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5 Maggio 2011

Goal… logisticamente parlando

In un’epoca di calciofili il goal è diventato il simbolo del successo.
Anche al di fuori dell’ambito calcistico il termine “goal” è diventato di uso corrente: «quell’azienda con quel prodotto ha fatto goal, quel manager ha fatto goal», sono frasi che spesso si sentono dire per sottolineare un’impresa di un certo rilievo o, meglio, un’impresa raggiunta facendo qualche cosa di speciale.

Il compimento di un’impresa: proprio di questo stiamo parlando.
Fino a pochi anni fa era il sogno di imprenditori e manager che quotidianamente svolgevano il loro lavoro nelle aziende e che, con la tranquillità di raggiungere risultati comunque soddisfacenti, si potevano immaginare un giorno, con un po’ di fortuna, di contribuire a qualche cosa di straordinario facendo diventare la loro azienda un’azienda leader.

Compiere un’impresa oggi, nel 2011, è invece semplicemente una necessità. Le aziende che non riescono a compiere un’impresa, a fare qualche cosa di straordinario, chiudono i battenti.

Ma che cosa bisogna fare allora nelle aziende per riprendere a guadagnare, a investire, a svilupparsi?
E la logistica, che già da qualche tempo è stata individuata dai più come una variabile competitiva fondamentale, un’ancora di salvezza o una chiave di accesso al successo, cosa deve fare? Deve trasformarsi? Come? Qual è l’impresa che deve compiere?

La questione è indubbiamente complessa, le risposte non possono essere immediate e chi scrive non può avere la pretesa di disporre della “ricetta perfetta”.

E’ però possibile da subito affrontare la questione nel modo corretto; già questo credo sia di aiuto per chi vuole riflettere sul proprio ruolo di logistico e sul ruolo della logistica nella propria azienda.

Innanzi tutto è necessario chiarirsi bene le idee circa il significato di compiere oggi un’impresa di logistica.
Dobbiamo senz’altro ragionare come sempre su quale rapporto servizio/costi è necessario che un’azienda si esprima per essere competitiva, ma forse è anche ora che di tale ragionamento sia protagonista il logistico stesso con la sua creatività: non credo infatti sia più sufficiente che il Marketing dica di fare una cosa e la Logistica cerchi di farla spendendo il meno possibile.

In secondo luogo è necessario definire bene come “questa impresa di logistica” possa essere effettivamente valutata e quindi compresa con riferimento a soluzioni strategiche, organizzative, tecnologiche o gestionali già note; ogni azienda qui deve trovare i propri strumenti, ma dobbiamo anche dire come il campionario di KPI (Key Performance Indicators) già disponibili sia veramente ampio.

La terza cosa da fare è capire quanto possa effettivamente valere un’impresa di logistica per lo sviluppo complessivo della propria azienda; tale valore è probabilmente molto diverso da settore a settore (o da situazione a situazione), è in genere abbastanza alto, è spesso sottovalutato.

Infine è necessario passare dal dire al fare ampliando la propria cultura (logistica) sulle soluzioni più innovative che già qualche azienda ha proposto, bisogna farsi colpire più dai pregi che dai difetti, bisogna cercare di sviluppare un atteggiamento più aperto alla sperimentazione.

Sono convinto che con una buona logistica si possa ridare vigore ad un’azienda e si possa farle raggiungere traguardi importanti, ma sono anche convinto che la via per raggiungere tali traguardi non sia banale, non sia sempre sicura, e soprattutto debba essere percorsa sotto la guida di manager audaci.
Il logistico, oggi, o è un goleador o si accomoda in panchina.