Trasporti nazionali e internazionali

Commercio estero extra Ue: lo studio preliminare dell'Istat.

03 dicembre 2013
In breve
L'Istat ha recentemente diffuso i dati elaborati dalla ricerca sulle stime import ed export per il mese di ottobre 2013 tra l'Italia e i paesi fuori dall'Europa. Emerge una crescita delle esportazioni dell'1,5% rispetto allo scorso anno e una crescita tendenziale per gennaio-ottobre 2013 del 2%.
Premessa
Come stanno andando le esportazioni e le importazioni con Paesi come la Cina, gli Stati Uniti, la Russia? L'Istat risponde, dati alla mano (http://www.istat.it/it/archivio/104388), con un'analisi aggiornata al mese di ottobre 2013 che rileva sia i valori congiunturali sia quelli tendenziali.

I settori dell'energia e dei beni di consumo trainano la crescita congiunturale dell'export, mentre tutti i raggruppamenti principali di beni, a esclusione dell'energia, fanno calare le importazioni.

I beni strumentali e i prodotti intermedi sono responsabili della flessione congiunturale delle esportazioni nell'ultimo trimestre.

In questa ampia sintesi ci concentriamo sui dati relativi ai diversi raggruppamenti di prodotti, e sui mercati più dinamici.


Importazioni e esportazioni
A ottobre 2013, rispetto al mese precedente, le esportazioni crescono dello 0,8%, mentre le importazioni diminuiscono dell'1,3%.

Il dato di crescita dell'export tra settembre e ottobre cresce considerando il mese di ottobre rispetto al 2012, con un aumento dell'1,5% e si registra una crescita del 2% considerando l'intero periodo tra gennaio e ottobre 2013.

Il surplus commerciale con i paesi extra Ue è più che raddoppiato rispetto ad ottobre del 2012, passando da 1,4 miliardi a 2,9 miliardi.

Nei primi mesi del 2013 il surplus verso questi paesi ha raggiunto i 14,2 miliardi, mentre nello stesso periodo del 2012 era stato registrato un disavanzo pari a -4,1 miliardi.

Al netto dell'energia, il saldo commerciale si amplia: da +49,3 miliardi del periodo gennaio-ottobre 2012 a +56,7 miliardi nello stesso periodo del 2013.

Le importazioni, invece, che nell'ultimo trimestre da agosto ad ottobre 2013, rispetto ai tre mesi precedenti, registrano un lieve aumento dello 0,7%, flettono in misura consistente rispetto ad ottobre del 2012, perdendo l'8%, e considerando il periodo gennaio-ottobre registrano una diminuzione del 10,1%.


I prodotti
Il settore dell'energia traina la crescita congiunturale dell'export vero i paesi extra Ue (+13,4%), seguito dai beni di consumo non durevoli (+4,3%) e durevoli (+3,0%).

Mentre i beni strumentali e prodotti intermediari fanno rallentare questa crescita, responsabili rispettivamente di una diminuzione dell'1,9% e dell'1,8%.

Nel mese di ottobre 2013, rispetto ad ottobre 2012, i prodotti intermedi calano dell'8,2% e anche quelli nel settore dell'energia registrano un calo (-4,8%).

Rispetto allo scorso anno, invece, crescono sia i beni di consumo durevoli (+14,2%), sia quelli non durevoli (+10,2%), sia i beni strumentali (+2,8%).

Il settore dell'energia è l'unico a non risentire del calo congiunturale per quanto riguarda le importazioni, anzi registra una crescita del 3,4%, ma rispetto ad ottobre del 2012 registra il calo più consistente (-15,5%).

Tutti gli altri raggruppamenti di beni diminuiscono nell'import sia a livello congiunturale che tendenziale, e in particolare cala l'acquisto di beni di consumo durevoli (-6,5%), non durevoli (-5,1%), e di beni strumentali (-3,7%), considerando la variazione percentuale tra il mese di ottobre e di settembre 2013.


I Paesi
Ad ottobre 2013, rispetto all'anno precedente, i principali partner commerciali verso cui si registra un aumento delle esportazioni sono i Paesi dell'ASEAN (Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Thailandia, Brunei, Vietnam, Laos, Birmania e Cambogia), con un aumento del 18,5%, e i Paesi dell'EDA (Economie Dinamiche dell'Asia), che registrano un aumento del 18,2%.

Seguono le esportazioni in Cina (+15,8%), verso gli Stati Uniti (+12,6%), e verso i Paesi latinoamericani del MERCOSUR (+9%). Crescono anche le esportazioni in Giappone (+4,4%) e in Russia(+4,3%), mentre diminuiscono verso la Svizzera (-14,4%), la Turchia (-2,7%) e i Paesi dell'OPEC.

Le importazioni, invece, registrano una diminuzione da tutti i Paesi presi in considerazione.
La diminuzione più rilevante riguarda le importazioni dai Paesi dell'OPEC (-24,8%), seguite da quelle provenienti dalla Turchia (-22,3%), dai Paesi del MERCOSU (-15,6%) e dagli Stati Uniti (-12,4%).

Le importazioni dalla Russia calano del 7,4%, così come quelle dai Paesi dell'ASEAN (-4,9%), dalla Svizzera (-3,7%), dalla Cina (-2,8%) e infine dai Paesi dell'EDA (-1,9%).

Per quanto riguarda i saldi commerciali, ad ottobre 2013 si registrano deficit commerciali consistenti nei confronti della Cina (-1.118 milioni), della Russia (-537 milioni) e dei Paesi dell'OPEC (-259 milioni), mentre i dati positivi riguardano i rapporti commerciali con gli Stati Uniti (+1.718 milioni), con la Svizzera (+869 milioni), con i Paesi EDA (+831 milioni) e con la Turchia (+419 milioni).


La voce delle imprese
Dopo le dichiarazioni di Andrea Bolla, vicepresidente nazionale di Confindustria con delega al fisco, che ha affermato: "Lascia esterrefatti assistere alla smentita di tutte le dichiarazioni precedenti che sottolineavano l'esigenza di non penalizzare chi produce", sono seguito le dichiarazioni di Flavio Lorenzin, presidente di Apindustria Vicenza, del presidente di Confindustria Vicenza Giuseppe Zigliotto e del presidente di Confindustria Padova Massimo Pavin.

"Siamo stati presi in giro dalla politica - ha detto Lorenzin - Il capannone sta all'impresa manifatturiera come l'abitazione principale al cittadino, con l'aggravio che nel primo caso non si è in presenza di un bene patrimonio, ma di uno strumento di lavoro per produrre reddito".

"Ci aspettavamo maggiore capacità d'azione, invece l'impresa è continuamente colpita", ha dichiarato Zigliotto, seguito da Pavin: "Com'è possibile ritrovare un sentiero di crescita robusta se alla prova dei fatti il sistema produttivo è trattato alla stregua di Cenerentola di ogni decisione di politica economica e fiscale, serbatoio a cui attingere indefinitamente per la copertura di questo o quel buco?
Chiediamo al governo di tornare sui suoi passi e di ripristinare nella Legge di Stabilità la deducibilità dell'Imu, peraltro già ridotta dal 100% al 50%".

Bortolussi della Cgia di Mestre dà per scontata la deducibilità al 50%: "Senza questa misura - dice - le imprese subirebbero un salasso, nonostante sia il caso di non dimenticare che l'importo di una tassa come la Tares vale dalle due alle tre volte l'Imu".


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