SEZIONI
Home > Operatori Logistici > Logistica merci a temperatura controllata > L’evoluzione della catena del freddo

Vuoi terziarizzare la tua logistica o sapere se ti conviene farlo?...>>

L’evoluzione della catena del freddo

12/12/2005
In breve
Il nanismo degli operatori italiani ha portato forti ritardi nella logistica a temperatura controllata. Ma il settore sta recuperando il tempo perduto grazie all’impiego di nuove tecnologie e a sinergie internazionali.


Sottodimensionata e scarsamente presidiata: la logistica a refrigerazione positiva (0/4 gradi) e negativa (-18/-25) in Italia non è valorizzata come dovrebbe.
La gestione della catena del freddo è uno degli elementi più importanti della supply chain agroalimentare.
Una sua alterazione può infatti compromettere irrimediabilmente la qualità dei prodotti freschi e surgelati.
Eppure su questo fronte ci posizioniamo in fondo alle classifiche europee.

«I dati della ECSLA, European Cold Storage and Logistics Association, parlano chiaro: sono 2,5 milioni i metri cubi di freddo negativo offerti da operatori terzi sul mercato italiano, a cui vanno aggiunti 500 mila metri cubi di celle a temperatura positiva. Il raffronto con i principali Paesi europei è disarmante: l’Olanda dispone di 10 milioni di metri cubi, la Germania di 6 milioni, la Francia e la Gran Bretagna di 5 milioni ciascuno – fa notare Luca Lanini, docente di logistica agroalimentare presso l’Università Cattolica di Piacenza e di Cremona e presso l’Università di Parma dove coordina il master Claa e direttore della sede di Piacenza dell’Istituto sui trasporti e la logistica –.
Nel nostro Paese si riscontra, quindi, per cominciare unproblema di mancanza di infrastrutture adeguate, ma in certi casi ci si trova di fronte anche all’incapacità di sfruttare al meglio le piattaforme esistenti. Per esempio l’interportoCis sud Europa a Nola dispone di 200 mila mq di ambienti refrigerati non ancora utilizzati».

D’accordo nel rilevare la distanza tra noi e il resto d’Europa anche Piergiorgio Agostini, direttore commerciale di Lamberet Italia, società da 25 milioni di euro di fatturato, filiale di un gruppo francese da 200 milioni di euro di giro d’affari, che immette sul mercato italiano circa 800 veicoli ogni anno per il trasporto di merce deperibile a temperatura controllata.
«Mentre in Italia il comparto dei veicoli isotermici multi-temperatura cresce a una cifra, in Francia incrementa del 15-20% l’anno – aggiunge Agostini –.
In Inghilterra, Germania e Francia i camion multicomparto, che permettono di trasportare merci a temperature diverse in modo da ottimizzare i carichi, sono da tempo una realtà consolidata, al contrario di quanto avviene in Italia dove tra l’altro ai veicoli coibentati vengono imposte restrizioni che risultano obsolete, superate dall’introduzione di nuove tecnologie».
Il ritardo comunque ha una spiegazione: la forte frammentazione degli operatori logistici. «Il sistema soffre di un nanismo strutturale: sono pochissimi gli attori di dimensioni tali da poter gestire il traffico di merce a temperatura controllata sull’intero territorio nazionale facendo base su hub di proprietà o a controllo diretto – afferma Lanini –. E la situazione peggiora ulteriormente se parliamo di temperatura negativa. La catena del freddo risulta gestita, nella maggior parte dei casi, da operatori a carattere regionale che devono fare ricorso ad altri partner logistici per supportare la propria rete distributiva e, di conseguenza, vanno incontro a diverse rotture di carico.
Inoltre difficilmente riescono a integrare funzioni logistiche diverse: dal trasporto alla gestione del magazzino e dell’ordine fino ai nuovi servizi a valore aggiunto come l’immissione delle etichette o dell’imballaggio.
Mentre infatti si potrebbe coniugare lo stoccaggio con lavorazioni complesse della merce, il momento di fermo dei prodotti all’interno dei magazzini refrigerati non viene sfruttato adeguatamente ».

Aumentare le dimensioni dei protagonisti del settore non è però un’impresa semplice: bisognerebbe prima cambiare il sistema che regola la rete di trasporto import-export. «Il nostro paese è ancora poco capace di gestire i flussi internazionali di merci con la logistica nazionale – precisa Lanini –. In base ai dati dell’Ufficio Italiano Cambi, le aziende del made in Italy esportano due volte su tre in modalità franco-partenza (è il cliente estero che sceglie la società di trasporto, generalmente del suo stesso Paese) e importano ancora più o meno nelle stesse proporzioni in franco-destino (è il fornitore estero che sceglie il trasportatore)».
Il settore della temperatura controllata e negativa non è però un mondo statico, tutt’altro. L’evoluzione tecnologica per esempio è continua.
«Nel prossimo futuro il monitoraggio della catena del freddo attraverso il satellite sarà impiegato in modo generalizzato. Alcune aziende hanno già realizzato una vera e propria e-supply chain: Maersk, la maggiore compagnia commerciale di trasporto marittimo refrigerato a livello mondiale, controlla via satellite tutte le variabili interne ai container compresa la temperatura » conclude Lanini.

Autore: Cristina Botter
Rivista Trade Business
Condividi su
Oppure
Invia il tuo commento
Per lasciare il tuo commento devi prima autenticarti. Effettua ora il Login oppure Registrati
Logisticamente Srl
Informazione e comunicazione sulla logistica e il supply chain management
Testata registrata al tribunale di Parma autorizzazione n. 13/2005 del 26/07/2005

Piazzale Badalocchio 9/B – 43126 Parma PR
Tel. 0521 944250
Fax 0521 943033
Email servizi@logisticamente.it

P. IVA: 02238470344
Rea: 221930
Copyright © 2002 – 2018 Logisticamente Srl