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Calano gli incidenti stradali, ma ogni giorno muoiono 12 persone

18 novembre 2010
Ogni giorno in Italia ci sono 590 incidenti stradali, che provocano la morte di 12 persone e il ferimento di altre 842.

Sono alcuni dei numeri contenuti nel rapporto Aci-Istat sull’incidentalità stradale riferita al 2009.

Numeri comunque migliori rispetto al 2008, visto che sono in drastico calo le morti (-10,3 per cento) e in leggera diminuzione sia i sinistri (-1,6 per cento), sia i feriti (-1,1 per cento).

Il mese "nero" è sempre luglio e l’ora peggiore per mettersi sulle strade è alle 18.
Di notte ci sono meno incidenti, ma decisamente più pericolosi, mentre i week-end restano fortemente a rischio, con la frequenza più alta di morti al sabato. I più colpiti negli incidenti sono i giovani sotto i 25 anni.

Il maggior numero di incidenti, morti e feriti si verifica sulle strade urbane, ma quelli più gravi avvengono sulle extraurbane.

Più sicure le autostrade, dove sono drasticamente diminuiti i morti (-22,6 per cento).

Il rapporto (tutte le informazioni su www.aci.it) evidenzia un miglioramento della sicurezza stradale dal 2001 al 2009.

Periodo in cui gli incidenti sono scesi del 18,1 per cento e i morti addirittura del 40,3 per cento.

«Se con i dati 2010 si confermerà la diminuzione del 10 per cento delle vittime sulle strade», ha affermato il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Enrico Gelpi, «allora l’Italia centrerà l’obiettivo europeo con il dimezzamento dei morti rispetto al 2001.

Oggi siamo decimi nella graduatoria internazionale con -40,3 per cento rispetto alla media UE pari a -35,1. Per consolidare i risultati serve un impegno sinergico sul piano educativo con l’avvio di un’offerta formativa più adeguata soprattutto per i giovani, esposti a un rischio tre volte più alto di provocare o subire un incidente.

A questa finalità risponde il nuovo network di autoscuole Aci Ready2Go, che si avvale di strumenti e moduli didattici altamente innovativi.

Il 15 per cento dei conducenti coinvolti in un sinistro ha meno di 21 anni, quindi meno di tre anni di esperienza al volante: ecco perché l’Automobile Club d’Italia sottolinea la necessità di istituire l’obbligo per i neopatentati di un corso di guida sicura.

Il nostro impegno per una mobilità più responsabile si rafforza con il nuovo progetto sperimentale Aci per il Sociale, che propone agli anziani, ai diversamente abili e agli extracomunitari una capillare attività formativa sui temi della sicurezza stradale.

Tutto ciò non può però prescindere dall’ammodernamento della rete stradale: come evidenziato dallo studio presentato oggi dall’Aci sulla localizzazione degli incidenti, tra le strade più pericolose del Paese continuano a figurare da anni le stesse arterie, dalla Pontina alla Romea, dalla Pontebbana alla Jonica».

Tornando al rapporto, la principale causa degli incidenti è il mancato rispetto della precedenza (17,5 per cento), seguito dalla guida distratta (15,7 per cento) e dalla velocità elevata (11,5 per cento).

«È un segnale positivo», ha detto commentando il rapporto il presidente della Fondazione Ania per la sicurezza stradale, Sandro Salvati, «ma che non deve assolutamente farci abbassare la guardia.

Anzi ci fa capire in quali ambiti tutti dobbiamo fare di più, perché la battaglia per la tutela della vita e la riduzione degli incidenti stradali è ancora lontana dall’essere vinta.

La diminuzione dei morti è significativa e questo è bene ma come dimenticare che ogni giorno sulle nostre strade perdono la vita 12 persone?
Che i morti totali sono pari a 18 terremoti di Abruzzo ogni anno? Che costano alla collettività 30 miliardi di euro, cioè 5/6 volte i disastri ecologici?

A questo dobbiamo aggiungere un dramma nel dramma: che oltre un quarto (26 per cento circa) delle vittime è rappresentato da giovani che avevano meno di 30 anni.

In un Paese che invecchia come possiamo tollerare che i giovani - il nostro futuro - siano distrutti da comportamenti demenziali alla guida?

Se continuiamo di questo passo, nel giro di 10 anni rischiamo di veder sparire la popolazione di una città di provincia di medie dimensioni.

Si tratta di una strage a puntate che bisogna continuare a combattere con tutti i mezzi a nostra disposizione».

Il rapporto Aci-Istat - spiega la Fondazione Ania in un comunicato stampa - fotografa la situazione con riferimento agli incidenti più gravi, quelli, e soltanto quelli, in cui sono intervenute le forze dell’ordine per operazioni di soccorso e di rilevazione delle responsabilità.

L’incidentalità stradale è molto più vasta e produce costi elevatissimi per la collettività.
Gli incidenti risarciti nel 2009 dal settore assicurativo sono stati 3 milioni 740 mila, in incremento del 3 per cento rispetto al 2008.

I feriti denunciati alle assicurazioni hanno superato il milione. Questi sono i dati che evidenziano la reale dimensione del rischio circolazione stradale in Italia e dei costi dell’assicurazione Rc auto.

Enorme il gap che ci separa da altri Paesi, come la Francia, in cui, a parità di parco autoveicoli circolante, gli incidenti risarciti dalle imprese di assicurazione sono stati 1 milione e 700 mila e i feriti poco più di 200 mila.

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