Trasporti nazionali e internazionali

Mobilità urbana: il Libro Bianco di Eurispes.

01 giugno 2013
In breve
Dall'analisi dello stato della mobilità nelle grandi aree metropolitane all'individuazione delle aree di potenziale sviluppo e le possibili collaborazioni per rilanciare il settore: il primo Libro Bianco dell'Osservatorio Mobilità e Trasporti fornirà un quadro sulla situazione della city logistics in Italia.
Premessa
Sarà ufficialmente presentato nell'autunno inoltrato del 2013, ma il Libro Bianco dell'Osservatorio Mobilità e Trasporti, recentemente istituito, (leggi qui la notizia), nell'ambito delle attività istituzionali dell'Eurispes e diretto da Carlo Tosti, fa già parlare di sé.

Si tratta di un'indagine che Eurispes sta effettuando con un team di ricerca e mediante la collaborazione di alcune aziende aderenti, che approfondisce i principali aspetti legati alla mobilità e in particolare alle grandi metropoli: il trasporto ferroviario, aereo e stradale; il fenomeno del pendolarismo e del turismo incoming; la qualità e i costi del servizio; l'integrazione tra trasporto lunga percorrenza e locale; l'interoperabilità, intermodalità; gli investimenti in infrastrutture e tecnologie; le piattaforme di informazione pubblica e cittadina; il ruolo della normativa locale e nazionale nel ridisegno del modello di mobilità e nella trasformazione delle abitudini.


In Italia sono 3 milioni i pendolari che usano treni e mezzi pubblici per i loro spostamenti quotidiani
La politica nazionale sembra però non prendere in considerazione la portata del fenomeno e le implicazioni che questo ha sulla mobilità urbana.

Secondo uno studio di Legambiente, negli ultimi dieci anni il 71% dei finanziamenti della Legge Obiettivo sono stati destinati a strade e autostrade, il 15% alle ferrovie e il 14% alle reti metropolitane.

Guardando invece ad altri Paesi, come Francia, Spagna e Inghilterra, appare evidente come le politiche di governo abbiano permesso una minor congestione del trasporto metropolitano.

L'Italia in questo senso è ancora indietro.
Roma è la città con il più alto numero di autoveicoli privati, con 74 veicoli ogni 100 abitanti, stimati nel 2011, contro i 25 di Parigi, i 31,4 di Londra e i 46 di Madrid.

Il congestionamento del trasporto cittadino nella Capitale è dovuto sia alla dimensione del trasporto privato sia alla particolare struttura del centro storico, ma anche alla crescita disordinata che prosegue dal dopoguerra ad oggi.

Confrontando i km di metropolitana, rispetto ai 45,2 km di Roma, Parigi ha una rete di 213 km, Madrid di 293 e Londra di ben 402 km.

La velocità media del trasporto su gomma, nella fascia oraria delle 8-9 del mattino, a Roma non supera i 15 km/h per i mezzi pubblici e i 17 km/h per i mezzi privati, secondo la stima del 2011.

Tutte le principali capitali europee sono più veloci della nostra: Madrid con una velocità media di 24 km/h, secondo la stima del 2008, Londra con una velocità di 29 km/h, stimata nel 2011 nella fascia oraria 7am-7pm, e Parigi con una velocità media di 20,4 km/h nella fascia oraria 7-8 del mattino, secondo la stima del 2007.

Il ritardo italiano si misura anche nel settore del trasporto ferroviario e dell'impianto infrastrutturale. Mentre in Europa per ciascun abitante ci sono in media 8 treni per km, l'Italia è ferma a 5.


Rilanciare il settore e attuare politiche mirate
Lo sviluppo di soluzioni per la mobilità e per la razionalizzazione della movimentazione delle merci è legato anche alla necessità di ridurre l'impatto ambientale e di favorire l'imprenditorialità locale.

È necessario, a tal fine, che si attuino “investimenti da definirsi nell'ambito di una progettualità complessiva e complessa, capaci di muovere da una seria analisi volta alla identificazione dei problemi, delle risorse disponibili, pubbliche e private, delle conseguenti strategie percorribili: urbanistiche, infrastrutturali, tecnologiche, di comunicazione, commerciali”.

Quindi, “re-ingegnerizzando” la mobilità delle grandi aree metropolitane, è possibile dare un'occasione anche per razionalizzare la spesa pubblica e privata e per realizzare quegli investimenti in infrastrutture e tecnologie per far sì che le aree di incidenza possano svilupparsi.

Il Libro Bianco nasce quindi con l'intento da parte dell'Osservatorio della Mobilità e del Trasporto di proporre a imprese, associazioni di categoria, organizzazioni sindacali e Istituzioni, un riferimento professionale per avere chiara l'analisi del fenomeno.

In questo senso, si mette a disposizione per un confronto con le Istituzioni, per accogliere stimoli, sensibilità e suggerimenti.


Il comitato del Libro Bianco
L'Osservatorio sulla Mobilità e i Trasporti ha stabilito che il Comitato del Libro Bianco sia composto dagli Associati Speciali e da esperti “di provate capacità, che diano un autorevole contributo alla trattazione di argomenti particolari”.

Si tratta, quindi, di una vera e propria “officina-laboratorio” di selezionati professionisti del settore che danno priorità alle evoluzioni tecnologiche e alle esigenze commerciali e di qualità.

Gli associati dell'Osservatorio fanno parte di diversi settori: le aziende di esercizio del trasporto; le aziende di manutenzione e logistica integrata; le aziende costruttrici; le aziende fornitrici di beni e servizi generali; le aziende di servizi informatici e tecnologici; le Aziende e gli Enti di ricerca applicata; infine le Associazioni di categoria e gli Enti e Istituzioni.

Lo scopo dell'Osservatorio è, infatti, di costituire una comunità di operatori del settore allargata ai differenti stakeholders, per creare un'”agorà del Trasporto”.

Il Libro Bianco sulla Mobilità e i Trasporti in Italia è redatto e aggiornato ciclicamente dall'Osservatorio per affrontare i problemi espressi dalle diverse componenti – gomma, ferro, cielo e mare – focalizzando il tema che è ritenuto di maggior rilevanza di volta in volta per la crescita e lo sviluppo industriale, sociale ed economico del Paese.


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