27 novembre 2019

Il progetto difficile

di Stefano Bianchi
Quello che rende un progetto difficile non è quasi mai l’aspetto tecnico, o la complessità delle aziende sulle quali si sta lavorando, ma la dinamica che si crea all’interno del gruppo di lavoro, o comitato guida, o steering commitee che dir si voglia.

Esiste una dinamica particolare che ci ha sempre creato difficoltà: la strumentalizzazione del consulente.
Questa dinamica non dipende dalla tipologia di azienda né dalle dimensioni dell’azienda stessa.
Si tratta di situazioni nelle quali il consulente viene “preso in mezzo” o “tirato per la giacca” da una o più delle parti in causa.

Durante i passaggi generazionali, quelli che notoriamente costituiscono un Everest spesso invalicabile per le aziende “padronali” italiane, capita per esempio di essere ingaggiati dal padre per dare una lezione al figlio o dal figlio per dimostrare al padre il suo non essere al passo con i tempi.

Nelle multinazionali, invece, un tema molto gettonato è quello dell’Headquarter (la Casa Madre) che vuole ribadire il proprio ruolo centrale e decisionale verso le sedi periferiche dei diversi paesi. D’altro canto, le sedi periferiche ti possono ingaggiare per presentare un progetto alternativo che risulti migliore rispetto a quello calato dall’alto.

Ma la situazione di gran lunga peggiore è quella della disputa tra direzioni aziendali che invadono le rispettive aree di competenza non fidandosi l’una dell’altra.

Il fragile equilibrio che hanno faticosamente trovato negli anni viene minato dalla mancanza di fiducia. Tu ti occupi di logistica e io mi occupo di altro, ma un bel giorno io non mi fido più di te: chiamo dei consulenti per verificare che tu non stia facendo degli errori grossolani, oppure anche solo per vedere se si possa fare meglio. A questo punto è automatico che il logistico si senta minacciato, e reagisca come una belva ferita.

Purtroppo, in questi casi, a mitigare il tutto non possono intervenire né la “freddezza” della multinazionale e neppure il legame che esiste tra genitori e figli.
In questi casi non esistono più limiti o regole, neppure in riunione.
13 novembre 2019

Tirare le fila

di Stefano Bianchi
In un certo senso è come se per diverse aziende, dal punto di vista logistico, sia giunto il momento della verità.
Questo momento topico si divide a mio avviso in due grandi categorie.

La prima categoria è rappresentata da chi negli anni precedenti ha investito, poco o tanto, e ora vuole vedere i frutti di tale investimento.
In questa categoria c’è chi deve mettere mano agli aspetti organizzativi legati al personale operativo, chi deve fare “fine tuning” riguardo all’implementazione di un nuovo software, chi deve mettere a punto i KPI per monitorare le prestazioni della propria logistica.

La seconda categoria, invece, è rappresentata da chi negli scorsi anni non ha investito, perché riteneva inutile “arraggiarsi” o “fare di necessità virtù”.
Per queste aziende la resa dei conti logistica è rappresentata dal mettere mano a quei progetti di miglioramento che negli scorsi anni erano rimasti chiusi nel cassetto a causa di una evidente congiuntura economica generale negativa.

La conseguenza è che (complice il superammortamento) lo scorso anno da diversi cassetti sono usciti un po’ impolverati i progetti di miglioramento accantonati negli anni precedenti.

Questo sdoppiamento ci ha visto quindi coinvolti come consulenti in progetti di natura piuttosto differente l’uno dall’altro, ma ci ha anche consentito, una volta di più, di verificare che la fretta e l’approssimazione nel mestiere del logistico sono assolutamente controproducenti.
Sembra un paradosso, ma la possibilità di fare danni aumenta in modo esponenziale all’aumento della capacità di spesa.

I motivi sono sempre gli stessi: complessità della materia e ampio ventaglio delle possibili soluzioni.
Incamminarsi sul sentiero giusto fin dai primi passi fa quasi sempre la differenza.
30 ottobre 2019

Il magazzino: classico o di tendenza?

di Paolo Azzali
Classico o di tendenza? Come lo facciamo questo nuovo magazzino?
Il dibattito è vecchio come i magazzini, ma la "via maestra" è ormai solo una!

I magazzini classici, quelli più tradizionali attrezzati con carrelli e scaffali, si distinguevano un tempo per la flessibilità, il minor costo e la semplicità dell’impianto iniziale.
I magazzini con soluzioni più legate all'automazione sono invece sempre stati considerati più efficaci e produttivi nel medio periodo in presenza di una certa stabilità dei flussi.

Al di là del solito giusto assunto che ogni azienda, e quindi ogni situazione, è una storia a sè da valutare con attenzione, in un’ottica di efficienza (concetto che media quello di efficacia e quello di costo) le soluzioni automatiche credo abbiano guadagnato molto terreno.

L’organizzazione e la gestione di magazzini ad alte prestazioni, anche di tipo tradizionale, prescinda sempre meno dall’adozione di soluzioni automatiche come, ad esempio, il picking to light o il voice picking.
Se ciò è vero, la differenza fra magazzini classici e magazzini automatici è molto ridotta rispetto al passato; non è più concettuale ma solo tecnologica: si sceglie tra le diverse tecnologie disponibili ma un certo tipo di automazione c’è comunque.

Anche gli atavici problemi del "ritorno dell'investimento" e della "flessibilità" hanno oggi assunto contorni diversi.

Al di la delle "facilitazioni di legge", chi produce soluzioni di automazione ha imparato a costruire soluzioni migliori da ogni punto di vista. Basta solo saper scegliere quelle giuste!
16 ottobre 2019

La funzione del consulente logistico

di Stefano Bianchi
Il motivo più frequente di ricorso a specialisti esterni si verifica nelle situazioni nelle quali l’azienda necessita di interventi innovativi: il logistico interno, saturato dalle attività quotidiane, anche se in possesso delle competenze necessarie ha necessità di essere affiancato da uno esterno.

Altre situazioni significative si verificano allorché l’azienda non dispone di strumenti e specialisti specifici indispensabili per determinati progetti quali SW di simulazione o di disegno che richiedono l’intervento di tecnici con competenze molto specialistiche.

Qualunque sia la motivazione, alla base di un intervento di un consulente logistico, sussiste la necessità per l’azienda di confrontare le proprie idee, che potrebbero essere troppo ristrette in quanto strettamente legate alle realtà aziendali, con l’esterno avendo una visione più ampia dei problemi (anche se meno specifica) può apportare un qualificante contributo critico ed innovativo.

Fra i significativi benefici che possono derivare da un intervento esterno si possono evidenziare:
  • Sviluppo di diverse alternative progettuali e individuazione della soluzione di handling, layout, building, organizzazione ottimale, a prescindere da specifiche attrezzature offerte dai singoli fornitori
  • Riduzione sensibile dei costi di realizzazione, mettendo in concorrenza mirata i diversi fornitori
  • Gestione del progetto integrata, ovvero con competenze logistiche, civili-architettoniche e impiantistiche, legate a tecnologie, organizzazione, sistemi informativi di gestione
  • Correttezza del dimensionamento dell' impianto nelle sue diverse componenti (e non pericolosi sovra o sotto dimensionamenti)
  • Stima precisa dei costi/benefici delle diverse alternative progettuali
02 ottobre 2019

Logistica alimentare. Una scuola per tutti

di Paolo Azzali
Il prossimo 23 ottobre si terrà a Parma, presso le Fiere di Parma e nell'ambito di CIBUS TEC, la quarta edizione del LOGISTICAMENTE ON FOOD.

Si tratta dell'importante convegno autunnale di Logisticamente che, in questa occasione, viene focalizzato sul comparto agroalimentare e contestualizzato in una manifestazione fieristica storicamente dedicata alla tecnologia per l'industria e la logistica alimentare.

Quello alimentare questo è uno dei pochi settori nei quali la logistica contribuisce, nel bene e nel male, alla qualità del prodotto.

Pensiamo a quanto i tempi di distribuzione incidono sulla qualità dell'ortofrutta; ai prodotti che, pur uscendo perfetti dallo stabilimento, giungono avariati nelle mani del consumatore; alla differenza tra prezzi alla produzione ed al consumo... pensiamo alle aziende che producono conserve alimentari e che richiedono flussi campo-stabilimento e flussi all'interno dello stabilimento estremamente tirati.

In tutti questi casi occorrerebbe pianificare in modo coordinato ogni passaggio del viaggio che va dalla terra alla tavola; e non basta pianificare: occorre gestire, controllare e, ove possibile, giungere alla rintracciabilità, cioè all'individuazione dei componenti, della loro origine e di tutti i passaggi attraverso i quali il prodotto si è formato.

Come se non bastasse poi, la logistica dei prodotti agroalimentari è connotata da caratteristiche e peculiarità particolarmente difficili da gestire: coordinamento efficiente dei processi produttivi, rapporti con i fornitori e relativi contratti, mantenimento della catena del freddo, conformità rispetto alle numerose normative sorte a tutela dei consumatori.

E' ormai chiaro che per raggiungere buoni obiettivi di efficacia ed efficienza aziendale, gli attori della filiera debbano ottimizzare tempi e risorse, senza esimersi dalla visione sistematica di Supply Chain.

Per poter competere sul mercato le aziende del settore debbano sforzarsi di comprendere meglio le reali esigenze del consumatore, modulare l'offerta e immettere sul mercato quello che il consumatore effettivamente vuole, avvalersi di operatori logistici ad alto valore aggiunto, dotarsi di un efficiente sistema informativo.

Tutto ciò, in pratica, significa:
  • dotarsi di un perfetto sistema di controllo di gestione dell'area logistica per sapersi misurare, confrontare e pianificare ogni intervento di miglioramento;
  • configurare opportunamente la rete distributiva scegliendo le modalità di gestione più appropriate;
  • rendere veramente tale la supply chain sviluppando il più possibile politiche collaborative di canale;
  • migliorare la tracciabilità e la rintracciabilità dei flussi logistici utilizzando al meglio le tecnologie disponibili;
  • migliorare l'efficienza del processo distributivo utilizzando, ove possibile e necessario, sistemi più moderni di refrigerazione e conservazione delle merci;
  • migliorare il flusso informativo fra gli attori del canale produttivo-distributivo sviluppando sistemi informati più evoluti e prestazionali;
La logistica è importante per tutte le aziende, ma per un'azienda agroalimentare avere una buona logistica è fondamentale.

Con una buona logistica si crea qualità mantenendo intatte le caratteristiche del prodotto nella fase distributiva, con una buona logistica si garantisce il necessario servizio ai clienti rendendo prontamente e puntualmente disponibili prodotti rapidamente deperibili, con una buona logistica è possibile gestire senza problemi un assortimento ampio e merceologicamente diversificato, con una buona logistica è possibile diminuire l'elevata incidenza dei costi logistici sul costo complessivo dei prodotti alimentari razionalizzando le scorte, i magazzini e i trasporti.

Insomma, con una buona logistica si compete; senza... è praticamente impossibile!


IL CONVEGNO LOGISTICAMENTE ON FOOD
23 ottobre 2019, Fiere di Parma, nell'ambito di CIBUS TEC 2019.
Ingresso gratuito e biglietto gratuito per accedere a tutta la Fiera nel giorno 23 ottobre per tutti coloro che si registrano al convegno su Logisticamente.it compilando di modulo.
18 settembre 2019

Il rapporto consulente - fornitore - cliente

di Stefano Bianchi
In teoria dovrebbe essere un rapporto molto semplice e chiaro:
  • Il cliente incarica il consulente 
  • Il consulente al termine della fase progettuale propone al cliente i potenziali fornitori che ritiene più validi
  • Il fornitore scelto realizza l’opera al meglio. 
I problemi iniziano a sorgere sin dalla fase progettuale che dovrebbe essere di pertinenza esclusiva del consulente.

In realtà capita frequentemente, soprattutto in Italia, che si verifichino inserimenti più o meno invasivi da parte dei fornitori che, per mettersi in evidenza o per acquistare dei meriti, da far valere nella futura trattativa, gratuitamente propongono “studi”, “progetti” o comunque “soluzioni”, necessariamente poco approfondite, che vanno ad interferire nello studio in corso creando quasi sempre confusione e complicando il rapporto cliente – consulente.

Tali interferenze sono favorite dal fatto che il cliente generalmente è curioso di conoscere il maggior numero possibile di alternative specie se può ottenere ciò a titolo gratuito.

Sempre nella fase progettuale si presenta il problema della difficoltà per il consulente di poter acquisire i dati tecnici ed economici mancanti relativi alle attrezzature del progetto che in genere il fornitore è più disposto a comunicare in modo esauriente direttamente al cliente.

Ma le problematiche più complicate possono verificarsi nelle fasi esecutive nelle quali i tre soggetti si trovano a stretto contatto.

Nella scelta dei fornitori il cliente non sempre segue le logiche del miglior rapporto qualità/prezzo e della maggiore affidabilità e propende per il minor prezzo, per vicinanza geografica o per altri motivi non sempre razionali con inevitabili conseguenze negative sulla funzionalità.

Un’ulteriore motivo di complicanze riguarda le specifiche (o capitolati) alle quali dovrebbe rispondere l’opera e che in genere il fornitore, pur di acquisire l’ordine, accetta apparentemente senza condizioni.
Le considerazioni sin qui fatte che possono apparire di parte sono a sostegno dell’unica procedura che assicura anche la massima trasparenza nella progettazione e nella esecuzione di un’opera di qualsiasi tipo: il soggetto che progetta e controlla deve essere diverso dal soggetto che esegue.
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