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A Bruxelles la problematica del cabotaggio stradale.

I trasportatori italiani dicono no alla liberalizzazione del cabotaggio.




Trasporti Nazionali e Internazionali

A Bruxelles la problematica del cabotaggio stradale.

8 Marzo 2012

“La concorrenza sleale ed il dumping sociale da parte di vettori di determinati paesi è ben lontano dall’essere risolto, dunque il cabotaggio non può essere liberalizzato“: il presidente della Uetr – e dell’italiana Confartigianato Trasporti – Francesco Del Boca ha così espresso alla Commissione Europea la posizione delle piccole e medie imprese di autotrasporto sulla possibile liberalizzazione del trasporto su strada nazionale per tutti gli operatori comunitari.

Sui tavoli di Bruxelles si discute e ci si confronta sulle problematiche del mondo dei Trasporti, in questi giorni concentrandosi sulla tematica che vede, come già detto, la liberalizzazione del cabotaggio.

Molte sono però le associazioni di diverse nazionalità che chiedono l’applicazione di meccanismi che facciano chiarezza e prescrivano regole a riguardo di una responsabilità condivisa per i committenti che ordinano viaggi in cabotaggio ad imprese non residenti.

Una mobilitazione che interessa e vede la partecipazione anche della stessa Italia attraverso l’associazione Anita che rappresenta le grandi imprese italiane.

C’era, infatti, anche Anita all’audizione della Commissione Europea: “Il trasporto italiano va tutelato da qualsiasi forma di concorrenza sleale e la liberalizzazione del cabotaggio non può prescindere da un’armonizzazione europea dei costi di esercizio delle imprese”, ha dichiarato il rappresentante dell’Associazione, ricordando i dati negativi causati dalla liberalizzazione del cabotaggio in Italia attraverso l’apertura, dal 2004, con Slovenia, Romania e Bulgaria.

Amina in sede europea porta così la proposta di mantenimento dell’attuale normativa di contingentamento del cabotaggio stradale (Regolamento 1071/2009), che prevede un massimo di tre trasporti in sette giorni.





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