Outsourcing

La rivoluzione logistica in Cina.

28 settembre 2013
In breve
La Cina sta facendo i conti con costi logistici elevati rispetto alla concorrenza dei grandi operatori internazionali e asiatici, con un sistema dei trasporti che fatica a raggiungere tutte le zone del Paese. Vediamo quali sono le criticità del settore e l'interesse del Governo cinese verso la logistica, con uno sguardo alle possibilità che si profilano anche per l'Italia e per la nostra internazionalizzazione.
Premessa
La produzione cinese, forte di costi concorrenziali rispetto ad altre economie del mondo, sta riscontrando problemi nella fase della distribuzione, essenziale per far raggiungere ai prodotti cinesi non solo il mercato interno, ma anche quello internazionale.

Il Governo cinese ha capito che la logistica non può più essere trascurata, anzi necessita di investimenti e di opere di ristrutturazione importanti, come quella che riguarda il mondo dei trasporti in Cina.

Il viaggio del nuovo leader cinese Xi Jinping nel sud del Paese rivela proprio questa rinnovata attenzione al settore, fondamentale per far ripartire l'intera economia.

E gli interessi cinesi verso la logistica non si limitano al territorio cinese, ma arrivano fino al nostro Paese, soprattutto nelle zone del Sud Italia che sono in posizione strategica come canale di arrivo delle merci nel Mediterraneo e in Europa.

Partendo dall'analisi di Alberto Forchielli, Presidente dell'Osservatorio Asia, vediamo innanzitutto quali sono le caratteristiche attuali della catena distributiva cinese e in che modo la logistica sta diventando sempre più nevralgica. Vediamo poi come si stanno profilando gli interessi cinesi, sia nel territorio d'origine sia in altri Paesi come il nostro.


Frammentazione e scarsa specializzazione
Sono queste, la frammentazione e la scarsa specializzazione, le principali falde che il Presidente dell'Osservatorio Asia, Alberto Forchielli, individua nella catena logistica cinese.

In Cina la logistica, nonostante sia cresciuta negli ultimi anni e sia ancora in crescita, anche se rallentata, comincia ad avere un costo che non può più essere colmato dai bassi costi dei fattori di produzione.

In relazione ai valori dei prodotti, infatti, i costi logistici sono quasi il doppio rispetto alle economie industrializzate.
E la concorrenza di altri paesi e l'aumento dei costi in Cina stanno facendo riconsiderare al Governo le proprie strategie.

Uno dei problemi nella catena distributiva è quello dei trasporti, infatti la concorrenza oltre a basarsi sui prezzi dipende molto anche dal breve raggio.

Secondo l'analisi di Li&Fung di Hong Kong, in Cina operano 790.000 trasportatori su gomma, ma le prime 20 aziende non riescono a raggiungere il 2% del mercato.

L'intero Paese viene raggiunto soltanto dalle aziende più grandi, mentre per tutte le altre peseranno sempre di più la gestione delle scorte, l'efficienza degli inventari e la puntualità delle consegne.

Punti su cui i grandi distributori sono invece molto forti, senza contare il fatto che hanno ottenuto la licenza per operare sull'intero territorio cinese.

In particolare, Forchielli evidenzia il fenomeno che sta portando molti produttori a spostarsi dalla zona della costa, affollata e con alti costi di gestione elevati, verso città di seconda e terza fascia, zone con accessi più difficili e dalle quali i prodotti devono arrivare ai consumatori cinesi e soprattutto ai container per i traffici internazionali.

Altrettando importante è il fenomeno dell'e-commerce, perché è sempre più il consumatore stesso a "gestire" i propri ordini e le aziende devono essere pronte per fornire un servizio veloce e senza intoppi.


La riforma logistica
"Una fase spontanea e confusa, seppur redditizia, della logistica - ha spiegato Forchielli - ha bisogno di una revisione. Sono necessarie competenze, consolidamenti, iniziative private all'interno di una politica nazionale dei trasporti.
Se è difficile immaginare una frenata brusca dell'economia cinese, è invece ragionevole inserire la riforma del settore tra le priorità di Pechino".

E il Governo cinese sembra aver colto la sfida, come conferma il viaggio dello scorso anno di Xi Jinping nel Sud della Cina, con una tappa simbolica a Shenzhen, prima "zona economica speciale" nel 1979, oggi sinonimo della nuova Cina, con dieci milioni di abitanti.

Qui si profila la nascita di una nuova frontiera, la "Modern Service Industry Cooperation Zone", che si estenderà su 15 chilometri quadrati nell'area di Qianhai, con una compenetrazione di industria informatica, servizi finanziari e logistici e la libera fluttuazione dello yuan.


Gli interessi cinesi in Italia
Alcuni esempi confermano come l'attenzione cinese verso la logistica non si limiti solo al Paese ma anche alla nostra Italia.

L'Italia, infatti, in particolare nell'area del Sud, si trova in un'ottima posizione, e per la Cina sta diventando una probabile piattaforma logistica del Mediterraneo per poter movimentare le proprie merci.

A maggio di quest'anno si è svolto in Puglia un workshop per presentare le offerte logistiche della Regione, che conta oltre 8mila imprese attive nel settore della logistica, presentazione accolta con entusiasmo dagli investitori cinesi presenti.

Il workshop, infatti, si inserisce in un progetto più ampio, il "Progetto Settore: Logistica", realizzato dalla Regione Puglia all'interno del programma di internazionalizzazione dei sistemi produttivi locali per il biennio 2013-2014, che prevede l'incoming di nove operatori economici del settore provenienti da sette enti e società cinesi.

Anche per la Sicilia gli interessi cinesi sono condizionati dal fato che, passando dall’isola, risparmierebbero 5-6 giorni rispetto al tragitto attraverso i porti di Anversa, Rotterdam e Amburgo.

Tanto che la stessa Regione ha consegnato al Ministro cinese Zhang le schede del progetto di ristrutturazione delle infrastrutture logistiche in Sicilia (Sicilia: progetti per le merci cinesi).


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