11 aprile 2018

Un po' per uno

di Stefano Bianchi
Siamo stati abituati per anni a progetti svolti da team di consulenti che si trasferivano part time in azienda.
Nei primi passi di ogni progetto, i consulenti richiedevano all’azienda stessa una grande mole di dati, che venivano poi elaborati da altri consulenti o da loro stessi presso il cliente oppure nei propri uffici.
Chi esegue queste analisi?
Di norma i consulenti junior, con la supervisione di un consulente senior.
Bene: il punto secondo me è proprio questo.
Anni fa la conoscenza e l’utilizzo di strumenti informatici quali i fogli elettronici e i database erano tutto sommato appannaggio di poche persone in azienda.
Oggi no.
Oggi quasi chiunque, in azienda, sa “smanettare” su Excel.
Per non parlare del grande supporto fornito dai sistemi di business intelligence: ormai ce ne sono di tutti i gusti, a prezzi decisamente accessibili, e inoltre sono semplici da utilizzare quanto i normali applicativi di uso quotidiano.
Quindi ha ancora senso il vecchio modo di operare, nel quale il consulente fa tutto?
A mio avviso, no.
Negli ultimi anni mi capita sempre più di frequente di lavorare in team con le persone dell’azienda cliente.
L’analisi e l’elaborazione dei dati sono assolutamente in grado di svolgerla loro.
Quale è il mio ruolo?
Innanzitutto spiego loro quale è l’obiettivo da raggiungere, quindi quale è il tipo di analisi da svolgere e come si fa.
Gli insegno ad utilizzare questa metodologia.
Avvio con loro l’analisi.
Controllo i primi risultati.
Li lascio lavorare per conto proprio e poi li aiuto ad interpretare i risultati stessi.
Volendo ben vedere, si tratta di un ritorno al ruolo originale del consulente: trasmettere conoscenza, fornire al cliente valore aggiunto, supportarlo nelle scelte importanti.
I vantaggi: le persone dell’azienda crescono, il progetto costa meno, il consulente si diverte di più.
Gli svantaggi: il consulente deve essere un consulente senior.
Con questo modo di operare, a volte è difficile distinguere quello che è consulenza da quello che è formazione, ma forse è giusto così.
05 aprile 2018

Un magazzino nel futuro

di Stefano Bianchi
Come s’inquadra un magazzino nel mondo di oggi?
La realtà è che oggi l’azienda si trova a vivere in un mondo dove gli attori e i ruoli si trasformano di continuo: la nostra azienda si trova a interagire con clienti, fornitori, concorrenti e con altre aziende che, non rientrando nelle categorie precedenti, potremmo definire complementari.
Le informazioni viaggiano in modo sempre più rapido, e stiamo assistendo alla eliminazione delle barriere spaziali e temporali.
Fino a qualche anno fa i processi di sviluppo dei nuovi prodotti erano relativamente lenti, il ciclo di vita degli stessi prodotti era lungo, la domanda del mercato era stabile.
I mercati erano omogenei, e chiedevano alle aziende di fornire loro prodotti standardizzati, di qualità, a un prezzo conveniente.
Questo qualche anno fa.
Ora la storia è cambiata: i processi di sviluppo dei nuovi prodotti sono divenuti veloci, il ciclo di vita dei prodotti stessi è breve, la domanda è diventata frammentata.
I mercati sono eterogenei, e se prima si accontentavano di prodotti “standardizzati”, oggi richiedono prodotti “personalizzati”, ma sempre di alta qualità e a un prezzo conveniente.
Dal punto di vista industriale, e quindi anche logistico, fino ad arrivare al magazzino, questo comporta notevoli cambiamenti.
Innanzitutto i processi produttivi di massa non soddisfano più le nuove richieste del mercato.
Occorrono processi produttivi innovativi e “flessibili”.
Il magazzino poi, in quanto ultimo anello della catena logistica, ha cambiato pelle: da luogo fisico per gestire le scorte ed evadere gli ordini è diventato sempre più spesso il luogo dove i prodotti vengono “personalizzati”.
Questo naturalmente comporta la conseguenza che nel layout devono essere previste aree opportunamente attrezzate dove svolgere attività di packaging, copacking, kitting e chi più ne ha più ne metta.
28 marzo 2018

Tremendamente WMS

di Stefano Bianchi
Perché un prodotto informatico così utile e così maturo come il WMS (Warehouse Management System) a oggi non è ancora così diffuso e soprattutto non sempre porta i risultati attesi?
Una prima risposta è che spesso c’è la tendenza a confondere la logica con lo strumento.
Per quanto possa apparire banale il ragionamento, lo strumento informatico non risolve alcun problema, e naturalmente non è “intelligente” di suo.
Il tema, prima va affrontato e risolto con la logica, magari anche “sulla carta del formaggio”, e poi, solo quando si è certi che la soluzione funzioni, posso provare a sostituire la carta con lo strumento.
Una grandissima differenza, inoltre, la fa il modo in cui lo strumento viene implementato: se scelgo tra le mille opzioni possibili le regole giuste, il sistema mi darà dei buoni risultati, se, al contrario, scelgo le regole sbagliate, i risultati con ogni probabilità saranno pessimi.
Ancora oggi capita d’imbattersi in mappature di magazzino concepite in modo sbagliato, con il risultato di una scarsa efficienza soprattutto per quanto riguarda le attività di picking.
Mappare un magazzino in funzione dell’indice di rotazione dei materiali, per esempio, non è corretto. Perché allora viene utilizzato l’indice di rotazione?
In molti casi il motivo è che l’indice di rotazione viene confuso con la frequenza di movimentazione.
Altro problema che spesso riscontro è la presenza nel magazzino di numerosi ordini di piccole dimensioni da evadere.
Sarebbe molto utile, in fase d’implementazione del WMS, tenere conto di queste caratteristiche, e adottare gli opportuni accorgimenti subito, invece che correre ai ripari dopo, quando il magazzino funziona male.
Spesso veniamo chiamati per correggere, interpretare, modificare WMS che sono stati implementati in modo frettoloso oppure troppo generico, o ancora più semplicemente “male”.
Per essere davvero di supporto, un WMS deve essere di supporto in entrambe le dimensioni logistiche: efficacia ed efficienza.
Per quanto riguarda l’efficacia, il sistema deve condurmi a una drastica riduzione degli errori, mentre per quanto riguarda l’efficienza deve consentirmi di aumentare in modo sensibile la produttività.
21 marzo 2018

I costi del trasporto: ridurli o eliminarli?

di Paolo Azzali
I costi del trasporto non vanno ridotti, vanno eliminati!
"Azzali è impazzito" - dirà qualche lettore.
Non ancora, tranquilli.
Se un'azienda vuole ridurre i costi del trasporto, deve rinegoziare le tariffe con i propri trasportatori o cercarne altri che applichino condizioni più vantaggiose.
Se il management dedicato si applica con costanza a questa attività qualche risultato non mancherà.
Ma se un'azienda il costo dei trasporti lo vuole ridurre veramente, la fase negoziale non basta.
E' necessaria un'attività gestionale.
In sostanza il trasporto va programmato e controllato giorno per giorno.
In questo modo, ad esempio gestendo direttamente le tratte primarie, sarà possibile non solo ridurre i viaggi, ma eliminarli alcuni.
Insomma, se vuoi ridurre il costo di un viaggio devi rinegoziarne il costo, se vuoi eliminarlo devi invece programmare completamente parte del traffico.
Non è banale, lo so.
Servono cervello, volontà e ..... software.
Un TMS ad esempio.
14 marzo 2018

Caro nemico handling

di Stefano Bianchi
Tra tutti i temi di moda in ambito logistico, l’handling e il magazzino sono spesso citati malvolentieri, in quanto poco conosciuti e considerati di “serie B”, probabilmente a causa del loro scarso appeal strategico e del loro forte tecnicismo.
Il problema è articolato, i dati necessari per arrivare a fare le scelte corrette sono parecchi, gli investimenti sono significativi, le decisioni spinose.
Non voglio arrendermi, quindi quanto sopra mi conduce a sottolineare l’importanza di un progetto di handling sviluppato “al di sopra delle parti”, ovvero un progetto che veda coinvolta l’azienda, con l’eventuale supporto di consulenti esterni e che sia caratterizzato dai seguenti punti:
  • Sviluppo di diverse alternative progettuali e individuazione della soluzione ottimale, a prescindere da specifiche attrezzature offerte dai singoli fornitori
  • Riduzione sensibile dei costi di realizzazione, mettendo in concorrenza mirata i diversi fornitori
  • Gestione del progetto integrata, ovvero con competenze logistiche, civili-architettoniche e impiantistiche, legate a tecnologie, organizzazione, sistemi informativi di gestione
  • Correttezza del dimensionamento dell' impianto nelle sue diverse componenti (e non pericolosi sovra o sotto dimensionamenti)
  • Stima precisa dei costi/benefici delle diverse alternative progettuali
Un progetto di handling affrontato con un approccio di questo tipo ha ottime probabilità di essere un progetto di successo, in caso contrario il rischio è quello di sprecare un’ottima opportunità di diventare più efficaci (fare le cose giuste), e più efficienti (farle nel modo giusto).
07 marzo 2018

La logica e lo strumento

di Stefano Bianchi
Il mercato offre oggi alla logistica, e in particolare a un magazzino, uno sterminato panorama di strumenti, sia a livello di attrezzature che a livello di hardware e software.
Basti pensare alle innumerevoli forme di automazione: dai sistemi con trasloelevatori ai sistemi più curiosi e innovativi costruiti con navette delle più svariate tipologie.
E che dire dei diversi tipi di scanner, terminali e stampanti wireless e ormai perfino l’utilizzo in magazzino e produzione degli smartphone?
E infine il software: forse in assoluto l’ambito nel quale c’è la maggiore ricchezza di offerta.
Il problema nasce proprio qui: spesso si tende a confondere la logica con lo strumento.
Prima occorre capire bene cosa serve, poi bisogna compilare la lista della spesa e solo a questo punto, dopo che ho già percorso un bel pezzo di strada, recarsi nel negozio e acquistare lo strumento.
Gli strumenti che possono supportare il manager logistico ormai sono presenti in tutte le diverse aree coperte dalla sua attività.
Se parliamo di una logistica moderna (senza scomodare la “supply chain”) esistono strumenti utili dalla previsione della domanda fino alla logistica distributiva.
Nella previsione della domanda esistono strumenti software che possono aiutare a sbagliare meno (dico “meno” dato che le previsioni sono errate per definizione).
Nella gestione dell’ordine cliente esistono strumenti hardware e software che aiutano gli agenti nella raccolta e trasmissione degli ordini.
Nei magazzini gli strumenti a disposizione sono innumerevoli: spaziano da hardware a software ad automazione.
E gli investimenti?
Considerando che nulla è gratis e che anzi la possibilità di spesa delle aziende è inferiore rispetto al passato, occorre investire un po’ di tempo, risorsa oggi ancora più preziosa dei soldi, per capire cosa valga davvero la pena di fare, dove ci conviene spendere i nostri soldi.
Devo gestire un progetto, e inseguire la logica.
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