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Le aziende Big Tech puntano sulla logistica

03 novembre 2020
Le cinque più grandi aziende tecnologiche statunitensi spendono nel complesso circa 90 miliardi di dollari all’anno per realizzare magazzini e data center, il doppio rispetto al 2015. Le strategie di aziende come Amazon, Google e Uber, nella corsa al primato nella logistica.


Amazon: la logistica che sfrutta i dati sugli acquisti


Il colosso ha a disposizione una grande mole di dati e di analytics sugli acquisti e le ricerche compiute dagli utenti. Si tratta di un indubbio vantaggio, perché permette di ottimizzare le modalità di consegna. Nella Top 25 mondiale della supply chain nel 2019, Amazon è stata confermata tra i “Masters”, insieme a McDonald’s, Apple, P&G e Unilever.

Con il servizio di Logistica, Amazon si occupa dello stoccaggio, della consegna ai clienti, dell’assistenza clienti e della gestione dei resi. Sono disponibili anche servizi facoltativi, come l’etichettatura, la preparazione e imballaggio, o il servizio di confezionamento regalo.

Il Fulfillment by Amazon (Fba), come spiega Agi, prevede una serie di incentivi. I prodotti che sono in magazzino vengono segnalati sulla piattaforma con il bollino “Gestito da Amazon”, che dovrebbe essere una garanzia nei confronti dei clienti.

Chi usa Fba, poi, ha più probabilità di ottenere la “Buy Box”, cioè una sorta di via preferenziale che consente al rivenditore di aver più visibilità nella pagina di un prodotto.
L’obiettivo di Amazon per il futuro sarebbe quello di gestire la logistica al 100% in autonomia.


Google e i droni per la consegna


Un altro grande colosso, Google, sta partecipando attivamente per accaparrarsi un posto importante nella logistica. In questo caso, il grosso passo avanti è stato fatto nella consegna.
La divisione Wing della Alphabet Inc, struttura societaria dietro al motore di ricerca Google, ha infatti lanciato il primo servizio di consegna via drone negli U.S.A., in collaborazione con FedEx e con Walgreens, la seconda catena di farmacie negli Stati Uniti.

Come abbiamo annunciato (https://www.logisticamente.it/Articoli/12363/prime-consegne-via-drone-google-batte-amazon/) si parte da Christiansburg, in Virginia, con la consegna di cibo, caffè e medicine. Dopo il via libera a Google da parte dell’ente americano che regola il traffico aereo, anche Amazon e Uber starebbero per lanciarsi nelle consegne via drone, secondo le indiscrezioni.

Uber prova a reinventarsi con Uber Rush e Uber Freight


Dal “passaggio” ad una persona, al trasporto della merce il passo è breve. Uber ci ha provato con Uber Rush, società specializzata nelle consegne dell’ultimo miglio che impiegava freelance come corrieri, invece che come autisti di persone.

Il servizio di consegna pacchi, però, non si era mai esteso oltre i territori di New York, San Francisco e Chicago, ed è stato poi chiuso nel 2018. Di miglior fortuna invece Uber Freight, che mette in contatto le aziende con gli autotrasportatori.

Attiva dal 2017 negli Stati Uniti, la App ha fatto il suo debutto in Europa lo scorso anno. Secondo le statistiche condivise da Uber, il 21% della distanza coperta dagli autotrasportatori nel vecchio continente durante la loro attività è percorsa senza alcun carico a bordo.

La corsa al food delivery


Amazon è già entrato nel mercato del food, e, come abbiamo visto, le prime consegne via drone di Google hanno interessato proprio l’alimentare.
Anche Uber non vuole farsi sfuggire questa opportunità e ha recentemente acquisito Cornershop, una startup attiva nel settore del food delivery.

Come riportato da Axios, si tratterebbe dell’ennesima scommessa da parte di aziende Big Tech sul fatto che i dati sono la chiave per vincere nel settore delle consegne.

I big avranno il monopolio?


Il valore della logistica, a livello mondiale, è pari a 8,1 trilioni di $ e si prevede che raddoppierà entro il 2023.
Negli Stati Uniti il settore rappresenta l’8% del PIL e impiega più di 5 milioni di persone. Per stare al passo con i tempi, la logistica si sta innovando velocemente per poter rispondere alle sfide del momento: consegne sempre più veloci, più economiche e più sostenibili.

Come evidenziato da un’analisi di Federico Pozzi Chiesa, Founder Supernova Hub e AD Italmondo, il vantaggio “naturale” dei big è quello di possedere già grosse infrastrutture e molti dati.

Sul futuro, “non ci sono risposte certe, anche se non è indubbio che lo spazio che si guadagneranno negli anni sarà rilevante.
Ma per crescere avranno sempre bisogno dell’expertise verticale e pluridecennale dei player più tradizionali.

Come altri settori in cui la tecnologia sta portando disruption, lo scenario più probabile è che big player vecchi e nuovi collaboreranno tra loro e con le startup, al fine di integrare competenze e punti di forza”.

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