Outsourcing

Quale futuro per gli aeroporti italiani?

03 ottobre 2012
In breve
Il caso dell'aeroporto di Catullo è solo l'apice di una situazione degli aeroporti italiana tutt'altro che rassicurante.
I bilanci in negativo e la mala gestione hanno portato alla necessità di ridefinire la distribuzione degli aeroporti.
Così arrivano tagli dal Piano degli aeroporti del Ministro Passera e ulteriori tagli da Bruxelles.
La vicenda Catullo
L'aeroporto Catullo di Verona, gestito dalla società Catullo SPA, aveva riscontrato un calo di traffici già dal 2009.
I dati di Assoaeroporti registravano infatti un calo del 9,5% nei numeri dei decolli, un taglio dei passeggeri trasportati del 13,9% e un negativo di 24,1% per i volumi di merci/cargo transitati in quel periodo, ovvero nei primi cinque mesi del 2009.

Alla fine del 2011 la vicenda cominciava già ad approdare sui giornali, in cui emergeva la situazione critica dell'aeroporto, con un buco nel bilancio di 26 milioni di euro.
Tra i problemi principali del Catullo c'erano i conti in rosso ed il fallimento di Montichiari D'Annunzio.

All'inizio del 2012, mentre la società annunciava per l'estate l'apertura di nuovi voli, proprio l'accordo con una di queste compagnie ha fatto precipitare la situazione.

Infatti il contratto tra il Catullo e la Ryanair ha fatto emergere nell'agosto 2012 i debiti della società di gestione ed un costo di 14/15 euro a passeggero.

Nello stesso mese, mentre Catullo SPA cerca di rinegoziare gli accordi con la Ryanair, la società Meridiana fly - Air Italy e ricorre alla Commissione europea per le incentivazioni concesse a Ryanair, accusata quindi di essere avvantaggiata e di colpire la concorrenza.
Emerge in questo contesto che il contributo di Catullo per Ryanair è stato di 24,7 euro a passeggero.

L'Associazione confindustriale delle Compagnie aeree, Assaero, prendendo le parti di Meridiana aveva così espresso chiaramente la propria opinione in merito alla vicenda: "L'incredibile vantaggio competitivo di cui gode il vettore irlandese per l'effetto combinato dell'esenzione dalle addizionali comunali, di prezzi stracciati per i servizi di assistenza a terra e dei contributi commerciali per ciascun passeggero trasportato.
In tal contesto già di per sé inquietante, il paradosso è che tali agevolazioni sono finanziate dagli enti pubblici azionisti delle società di gestione.
Ci domandiamo, tanto più in questo periodo di Spending Review, quale sia l'utilità di continuare a destinare decine di milioni di euro dei contribuenti per finanziare le attività di un singolo operatore irlandese che grazie a quei soldi costringe i vettori italiani e i loro lavoratori a cessare le operazioni".

Nel frattempo la Ryanair ricorre al TAR, ottenendo la sospensione della richiesta di ENAC di fermare 70 voli settimanali Ryanair da Verona.

La decisione dell'ENAC era dovuta al fatto che la compagnia Ryanair fosse in arretrato di pagamento di circa un milione di euro.
L'eventuale blocco quindi è stato rimandato.

A settembre 2012 il cda di Catullo Spa decide di avviare un'azione di responsabilità nei confronti del precedente Direttore Generale della Catullo Spa, Massimo Soppani, che aveva concluso l'accordo con Ryanair.

Emergono inoltre più chiaramente i fattori che hanno portato al buco da 26 milioni di euro: sette milioni di euro per il contratto con Ryanair, nove milioni di euro per lo scalo di Brescia Montichiari, costruito ma mai utilizzato, cinque milioni di euro per Avio Handling.
Proprio quest'ultima voce ha portato il Catullo a liquidare la società di servizi di terra Avio Handling.

Dopo che il Tar del Veneto aveva rimandato l'udienza, in merito all'accordo da prendere tra Enac, Catullo e Ryanair, la Catullo Spa ha chiuso la trattativa venerdì 28 settembre 2012, sciogliendo definitivamente l'accordo con la Ryanair.
Il Catullo chiude così i voli Ryanair, a partire dal 12 ottobre 2012.

Altre compagnie sostituiranno la Ryanair, tra cui è emersa la stessa Meridiana fly - Air Italy, come ha spiegato il presidente del Catullo Paolo Arena: "Il traffico di 490 mila passeggeri sviluppato da Ryanair nel 2011, per il 60% è traffico domestico, quindi recuperabile nel breve periodo.
Il mercato che stiamo fortemente sollecitando offrirà al territorio gli stessi collegamenti, garantendo traffico, indotto economico e occupazionale".


Gli altri aeroporti italiani: i casi di Bolzano, Parma, Forlì, Rimini, Siena e Sardegna
Il caso dell'aeroporto di Catullo di Verona è solo uno sul territorio nazionale, dove altri aeroporti presentano criticità e bilanci poco rassicuranti.
Dei circa 60 aeroporti presenti in Italia, molti presentano un bilancio in rosso.

Tra questi l'aeroporto di Bolzano, voluto dalla Provincia.
L'aeroporto aveva chiuso il 2009 con un bilancio in rosso per 2,3 milioni di euro, leggermente rientrati a 1,3 milioni di euro nel 2010.

Alla fine del 2011 sono emerse diverse criticità: lo stato di difficoltà dell'unico vettore, Air Alps, la conseguente revoca della licenza di volo in Austria e la sospensione di tutti i voli, la dichiarazione dello stato di insolvenza e la cassa di integrazione per 44 dipendenti.

Anche l'aeroporto di Parma ha registrato una perdita di 4,7 milioni di euro, tra il 2003 e il 2010.
Il problema principale dell'aeroporto di Parma era l'isolamento dalle principali rotte nazionali ed internazionali, la presenza di piccoli vettori ed il fatto che tutti i flussi turistici passassero per Bologna e per Milano.
L'aeroporto è stato privatizzato nel 2008 e la società austriaca Meinl bank ne ha assunto il controllo per il 67,95%.

Per quanto riguarda il caso di Forlì, l'aeroporto ha registrato perdite per circa 40 milioni di euro tra il 2004 e il 2010 e ulteriori 5,5 milioni di euro nel 2011.

L'aeroporto di Rimini, anche se c'è stato un aumento del traffico passeggeri, ha chiuso il 2010 con una perdita di 7,6 milioni di euro e in negativo anche il 2011.

Anche l'aeroporto di Siena ha chiuso in rosso: 4,2 milioni di euro tra il 2009 e il 2010.

Per quanto riguarda la Sardegna, sono presenti sull'isola 4 aeroporti: Cagliari, Alghero, Oristano e Olbia.
Le società erano in perdita e hanno portato nel 2010 al varo di una legge specifica, con il finanziamento regionale di 135,2 milioni di euro per risanare la situazione critica degli aeroporti. 10,6 milioni di euro sono andati nel 2011 all'aeroporto di Alghero, gestito dalla Società SO.GE.A.AL S.p.A., 4,7 milioni all'aeroporto di Cagliari, gestito da SO.G.A.ER S.p.A., infine all'aeroporto di Olbia sono andati 3 milioni di euro.
Per gli anni 2012 e 2013 si prevede un finanziamento di 15,7 milioni di euro per Alghero, 18,7 milioni di euro per Cagliari e 8,4 milioni di euro per Olbia.


Il Piano Aeroporti di Passera e la stretta da Bruxelles
Formulato in agosto, il Piano del Ministro dello sviluppo economico Corrado Passera prevede il taglio di circa metà degli attuali 60 aeroporti italiani.
Gli aeroporti rimasti, saranno suddivisi: gate intercontinentali, aeroporti strategici e scali primari.

Obiettivo del Piano è la razionalizzazione di quegli aeroporti, di cui sopra abbiamo fatto qualche esempio, definiti "aeroporti fantasma", con bilanci negativi.

"Con questo schema definitivo gli investitori avranno la certezza di poter decidere su cosa e quanto investire nel settore" ha spiegato il presidente dell'Enac Vito Riggio, "mentre il Paese avrà modo di pensare a quali infrastrutture dovranno servire gli scali più importanti.
Tutti gli altri aeroporti passeranno agli enti locali che decideranno se vorranno impiegare soldi pubblici per tenerli in vita".

In pratica il Piano prevede che lo stato non intervenga più nella gestione degli aeroporti, e che quelli minori debbano affidarsi al contributo regionale e comunale.
I tagli previsti dal Piano di Passera vengono ulteriormente allargati dalle decisioni di Bruxelles.
Infatti la Commissione europea, dopo aver aperto diversi fascicoli di indagine su illeciti, in particolare per quanto riguarda le piccole strutture aeroportuali, sembra prepararsi ad una stretta che produrrà probabilmente tagli più drastici di quelli del Ministro Passera.
Questo sembra essere l'orientamento del Commissario europeo alla concorrenza Joaquin Almunia.
Infatti i tagli riguarderebbero tutti gli aeroporti che non sono in grado di sostenersi senza aiuti statali o parastatali, quindi sembrano a rischio non solo i piccolo aeroporti ma anche quelli centrali, come l'aeroporto di Genova, Bologna e Firenze.


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