) e le aziende che non sono leader né di prodotto né di prezzo.
Da ciò si evince che in sostanza la logistica serve quando le cose si mettono male, quando non si può farne a meno (per il servizio o per i costi), quando è l’unica cosa che rimane per differenziarsi dalla concorrenza.
Dimenticavo: la logistica serve anche alle aziende che non l’hanno mai fatta veramente e che quindi sono oggi in una posizione competitiva critica.
Queste ultime, non ci crederete, sono moltissime!
05 dicembre 2018

Provider logistici particolari

di Paolo Azzali
Un numero sempre crescente di aziende decide, anche in Italia, di gestire in outsourcing la propria logistica e quindi di affidare ad un partner specializzato la gestione delle principali attività distributive. Ma chi sono questi partner?
Chi sono i provider logistici?
Da dove vengono?
Sono tutti uguali?

Cominciamo col dire che, parlando di operatori logistici, esiste una tendenza generale e qualche variante.
La tendenza generale dice che l’operatore logistico è il risultato dell’evoluzione di un trasportatore che ha deciso di trasformarsi diversificando la propria offerta di servizi.
Una delle varianti più significative è rappresentata dai “provider logistici particolari” (li chiamo io così) nati “per scorporazione dell’ufficio trasporti e logistica”, da aziende il cui business principale non ha nulla a che vedere con la logistica: aziende di produzione o commerciali di una certa dimensione che mettono le loro strutture, i loro mezzi ed il loro know how logistico a disposizione di terzi.

Cosa dire di questi provider?
Tralasciando le motivazioni relative a “politiche di alleggerimento del personale della casa madre” che sono senz’altro presenti, ma che in questa sede non mi pare il caso di affrontare, le cause principali che possono far nascere un PLP sono le seguenti:
  • in “casa madre” si vede il business della logistica.
  • In sostanza, ci si accorge che la logistica è sempre più importante e che nel proprio settore merceologico non c’è ancora un’offerta adeguata;
  • la casa madre dispone di un strutture logistiche inutilizzate (perché in qualche caso ormai inadatte o sovradimensionate) che potrebbero fare comodo a qualcun altro;
  • la casa madre deve rinnovare la sua logistica, ma per farlo deve effettuare investimenti importanti che hanno senso solo se l’azienda manterrà certi ritmi di crescita; perché non far pagare a qualcun altro un pezzo della propria logistica?
  • La funzione logistica della casa madre potrebbe essere più efficiente; un modo per migliorare è quello di creare una nuova Società per la quale il reperimento di nuovi clienti è solo una possibilità: il punto cruciale è motivare e responsabilizzare meglio il management;
  • La casa madre deve ridurre i costi della propria logistica (che ha sempre puntato molto sul servizio) aumentando i ricavi (da terzi).

In sostanza i PLP sono provider fortemente specializzati che conoscono bene il problema da gestire e che hanno già un sistema logistico funzionante.
In quanto al problema della eventuale "concorrenza sotterranea" fra cliente e casa madre, è forse più un problema di cultura provinciale italiana che qualcosa di veramente serio; anche se qualcuno che pensa, ipotizza, sospetta...c’è sempre.
21 novembre 2018

"È proprio perché non so dove sto andando, che ci vado così di fretta"

di Paolo Azzali
Qualcuno dice che i logistici siano praticamente gli unici in azienda ad avere costantemente il calendario, anzi, l’orologio in mano.
Non so se sia vero, ma sicuramente si tratta di una "categoria" tra le più stressate dall'operatività quotidiana.
E questo, si badi, non solo ai livelli inferiori, per esempio degli autisti, dei magazzinieri o di chi li coordina, ma anche a quelli più alti dei dirigenti o dei responsabili di funzione.

Il logistico, si sa, è garante del servizio al cliente, il che significa in sostanza “rispetto delle condizioni pattuite”.
Ora, si dà il caso che da vent’anni a questa parte il mercato sia diventato sempre più esigente in fatto di servizio: pretende velocità, completezza, flessibilità, puntualità, prestazioni personalizzate… il tutto mentre i volumi e gli utili si riducono e i lead-time diventano sempre più brevi.

Chi solitamente contatta i clienti, cioè il commerciale, pur di non perdere fatturato, accetta tempi di consegna “impossibili” e poi chiede al logistico il “miracolo” di rispettarli.
Tutto questo giustifica ampiamente – se mai ce ne fosse bisogno – lo stress da “rispetto dei tempi”, ma va detto onestamente che una via così è percorribile solo nel breve periodo.
Chi continua a rincorrere il tempo, cioè a perdersi nell’operatività quotidiana, rischia grosso per almeno due motivi:
- il primo è che perde il contatto con il resto dell’azienda e, specie se è in posizione di comando, finisce per rinunciare a una fetta di potere;
- il secondo è che, seguendo il day by day, si comporta esattamente come chi non ha programmi e si lascia disegnare la vita dal caso (ma io preferisco dire “dagli altri”).

Un suggerimento per tutti: “Riprendiamoci il nostro tempo o, almeno, rendiamoci conto del danno che ci fa chi ce lo ruba”.
Questo non significa che un logistico non possa donare un po’ del proprio tempo agli altri, anzi…..ma secondo me questo dovrebbe essere il risultato di una scelta, non di una costrizione.
Programmare, pianificare – pur con la dovuta flessibilità – anticipare tutto ciò che è possibile per lasciare tempo all’imprevisto, chiedersi perché accade un disguido e provvedere affinché il fatto non si ripeta, questo forse è il modo più giusto per uscire dal tunnel.

Per chi poi è in posizione di comando, i suggerimenti classici sono: delegare il più possibile e riservare tempo per meditare sulle strategie.
Il tempo dedicato a ripensare quel che si fa, quel che si è e quel che si vorrebbe essere, in pratica a guardare avanti, è certamente il più “ben speso” in assoluto.
Decidiamo anzitutto cosa vogliamo fare e le priorità fra i vari lavori; i tempi di effettuazione ne discenderanno di conseguenza.
Facciamo in modo che non valga anche per i logistici la battuta del noto comico tedesco Helmut Qualtinger: ”E’ proprio perché non so dove sto andando, che ci vado così di fretta!”.
14 novembre 2018

Prevedere! Quasi ad ogni costo

di Paolo Azzali
Moltissimi manager di moltissime aziende ritengono che fare previsioni sia difficilissimo, e quindi inutile.
Non c'è nulla di più sbagliato!
Ecco il mio pensiero in merito.

  1. Senza previsioni non è possibile stimare il fabbisogno di risorse umane, il fabbisogno di materie prime, il fabbisogno di energia, il fabbisogno di impianti, il fabbisogno di risorse finanziarie.
  2. Se poi pensiamo alla logistica, le previsioni servono a stabilire la capacità produttiva, ad elaborare piani e programmi di produzione, a determinare il corretto livello delle scorte, ad organizzare spedizioni e trasporti e …. ad altro ancora.
    In pratica, senza previsioni non è possibile pianificare, senza pianificare non è possibile organizzarsi, senza organizzazione non si fa buon business!

  3. Le previsioni vengono generalmente elaborate dalla funzione commerciale ed è probabilmente giusto così; ma come può un logistico non occuparsene?
    Una persona che gestisce il flusso dei materiali di un’azienda e che fa gran parte di tutto questo sulla base di una previsione di vendita, può non preoccuparsi di come è stata formulata?
  4. La risposta mi sembra scontata.

  5. Nelle aziende si prevede generalmente poco e male; questo dipende dalla cultura del management, dall’impostazione organizzativa, dalla non conoscenza dei benefici ottenibili, da un miglioramento seppur marginale della capacità previsionale, dall’inadeguatezza dei sistemi informativi.
    Fare buone previsioni non è sicuramente facile, ma si tratta di un’opportunità che molte aziende potrebbero e dovrebbero cogliere.

  6. Le previsioni non si fanno solo con un buon intuito o con una buona sensibilità di mercato.
    Queste sono indispensabili per raggiungere livelli di eccellenza, ma da sole, senza il supporto di modelli matematico-statistici adeguati (non sto parlando di una media di dati storici passati), normalmente consentono di raggiungere solo livelli di sufficienza.

Uomini d’azienda, prevedete!
Prevedete più che potete!
Prevedete con il dettaglio giusto, con l’orizzonte giusto, con l’attenzione giusta, con il modello giusto, con il software giusto!
Le soddisfazioni non mancheranno.

07 novembre 2018

Sarà il litio l'ingrediente logistico dei prossimi anni?

di Paolo Azzali
Sarà il litio l'ingrediente logistico dei prossimi anni?

In questi ultimi mesi si è acceso il dibattito sul tema delle batterie al litio da utilizzare per l'alimentazione dei carrelli elevatori adibiti alla logistica di magazzino.
Accade sempre così, in presenza di un'innovazione!

I tecnici presentano le novità esagerando un poco sui pregi delle nuove tecnologie e dimenticandosi di ricordare anche quelli dei prodotti più tradizionali.
Poi arrivano gli scettici, pessimisti per natura, che si sforzano di individuare ogni piccolo punto di debolezza dei nuovi prodotti per evidenziare invece i grandi risultati ottenuti dalle tecnologie più consolidate.
Infine, compaiono sulla scena gli sperimentatori, quelli che dicono "proviamo" ed iniziano ad utilizzare il “nuovo” con qualche certezza, ma anche con qualche dubbio.

Queste persone - e le loro aziende - se ci hanno visto bene, diventano un esempio; se ci hanno visto male, diventano un esempio ugualmente, anche se in negativo.
A loro, va tutta la nostra stima: sono i veri protagonisti del progresso, e a loro abbiamo pensato quando abbiamo deciso di costruire un white paper dedicato e scaricabile gratuitamente da Logisticamennte.it.

Realizzandolo, non abbiamo voluto ergerci a decisori definitivi sulla questione; abbiamo semplicemente cercato di raccogliere tutte le informazioni necessarie affinché gli addetti ai lavori prendano le loro decisioni e facciano le loro scelte in merito alla sfida fra logistica al piombo e logistica al litio.
Se poi chiedete al sottoscritto se il litio sarà un importante ingrediente logistico dei prossimi anni… vi risponderò: certamente sì.
Ma la mia è solo un'opinione, e leggendo il white paper non è detto che venga da voi condivisa.
Vi consiglio dunque di scaricare il documento.

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