Problemi logistici per il trasporto
Trasporti nazionali e internazionali

Trasporti nazionali: viaggio in un mondo trascurato dai governi

27 novembre 2018
Il movimento è vita, per ognuno di noi. Ogni giorno entriamo in macchina e andiamo al lavoro, poi torniamo a casa, andiamo a prendere i figli a scuola e al supermercato, o in ospedale, in farmacia, dal medico.
C’è poi chi lavora in strada, gli agenti di commercio, gli autotrasportatori, chi consegna merce, chi manda avanti aziende e famiglie macinando chilometri giorno dopo giorno.

In questo contesto, come uno sviluppatore di software per la gestione dei trasporti non può creare da zero un programma o un videogioco con un computer obsoleto o come un idraulico o un muratore o qualunque altro professionista non possono svolgere i propri compiti senza gli attrezzi del mestiere, anche gli autotrasportatori hanno necessità di portare avanti il proprio lavoro nella migliore condizione possibile.

Tutto ciò però non avviene, e per avere una minima idea di quanto il sistema Italia e la carenza di infrastrutture (o la pessima qualità delle stesse) siano deleterie per l’economia del Bel Paese, tra l’altro la seconda manifattura europea e che punta forte sull’export – interno ed esterno ai propri confini – basta snocciolare due cifre: 40 e 34.

Sono 40 i miliardi di euro che secondo la Siteb (strade italiane e bitumi) servirebbero per riasfaltare tutte le arterie malconce e 34 invece i miliardi l’anno che vengono persi dall’economia italiana per carenze infrastrutturali (parliamo di due punti di Pil).

Eventi di logistica: dati e rapporti


A far luce sul secondo dato è stato l’ultimo rapporto di Conftrasporto-Confcommercio, dal titolo “Riflessioni sul sistema dei trasporti in Italia”, presentato in occasione del 4° Forum internazionale su trasporti e logistica di Cernobbio (Como).

Il rapporto è stato realizzato dall’ufficio studi di Confcommercio in collaborazione con Isfort, e sottolinea come le merci in Italia viaggino colpevolmente lente, e con tante, troppe difficoltà.

A corroborare i dati snocciolati dal rapporto di Conftrasporto-Confcommercio è anche l’analisi dell’Anita, l’associazione di Confindustria che rappresenta imprese di autotrasporto merci e logistica che operano in Italia e in Europa.
“L’Italia – osserva l’Anita – nonostante sia il secondo Paese manifatturiero d’Europa, non riesce a migliorare le performance logistiche e resta al 21° posto nella classifica della Banca mondiale”.

Gestione della logistica in strada


Ad acuire il problema c’è anche l’atavico problema delle buche, a cadenza regolare denunciato dalla Siteb.
Anche una recente inchiesta de “La Stampa” ha acceso i riflettori sul tema.

Sono 650mila i chilometri della rete stradale italiana, e le asfaltature sono ogni anno circa la metà di quelle che sarebbero necessarie per garantire una buona qualità del manto.

“È come non curare un dente cariato” afferma dalle colonne del quotidiano di Torino Michele Turrini, presidente della Siteb, che conta 300 associati tra gli operatori che si occupano di asfaltature.

I problemi non sono dunque esclusivamente quelli inerenti le grandi opere, come tragicamente visto lo scorso 14 agosto con il crollo del ponte Morandi di Genova, me sono estremamente capillari. Basti pensare che per assicurare la qualità di un manto stradale servirebbe rifarlo ogni 7 anni, compito per cui servirebbero circa 173 milioni di metri cubi d’asfalto, pari a 42 milioni di tonnellate l’anno.

Peccato che la produzione annuale italiana di quest’anno sia prevista a 24 milioni, il numero più basso della storia recente.
Perché numeri tanto drammatici? Semplice: il comparto ha nel giro di otto anni perduto il 36% degli addetti e il 40% delle aziende.

Un problema chiaro anche all’Unione Europea, che in un rapporto del 2014 ha fotografato una situazione che vede l’Italia come la seconda nazione dell’Europa a 26 che ha più diminuito gli investimenti per la manutenzione delle strade tra il 2008 e il 2011 (-52%).

Trasporti nazionali: il “caso” Accise


A far piovere sul bagnato c’è anche il mancato rispetto del principio che “chi meno inquina meno paga”, segnala Conftrasporto, che sottolinea inoltre come il traffico generato dall’autotrasporto abbia raggiunto il 60,2% di quello totale, motivo per cui il Governo dovrebbe puntare su politiche che vadano nella direzione di promuovere la sostenibilità ambientale.

Tutto ciò alla luce del fatto che l’Italia ha la più alta incidenza fiscale dell’area Ue sul gasolio per autotrazione: 60,6% contro una media europea del 55,9%, con le accise che pesano 62 centesimi su ogni litro di carburante.

In questo senso vi è un’evidente discrepanza tra la quantità dell’inquinamento prodotto e la tassazione prevista.
Se infatti i 391mila automezzi circolanti provocano danni da inquinamento per 1,3 miliardi di euro, sono invece 3 i miliardi di tasse versate, più del doppio di quanto dovrebbero essere.

E il paradosso, la beffa finale, è che a farne le spese maggiori sono proprio i mezzi più ecologicamente virtuosi.

Dall’analisi dei dati in proprio possesso, Conftrasporto ha infatti scoperto che nel 2017 ogni automezzo Euro 6 ha pagato in media 8.650 euro all’anno in più rispetto al danno ambientale prodotto.

Trasporti sostenibili: la cura del ferro


La sostenibilità ambientale dei trasporti si può raggiungere non solo utilizzando carburanti “green” e meno inquinanti, ma anche grazie al trasporto ferroviario.

Esempio virtuoso in questo caso è Mercitalia Fast, il nuovo servizio di trasporto merci rapido che collega Bologna con Caserta e che alleggerirà ogni anno la principale arteria autostradale italiana (l’autostrada A1) di circa 9mila camion ogni anno, riducendo dell’80% le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera rispetto al trasporto stradale.

Il fronte più delicato è però qualche centinaio di chilometri più a nord, sui valichi alpini, che vista la conformazione geografica italiana vedono transitare oltre il 70% dei flussi import/export dell’Italia con gli altri Paesi Ue.

In questo senso dovrebbero dunque essere maggiormente utilizzate le linee ferroviarie dei grandi trafori alpini lungo le direttrici Italia-Svizzera e Italia-Austria (i già esistenti tunnel del Loetschberg e del Gottardo e quelli da completare, il tunnel del Ceneri e quello del Brennero).

Concorrenza sleale in autostrada 


Infine, a peggiorare la situazione dell’autotrasporto italiano c’è anche “l’elefante nella stanza”, la concorrenza sleale.

Più 190%: a tanto ammonta l’aumento del traffico merci su gomma delle imprese dell’Est da e verso l’Italia tra il 2006 e il 2016.

Automezzi spesso più inquinanti di quelli di imprese italiane, ma che pagano meno accise (e spesso nemmeno in Italia).
Sono concorrenti che possono contare su un costo del lavoro più basso (a un’impresa polacca un autista costa 12mila euro all’anno, a un’impresa italiana ne costa 35mila) e su una pressione fiscale inferiore (in Ungheria è la metà di quella italiana).
Una sorta di “delitto perfetto” dove a farne le spese sono solo le imprese italiane.

Insomma, la situazione della logistica italiana è fatta di difficoltà, risposte non date, tempo perso e impegni troppo spesso procrastinati.
Per invertire la rotta serve in primis una presa di coscienza da parte delle istituzioni (specie quelle centrali) atte a promuovere politiche di investimento in miglioramento delle infrastrutture.
Perché non è solo un comparto a soffrire di problemi oggettivi, ma tutta l’economia italiana.

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