Outsourcing

La logistica per lo sviluppo economico dell’Italia.

29 ottobre 2013
In breve
E' stata presentata il 15 ottobre 2013 al Banco di Napoli la ricerca di SRM - Studi sull'economia del Mezzogiorno e del Mediterraneo: una panoramica a 360 gradi della logistica in Italia, con particolare attenzione al settore marittimo.
Premessa
"Verso l'area MED abbiamo uno scambio di merci che viaggia via mare, via aerea, e con trasporti intermodali pari a oltre 65 miliardi di euro; verso il mondo scambiamo merci per oltre 750 miliardi di euro, di questi 240 per via marittima.
Sono questi valori che danno il senso di quanto sia importante disporre di logistica".
Così Paolo Scudieri, presidente di SRM, firma l'incipit della ricerca "Logistica e sviluppo economico, scenari economici, analisi delle infrastrutture e prospettive di crescita", presentata martedì 15 ottobre 2013 presso il Banco di Napoli.

Dal patrimonio logistico, imprenditoriale ed infrastrutturale italiano ai 4 "pilastri" per lo sviluppo della logistica: a compimento dei suoi 10 anni, SRM ha analizzato a 360 gradi il panorama logistico italiano, mettendone in risalto punti di forza e di debolezza.

Una particolare attenzione è stata rivolta al trasporto marittimo, esaminando la nuova geografia del commercio mondiale e gli effetti sul trasporto marittimo, ed evidenziando gli aspetti distintivi del comparto italiano: volumi, rotte e traffici portuali.

"L'Italia dispone di porti di primo livello e di realtà interportuali ed imprenditoriali che si affermano sempre più sul territorio.
Ma tutto questo non basta".

Il messaggio di SRM è chiaro: servono politiche di sviluppo e un sistema normativo per rendere il settore veramente strategico per il Paese e per dare impulso alla realizzazione di un vero e proprio sistema logistico.

Vediamo quindi una sintesi della ricerca, dando spazio in particolare alla tematica delle relazioni logistiche tra l'Italia e il Mediterraneo.


I 4 pilastri del sistema logistico
In Italia i servizi logistici hanno un peso di 200 miliardi di euro, il 13% sul PIL nazionale, e danno lavoro a 1 milione di unità.
Eppure l'Italia è al 24° posto nel ranking mondiale per performance logistica.

Nel primo "pilastro" analizzato - una delle quattro macro aree che la ricerca ritiene fondamentali per lo sviluppo della logistica e per l'economia dell'Italia - vengono spiegate alcune delle carenze del sistema logistico italiano dal punto di vista della competitività.

Nonostante l'Italia abbia settori di eccellenza come lo shipping e la portualità, il 24° posto è dovuto, secondo la ricerca, alla presenza di inefficienze che provocano una dilatazione dei tempi di transito delle merci e producono costi aggiuntivi a carico delle imprese importatrici ed esportatrici italiane.

Questi due aspetti, tempistica e costi, che sappiamo essere i pilastri per avere un ruolo competitivo, ci fanno perdere posizioni rispetto ai nostri partner europei.

Problemi sulle procedure doganali e vincoli burocratici si traducono in un gap di competitività per le imprese italiane misurabile in 12 miliardi di euro.

Rispetto ad una media europea di 11 giorni, gli imprenditori italiani devono attendere 19 giorni per esportare e/o 17 giorni per importare un container.
Eppure le premesse per salire la classifica da quel 24° posto ci sono.

Un vantaggio strategico per la posizione dell'Italia nel Mediterraneo, la rilevanza nelle rotte delle compagnie armatoriali, in vista di un probabile aumento delle merci via mare, da qui al 2030, dagli attuali 9 miliardi a 19-24 miliardi di tonnellate: le possibilità devono essere accompagnate, secondo la Ricerca, ad una linea strategica e all'ottimizzazione delle risorse finanziarie, per ridurre il gap di competitività e promuovere lo sviluppo di attività portuali e port related.

La carenza di una programmazione a livello nazionale è il tema affrontato nel "secondo pilastro": l'efficienza ed efficacia delle infrastrutture.

Secondo la Ricerca si sono susseguiti documenti programmatici non omogenei e l'Italia sconta la carenza di un coordinamento tra i diversi livelli di governo.

Le Regioni, in particolare, hanno elaborato Piani di Trasporto autonomi senza essere inquadrati in una visione strategica nazionale.
Tutto questo affiancato da una riduzione degli stanziamenti pubblici.

Tra le opportunità evidenziate dalla Ricerca nel prossimo futuro, si collocano il traffico delle merci nel Mediterraneo e le relazioni logistiche tra l'Italia e l'Area Med (il terzo pilastro).

Nel Mediterraneo la competizione portuale ha cambiato volto: si sono affermati i porti spagnoli e si sono rafforzate nuove strutture sulle sponde Sud Est.

I porti della sponda Sud del Mediterraneo hanno incrementato la quota di mercato, tra il 2005 e il 2012, passando dal 18% al 27%, a discapito dei porti italiani, passati dal 28% al 15%.

In futuro il peso dei porti sul versante meridionale sembra destinato a crescere ancora, perché le autorità locali stanno investendo in infrastrutture e, come nel caso di porti del Nord Africa, si stanno incentivando riforme per rendere più snelle le procedure amministrative e ambientali, che diventano quindi sempre più convenienti rispetto all'Europa.

Le politiche di coesione - il quarto pilastro - necessitano di un nuovo approccio, come proposto dalla Commissione europea per il periodo 2014-2020.

Finora, infatti, l'eccessiva burocrazia, la farraginosità nell'utilizzo dei fondi, i risultati disattesi, hanno reso "inefficaci" anche progetti europei come il PON Reti e Mobilità e i PO.


Potenzialità e criticità del sistema logistico italiano
Ogni 100 euro di investimenti/servizi effettuati nel comparto logistico hanno attivato 237 euro di reddito complessivo nel sistema economico nazionale.

Cento nuove unità operanti nel cluster marittimo attivano 173 nuovi posti di lavoro nel sistema produttivo generale. Inoltre la Ricerca fornisce tre indicatori di "peso" della logistica, dal punto di vista economico, intermodale e del commercio estero.

Come si vede, le merci movimentate mediante trasporto intermodale su ferro, in migliaia di tonnellate, sono 50.435, mentre la quota di import-export che utilizza il vettore "mare, in tonnellate, è pari al 53%.
Eppure, alcune criticità principali evidenziate dalla Ricerca, ci fanno capire perché, nonostante il "peso" logistico, il settore abbia dei problemi strutturali, di impresa e operativi, che, se superati con politiche adeguate, potrebbero far crescere l'Italia e il suo valore competitivo.

Dal punto di vista strutturale, le caratteristiche fisiche dell'Italia e la prevalenze di piccole e medie imprese fanno sì che la logistica sia più complessa rispetto a realtà con un tessuto produttivo più concentrato o un territorio meno impervio.

Per questo la logistica in Italia deve sapersi adattare alla specificità della domanda e lo fa spendendo molto per la componente trasportistica, in particolare il trasporto su strada (il 63% del costo logistico totale in Italia è connesso alla tratta stradale, contro la media europea del 50%).

Sulla spesa complessiva, la voce della componente di trasporto pesa per il 73,3%, mentre il warehousing e i servizi ad alto valore aggiunto rappresentano una quota totale del 26,7% circa.
La media europea, invece, vede un 65% circa di costo di trasporto e un 35% per warehousing e servizi.

La tabella che riportiamo offre una sintesi dei cosiddetti "fattori di crescita": dalla criticità agli interventi necessari per portare sviluppo.


Commercio mondiale e trasporto marittimo italiano
Negli ultimi anni il baricentro dei traffici si è spostato verso Est: oltre a crescere le quantità trasportate verso i paesi dell'Asia, sono cresciute anche le miglia percorse e il ruolo delle rotte transoceaniche.

L'Italia dà un contributo primario al commercio estero dell'UE, tanto da classificarsi, nel 2012, al secondo posto in Europa per merci movimentate per via marittima.

Per l'Italia si sono concretizzate nuove opportunità di sviluppo: la rete dei servizi di linea container internazionali che include i transiti per il Mediterraneo di carrier globali.

In particolare la navigazione a corto raggio è un segmento di mercato che presenta ampi margini di crescita, per l'impulso delle politiche comunitarie e nazionali per lo sviluppo dell'intermodalità, e per il processo di integrazione economica e commerciale dell'area mediterranea.

La rete delle Autostrade del Mare offre un numero consistente di relazioni nazionali che collegano il nostro paese al centro e al nord per poi proseguire verso l'Europa continentale, a cui si stanno aggiungendo relazioni internazionali verso i Balcani e verso la sponda Nord dell'Africa.

Per cogliere queste opportunità, secondo la Ricerca è necessario superare i vincoli infrastrutturali: rendere fluido, efficiente ed efficace il processo logistico, riducendo i tempi per passaggio delle merci dai porti ai centri di consumo e snellire i vincoli burocratici e procedurali connessi alle operazioni portuali.

Per informazioni e per scaricare la ricerca in formato integrale, previa iscrizione, è possibile collegarsi a: http://www.sr-m.it/news/save-the-date-evento-srm-logistica-e-sviluppo-economico.html


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