Outsourcing

Le logi(sti)che del Fashion System.

26 giugno 2012
In breve
Come fanno le grandi aziende a mantenere ed incrementare i loro fatturati a sei e più zeri?
Il marchio, la fama e i grandi numeri su ogni fronte non sempre assicurano successo e continuità nel tempo.
Ecco perché oggi andremo ad analizzare e sviscerare l'apparato logistico di alcune grandi aziende, ovvero i numeri di tutto quel "backstage" e di tutti i processi afferenti che spesso non conosciamo.
Per rimanere in piedi le grande aziende prendono anche decisioni contestabili da un punto di vista etico, ma assolutamente condivisibili se parliamo in termini economici.
Una di queste decisioni è rappresentata dal fenomeno della delocalizzazione, che rappresenta oggi un trend nel mondo produttivo e commerciale in espansione.
Un trend in espansione anche all'interno del nostro Paese dove sono sempre più i casi emblematici.
Gucci trasloca in Svizzera
L'ultimissima arriva da casa Gucci, da sempre marchio sinonimo di qualità Made in Italy quasi in esclusiva.
La casa cambia, infatti, punto di vista e decide di investire 40 milioni di euro in un grande polo logistico che governerà tutta la produzione e la commercializzazione in Asia e in Europa dei prodotti della rinomata "maison".

Ma per sostenerlo economicamente si sposta dove, si dice, si respiri aria migliore per il commercio: precisamente a Sant'Antonino, estremo lembo nord del Lago Maggiore, in territorio svizzero.

Anche Gucci così strizza l'occhio al Canton Ticino dove già hanno sede altri marchi dell'alta moda che da tempo hanno scelto il territorio svizzero come scelta ottimale per la propria espansione.

Gucci è solo l'ultima ad arrivare in Ticino, dove si parla ormai apertamente di una "Fashion valley", dal momento che nel raggio di una ventina di chilometri, allineate ai lati dell'autostrada che dal valico di Chiasso sale verso il Gottardo, sono concentrate le attività (logistica, amministrazione, direzione, più raramente produzione) di case dai nomi altisonanti come Armani, Versace, Ermenegildo Zegna, Tom Ford, Guess, North Face e altri ancora.

I numeri sono sorprendenti: il comparto vale già, infatti, anche prima dell'arrivo di Gucci, circa 10 miliardi di fatturato l'anno e sviluppa poco meno di 4 mila posti di lavoro, molti dei quali occupati da manodopera italiana.

Un "giro" notevole, che fa pensare alle potenzialità che il nostro territorio ha ma, forse, non è in grado di sfruttare.

Cosa ci sarà poco al di là del confine che in Italia non trova per investimenti di tale livello?
Partiamo dalla pressione fiscale che non supera il 25%, la burocrazia assiste le imprese anziché fare loro la guerra, le cause giudiziarie non sono un rebus senza fine e, in più, i salari sono più alti di quelli italiani.

Questo fenomeno si lega alla più grande e nota tendenza della dislocazione della sede produttiva, che vede le produzioni, sempre più, spostarsi verso Oriente, Asia e India i territori preferiti.

Nelle specifiche della vicenda è Csc Impresa Costruzioni, controllata svizzera di Impregilo, che ha sottoscritto con la Luxury Goods International (gruppo Gucci) un contratto per la realizzazione del nuovo centro logistico che presenterà un magazzino con un volume di circa 320.000 metri quadri per gestire la spedizione mondiale dei marchi gestiti, tra i quali i più rappresentativi risultano Gucci, Yves Saint Laurent e Bottega Veneta.


Zara punta sul "chilometro zero"
C'è poi, sempre restando nel distretto Fashion, il marchio Zara che tutti gli imprenditori certamente conosceranno perché questo marchio "low cost" sta sbaragliando la concorrenza facendo numeri da capogiro con una filosofia assolutamente controcorrente.

Possiamo definirla del "Chilometro Zero" perché il marchio spagnolo controllato dalla Inditex ha la sua sede in Galizia, una delle province tradizionalmente più povere del Regno, ma sta battendo tutti i record: in Borsa, nei fatturati, nei profitti.

Il patron, Amancio Ortega, non si è fatto ammaliare dai mercati lontani che promettono una riduzione notevole dei costi, e si è centralizzato nella regione continentale spagnola, mantenendo stretti a sé tu
tti i settori necessari per far crescere il suo brand.

Un po' di numeri per farvi capire di cosa stiamo parlando: il titolo è cresciuto da 45,8 euro del 2010 ai 75,4 di oggi, più 60,83%, diventando il titolo principe dell'Ibex, il listino di Madrid.

Come ci è riuscito il suo fondatore-proprietario, Amancio Ortega?
Una centralizzazione e un controllo costante sono i suoi segreti, mantenendo la capacità decisionale concentrata nel cuore dell'organizzazione dove continuano ad essere disegnati i capi e decise le strategie.

Grazie alla tecnologia, però, ha eliminato i ritardi nella trasmissione degli ordini e rid
otto ogni spreco.

Un marchio, quello spagnolo, che non accenna a perdere forza nella crisi generale: la sede centrale del Gruppo Inditex ad Arteixo, Galizia, infatti, verrà ampliata con un investimento pari a 100 milioni, che porterà con sé anche l'aumento di posti di lavoro, 400 per l'esattezza.

Un altro investimento, pari a 200 milioni, sarà poi finalizzato alla costruzione di un'avveniristica piattaforma logistica a Tordera, Barcellona, che offrirà altri 500 posti di lavoro.


Luxottica: una realtà dislocata e internazionale
Un terzo esempio di grande successo è, poi, rappresentato dal marchio del settore ottico Luxottica.
Il gruppo, attivo in 130 Paesi, è al contrario dei precedenti un esempio eloquente di internazionalizzazione e diffusione senza confini.

Lo confermano le 40 filiali dirette e i 100 distributori indipendenti che servono il mercato wholesale, mentre il network retail supera i 7mila punti vendita, di cui 531 in franchising.

Il Gruppo, che detiene 12 marchi, ha integrato verticalmente tutte le fasi del processo: dalla progettazione alla produzione sino ai servizi post vendita, è questo, infatti, lo strumento su cui ha basato il proprio successo.

Altri numeri? Luxottica opera oggi con 16 catene distintive, fra le quali è doveroso segnalare LensCrafters, Pearle Vision e Gmo Opticas nel segmento vista, ove viene realizzato il 60% dei ricavi del retail, oltreché Sunglass Hut, Oakley e Ilori nel segmento sole e lusso ove si concretizza il 40% del fatturato della divisione.

Il marchio continua a crescere (sono 11 gli stabilimenti dislocati a livello globale) grazie anche allo sviluppo di un sistema di logistica fra i più efficienti al mondo, attraverso il quale nel 2011 sono transitati 21,8 milioni di montature da vista e 43,7 milioni di occhiali da sole in oltre 5.600 modelli diversi.

Il sistema pone le sue solide basi sui 18 centri distributivi e sui tre hub: uno in Italia a Sedico per l'Europa, da cui vengono spedite giornalmente oltre 175mila unità, uno ad Atlanta per le Americhe, e il terzo a Dongguan in Cina per la regione Asia Pacifico, da cui partono ogni giorno oltre 150mila unità.

Dalla Cina all'Italia, dagli Stati Uniti all'India, Luxottica rappresenta oggi una realtà commerciale tra le più efficienti al mondo, che basa il suo successo su un modello di imprenditoria dislocata e internazionale.


Altri articoli per Outsourcing

Ultimi articoli per Supply Chain

Video

Vedi tutti
Dalle Aziende

Conad Nord Ovest, la sfida vinta con Modula

11 maggio 2020
Interviste
4PL: l'entità che gestisce la logistica - Global Summit
12 gennaio 2018
Interviste
La tecnologia creativa - Global Summit
01 dicembre 2017

Newsletter

Iscriviti alle nostre newsletter!

Ricevi gratuitamente informazioni e aggiornamenti in materia di logistica, trasporti, magazzino.

Seguici su Twitter

@logisticamente