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Il ponte sullo stretto di Messina si costruirà mai?

02/02/2016
In breve
Il ponte sullo stretto di Messina si costruirà mai? C’è chi dice che solo in Italia si poteva ipotizzare un progetto del genere. Il fantomatico ponte dovrebbe estendersi per una lunghezza di 3,3 km e dovrebbe essere un ponte ad un’unica campata, a doppio impalcato stradale e ferroviario. Almeno secondo l’attuale progetto, piano che, secondo le associazioni ambientaliste, andrebbe rimandato al mittente.
Premessa
E’ il più longevo ponte fantasma della storia di Italia.
Se ne parla, infatti, da ben 23 anni, e ogni governo si trova a dire la sua.
Stiamo parlando del ponte sullo Stretto di Messina che è stato più volte protagonista delle dichiarazioni del premier Renzi, il quale ha afferamto che "Si farà", e poi ha aggiunto: "Ma ora, prima di discutere del ponte, sistemiamo l'acqua di Messina, i depuratori e le bonifiche.
Investiamo 2 miliardi nei prossimi cinque anni in Sicilia per le strade e le ferrovie. E poi faremo anche il ponte".
Ripercorriamo le tappe del progetto e le sue alterne vicende politico-istituzionali.


Dal 1992 ad oggi tra gare e cantieri mai aperti
Di costruire un ponte sullo Stretto di Messina se ne parla dal 1992, ma è solo dieci anni dopo, con il terzo governo Berlusconi, che il progetto si fa più concreto.
Pronti e via, e nel 2005 Impregilo vince la gara come general contractor.
Nel 2006, con la vittoria del centrosinistra, il progetto però poi torna nel cassetto.
Viene nuovamente fuori nel 2008, quando il ministro Matteoli annuncia che il ponte si farà nonostante l'approvazione dal Parlamento di una risoluzione anti-Ponte, per poi risoccombere nel 2011, quando l'Unione Europea esclude il progetto dalle priorità da finanziare.
Tutto tace fino a quando una mozione Ncd lo resuscita e Pietro Salini dice a Renzi di essere pronto a riprendere lavori.


Tappe storiche del Ponte
Ecco di seguito alcuni punti fondamentali della vicenda:

2002 - IL GOVERNO BERLUSCONI VARA DECRETO - La società Stretto di Messina riprende in mano il progetto preliminare predisposto nel 1992.
All'inizio del 2003 il Cda della società approva un nuovo progetto corredato di studio di impatto ambientale.
In aprile il Governo vara il decreto per la realizzazione dell'opera; a giugno arriva anche il via libera del ministero dell'Ambiente; il 1° agosto il Cipe approva il progetto preliminare.

2004 - IMPREGILO VINCE LA GARA - In primavera viene approvato il bando di gara per la scelta del general contractor.
Nel 2005 la commissione aggiudicatrice dichiara la vittoria del raggruppamento guidato da Impregilo. Il contratto viene siglato il 27 marzo.

2005 - LAVORI AL VIA NON PRIMA DEL 2007 - Prima di aprire i cantieri, Impregilo deve presentare il progetto definitivo (che deve essere approvato da Cipe e Stretto di Messina) e quello esecutivo.
I tempi previsti dall'impresa per i due progetti sono di 10 mesi al netto dell'iter autorizzativo, a partire dalla firma del contratto.
Per la realizzazione dell'opera ci vorranno altri 5 anni, fino al 2012.

2006 - PER IL GOVERNO PRODI NON È PRIORITÀ - Nel programma dell'Unione il Ponte sullo Stretto non è fra le priorità e, di fronte al Senato per chiedere la fiducia al programma, il premier non fa alcun riferimento al ponte, dicendo però che saranno privilegiati gli interventi "in una logica di sistema integrato" piuttosto che le "singole grandi opere".

2006 - IL DECRETO FISCALE 2006 SULLE INFRASTRUTTURE - Stabilisce che circa 50 milioni destinati alla costruzione del ponte sullo Stretto saranno destinati per il 70% alla realizzazione di strade in Sicilia, per il 30% alla Calabria.

2008 - LA CAMERA APPROVA RISOLUZIONE CONTRO IL PONTE - I deputati, l'11 ottobre 2008, approvano la risoluzione secondo cui il ponte sullo Stretto di Messina non si farà.
Contrari a oltranza Verdi e Prc, ma votano anche quelli che, pur favorevoli o almeno disponibili, hanno ritenuto che si debba dare priorità ad altre opere. Proteste dall'opposizione.

2008 - MATTEOLI: "IL PONTE SI FARÀ, I LAVORI INIZIERANNO ENTRO IL 2009" - Ennesimo dietrofront con il ministro delle Infrastrutture, Matteoli, che annuncia che l'opera si farà.

2011 - UE: "IL PONTE NON È TRA LE PRIORITÀ" - Il commissario Ue ai Trasporti, Siim Kallas, annuncia ad ottobre, nel corso della presentazione delle priorità europee previste nel piano di investimenti per le reti infrastrutturali, che la Commissione europea non prenderà alcun impegno riguardo a un possibile inserimento tra i progetti prioritari Ue del ponte sullo Stretto di Messina.

Nel 2012 il governo Monti, in piena crisi, decide di fermarlo e di prorogare, per un periodo complessivo di circa 2 anni i termini per l'approvazione del progetto definitivo "al fine di verificarne la fattibilità tecnica e la sussistenza delle effettive condizioni di bancabilità".
Eurolink, general contractor di cui è capofila Impregilo, decide di recedere.
Il governo Monti mette in Stabilità 300 milioni in caso di penali a valere sul fondo di coesione sociale.
Nel 2013 con il Dpcm del 15 aprile la società Stretto di Messina costituita nel 1981 e controllata da Anas, è stata posta in liquidazione.



Le dichiarazioni di Pietro Salini di Impregilo che aveva vinto la gara d’appalto
“Renzi ha detto due cose importanti su cui sono d’accordo: non può essere fatto prima di dare l’acqua a Messina o di aver risolto i problemi immediati di quelle terre, ma sono problemi di carattere diversi: uno quotidiano, l’altro strategico.
Lo stretto separa 5 milioni e mezzo di siciliani, la Sicilia è grande come la Danimarca.
Se non investiamo per collegare l’Europa alla Sicilia - non la Sicilia all’Europa - perdiamo una occasione straordinaria.

Si raddoppia il canale di Suez, aumentano i traffici davanti alla Sicilia, ma le merci via mare devono arrivare fino a Rotterdam per tornare poi magari in Sicilia, mentre potremmo farle partire da Palermo e distribuirle da lì in Europa.
Ma per farlo serve il ponte.
Abbiamo una stima interna secondo la quale il ponte si può fare tutto finanziato dai privati utilizzando la norma sulla defiscalizzazione dei ricavi del Ponte, dei contributi e altre voci.

Con un ammontare modesto - 1,5 miliardi di tasse non pagate, non di contributi versati dallo Stato - potremmo ottenere 10 miliardi per lo Stato tra maggiori tasse, imposte dirette, mancati contributi alla disoccupazione.
E sono solo i ricavi diretti.
Il Ponte darebbe lavoro a 40 mila persone, ed essendo parte del corridoio europeo, potrebbe accedere ai finanziamenti del Piano Juncker”.


Il rilancio del Mezzogiorno secondo Legambiente
Secondo Legambiente un vero progetto per il rilancio del Mezzogiorno dovrebbe partire dalle città portuali, perché da Messina a Palermo, da Trapani a Catania, da Villa San Giovanni a Gioia Tauro e Taranto, il problema per lo sviluppo di un efficiente trasporto merci integrato sta nei collegamenti tra porti e rete ferroviaria.

Senza dimenticare lo stato di degrado della rete stradale in Sicilia e Calabria, per cui diventa persino incredibile ascoltare promesse sul Ponte sullo Stretto quando qualche mese fa l’autostrada tra Palermo e Catania è stata chiusa per un crollo dovuto al dissesto idrogeologico e continuano i ritardi sulla Jonica e sulla Salerno-Reggio Calabria.
Questi sì sarebbero interventi utili e un modo concreto di promuovere nuova occupazione e sviluppo nel meridione.
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