Logistica sostenibile

Logistica e sostenibilità: pubblicato il 25º Quaderno del FLC.

17 agosto 2016
In breve
Il Quaderno si sofferma sul concetto di “Ecosostenibilità” – obiettivi, metodologie di studio e certificati bianchi – come una delle soluzioni che potrebbero aiutare il mondo della logistica ad affrontare l'impatto ambientale della propria supply chain.
Premessa
Il Freight Leaders Council è una libera associazione privata e apartitica nata agli inizi degli anni '90 a Milano che unisce aziende leader nell'intera filiera logistica, dai produttori ai gestori delle infrastrutture, da chi si occupa delle strade a chi si occupa delle ferrovie.
L'obiettivo è proporre pareri e soluzioni alle Istituzioni riguardo allo sviluppo della logistica sostenibile.

Il 25° Quaderno sulla sostenibilità ambientale del trasporto e della logistica conta ancora una volta sulla collaborazione fra istituzioni, esperti e addetti ai lavori, ripercorrendo varie tematiche legate alla sostenibilità nel mondo della logistica.
Gli argomenti sono: l'esame degli scenari normativi, i metodi di calcolo delle emissioni, l'analisi degli obiettivi nazionali e internazionali, i programmi delle singole imprese per la riduzione dell'impatto ambientale e molto altro ancora.


L’efficienza energetica del trasporto
“Quando il Freight Leaders Council ha deciso di pubblicare un nuovo Quaderno sull’impatto ecologico del trasporto, credevamo di lanciare un sasso nello stagno nel disinteresse generale su argomenti di ecologia”, racconta Antonio Malvestio, Presidente FLC.

La logistica e l'ambiente, tuttavia, in questi anni sono un argomento che viene affrontato quotidianamente secondo svariate modalità.
Il trasporto merci e la logistica, come ha ricordato il Parlamento Europeo, sono “settori di rilievo nel quadro della disciplina europea e nazionale di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, posizionandosi al secondo posto tra gli attori che contribuiscono alle emissioni di gas serra”.

“E' cruciale - specifica il Quaderno - il suo contributo ai fini del raggiungimento dei tre obiettivi fondamentali da conseguire entro il 2030”: la riduzione del 40% delle emissioni di gas ad effetto serra (rispetto ai livelli del 1990), il raggiungimento di una quota di energia rinnovabile pari al 27%, e almeno il 27% di efficienza energetica.
Questi impegni, definiti dai leader dell'Unione Europea nell'ottobre del 2014, perseguono nei prossimi 34 anni la diffusione di modelli economici a basse emissioni di carbonio e di azioni mirate nel settore dell'energia, per le quali il mondo del trasporto merci può e deve giocare un ruolo chiave.

L'efficienza dei sistemi di trasporto diventa quindi una condizione fondamentale per la sostenibilità ambientale e un'occasione per creare nuovi elementi di competitività economica nel settore.
La mitigazione, ovvero la riduzione delle emissioni, e l’adattamento, ossia la prevenzione e attenuazione delle conseguenze dei cambiamenti climatici, possono quindi diventare keyword per la logistica del nuovo millennio, più intelligente, più green e più competitiva.

Compiere scelte a favore dell'ecosostenibilità - sottolinea il Quaderno - potrebbero rendere competitiva l'Europa superando le “criticità che caratterizzano il settore dei trasporti dovute alla pressoché totale dipendenza del fabbisogno energetico dal petrolio”, con una doverosa precisazione: gli sviluppi futuri dovranno basarsi su un miglioramento dell'efficienza energetica dei veicoli e sullo sviluppo e l'impiego di carburanti e sistemi di propulsione più sostenibili.
Non si dovrà, dunque, ridurre la mobilità, ma affermare invece nuove “modalità di trasporto più efficienti sotto il profilo ambientale ed economico”, che riescano a gestire maggiori volumi di merci.


L’impatto della non-sostenibilità
Nel parlare di sostenibilità, nel mondo dei trasporti si fa riferimento alle emissioni di gas serra e alle problematiche contingenti alla creazione di energia che non risulta sostenibile.
Al di là delle conoscenze comuni, tuttavia, vi sono alcuni concetti su cui è il caso di soffermarsi.
La sostenibilità coincide, citando il Quaderno, con “una situazione in cui l'energia prodotta non provoca la creazione di sottoprodotti che sul lungo termine non possano essere reimpiegati”.

Oggi, a causa dei vasti fenomeni di deforestazione all'industrializzazione di massa di mercati come la Cina e l'India, l'equilibrio sostenibile risulta estremamente a rischio.
L'enorme produzione di CO2, che è un gas serra e quindi tende a stratificarsi nelle zone alte dell'atmosfera, accelera il riscaldamento del globo impattando sostanzialmente sul clima.
La nostra era, come confermano gli studi della comunità scientifica, ha un comportamento verso la produzione di energia sicuramente non sostenibile e l'aumento della percentuale di CO2 nell'atmosfera è ben misurabile.

Occorre, quindi, dati alla mano, analizzare la situazione attuale e studiare contromisure efficaci ed efficienti per il futuro, e per farlo è necessario approfondire alcuni concetti chiave che riguardano proprio la misurazione di questi fattori.
Il termine “impronta ecologica” identifica la superficie, misurata in “ettari globali”, necessaria ad assorbire i rifiuti e compensare il consumo di risorse rinnovabili e non rinnovabili generati dall'uomo in un'area specifica e in un dato intervallo di tempo.

Questo concetto genera un'unità di misura che, se confrontata con la superficie effettivamente disponibile, definisce la possibilità di Overshoot, ossia la non-sostenibilità del sistema globale.
Un secondo sistema per la misura dell'impatto della CO2 a livello globale è, per immediato collegamento storico ai cambiamenti climatici, la cosiddetta Carbon Footprint, che il Quaderno definisce un “proxy naturale dell'impronta ecologica per la maggior parte delle attività industriali umane”.

La CF prevede che vengano raccolte informazioni che riguardano la quantità di gas-serra (anidride carbonica, metano, ossido nitroso, esafluoruro di zolfo, idrofluorocarburi e perfluorocarburi) nell'atmosfera, per poi “pesarla” attraverso il Global Warming Potential.
Quest’ultimo è un parametro numerico che rapporta l'impatto di una singola unità di massa di uno specifico gas sul riscaldamento globale (in un arco totale di 100 anni) con un'uguale quantità di CO2 (nello stesso periodo di tempo).

Il risultato, misurato in tonnellate di CO2 equivalenti, nel mondo dei trasporti permette di valutare quanto essi influenzino l'ecosistema attraverso due differenti approcci: il Tank-to-wheel (per calcolare l'impatto delle emissioni dei mezzi) e il Well-to-wheel (per calcolare l'impatto dell'intero processo produttivo del carburante).


I certificati bianchi
Se il sistema Tank-to-wheel citato riguarda strettamente il mondo del trasporto merci, la metodologia Well-to-wheel evidenzia invece l'importanza di un approccio sostenibile in tutte le fasi vitali del trasporto, fino alle attività di magazzino.
Una delle soluzioni che il Quaderno suggerisce per un sostanziale miglioramento delle attività di magazzino nel campo della sostenibilità è quella dei cosiddetti “certificati bianchi”, un settore che la Dott.ssa Deborah Apolloni – giornalista e responsabile comunicazione FLC – identifica quale “ancora quasi totalmente inesplorato dall’autotrasporto e dalla logistica italiana, eppure carico di potenzialità”.

Una Delibera dell’Autorità dell’Energia (Deliberazione 13 marzo 2014 107/2014/R/Efr) ha esteso i certificati (dal marzo 2014) anche al mondo dei trasporti, rappresentando un incentivo al risparmio energetico.
La novità del provvedimento in questione è che “il risparmio energetico legato al minor consumo di carburante è diventato bancabile”, divenendo quindi un valore riconosciuto che può essere riscosso attraverso i certificati bianchi.

I certificati sono, dunque, dei titoli emessi dal Ministero dello Sviluppo Economico a tutti gli effetti e di conseguenza negoziabili su un vero e proprio mercato.
L'Enea, che svolge un ruolo di super consulenza per il Ministero sulle tematiche del risparmio energetico, ha pubblicato una guida su tali certificati specificando che “Per l’autotrasporto non abbiamo avuto input, seppure il settore presenti molte potenzialità”.

I passi necessari per entrare a far parte del circuito dei certificati bianchi sono identici a quelli del già più abituato settore industriale.
In primis l'individuazione di un'idea valida di risparmio energetico (come ad esempio la limitazione dei consumi di carburante), poi la scelta di affidarsi a un proprio Energy Manager o ad una Energy System Company, l'ottenimento del benestare del Gestore dei servizi energetici e l'attuazione del progetto, che verrà monitorato per 12 mesi.
Il fine, al termine di questi mesi, è quello di contare il risparmio ed emettere i primi certificati.

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