Outsourcing

Arriva un nuovo fenomeno: la circular economy

12 dicembre 2017
In breve
“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Per capire il concetto e l’importanza dell’economia circolare bisogna partire da qui. È il postulato fondamentale di Lavoisier, fisico, chimico e filosofo francese, che a metà ’700 ha formulato la legge della conservazione della massa. La materia non svanisce nel nulla, i rifiuti non possono scomparire. Da qui l’importanza di promuovere un modello economico basato sul risparmio delle materie prime, sull’utilizzo di energie rinnovabili, sul riciclo e il riuso. L’economia circolare, appunto. In questo scenario anche (e soprattutto) il mondo della logistica e della supply chain possono contribuire e fare la loro parte.

Premessa
L’economia circolare, secondo la definizione che ne dà la Ellen MacArthur Foundation, “è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola.
In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera”.
L’economia circolare è, dunque, un sistema in cui tutte le attività, a partire dall’estrazione e dalla produzione, sono organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun’altro.

In questo scenario la sostenibilità logistica risulta quasi superata, essendo data per scontata, in quanto il nuovo paradigma pone al centro la “sostenibilità del sistema”, e non di una sola parte di esso, in cui non ci sono prodotti di scarto e in cui le materie vengono costantemente riutilizzate.
Si tratta di un sistema opposto a quello definito lineare, che parte dalla materia ed arriva al rifiuto.
Si tratta dunque di un nuovo paradigma dove la “logistica sostenibile” diventa un elemento fondamentale del modello dell’economia circolare e che assume una veste nuova e sempre più pervasiva.


La strada sembra segnata, ma è necessario un cambio di passo e di mentalità a partire dai clienti committenti nei confronti dei fornitori di servizi di logistica, affinché si interrompa quel circolo vizioso che vede alcuni settori della logistica operare in uno scenario di pura competizione di prezzo, ma non total costs, sempre a più basso valore aggiunto: paradossalmente, mentre alcuni clienti lamentano la bassa capacità di innovare da parte di alcuni operatori logistici in Italia, spesso sono proprio coloro i quali che non sanno (o non vogliono) valutare nel complesso il valore dei servizi erogati e che comprano in una pura ottica di “asta al ribasso” impedendo di fatto a molti operatori della logistica di poter concretamente investire in innovazione e sostenibilità e poter dunque fornire servizi a reale valore aggiunto, a totale beneficio di tutta la filiera, o meglio di tutta l’economia nella sua circolarità.

I primi passi
La prima area sulla quale si può intervenire è quella degli approvvigionamenti di materie prime, scardinando le tradizionali regole del procurement in favore di un maggior riuso.
Un caso interessante citato dal Rapporto GEO (Green Economy Observatory) dello IEFE (Istituto di Economia e Politica dell’Energia e dell’Ambiente) dell’Università Bocconi È quello del calcestruzzo, ampiamente impiegato nel settore delle costruzioni.
Ogni anno, nel mondo, ne vengono prodotti 10 miliardi di metri cubi, con uno scarto medio (il cosiddetto reso) del 5% negli Stati Uniti e del 2% in Europa, rappresentato dai residui che rimangono sul fondo delle betoniere oppure dalla produzione non conforme.

In Italia, Mapei ha sviluppato RE–CON Zero, un additivo che trasforma il reso in un materiale granulare che potrà essere riutilizzato come aggregante nella produzione di nuovo calcestruzzo.
Azzerati scarti e rifiuti, l’aggregante così prodotto ha anche il vantaggio di ridurre il consumo di aggreganti di derivazione naturale.
Passando alla seconda fase, sarà possibile intervenire efficacemente anche sulla progettazione dei prodotti (design), in modo che gli stessi siano in grado di esprimere il più ampio valore durante la loro vita utile.


Proprio come fa da tempo il colosso dell’automazione industriale ABB con il suo ABB Gate Model, un insieme di procedure per lo sviluppo prodotti che è stato arricchito negli ultimi anni con tutta una serie di criteri di sostenibilità – checklist ambientali, riciclabilità dei materiali, efficienza energetica...
La società ha coinvolto tutto l’organigramma aziendale mettendo a disposizione sulla Intranet un “sustainability toolbox” contenente l’indicazione di tutti gli aspetti da tenere in considerazione per attuare un approccio circolare nello sviluppo dei nuovi prodotti.

Il ruolo della logistica, la visione di UPS
Dal rapporto “2016 UPS⁄GreenBiz Circular Economy Research Study”, emerge che “ogni 10 dirigenti responsabili per la sostenibilità intervistati circa 9 (86%) ritengono che tra due anni l’economia circolare svolgerà un ruolo importante per la loro azienda, quasi raddoppiando il dato emerso due anni fa quando soltanto il 47% riteneva importante questo fattore”.
Per quanto riguarda l’adozione del modello di economia circolare, gli intervistati prevedono che “la crescita maggiore si avrà nel settore tecnologico, in particolare in quello dell’elettronica (computer e cellulari), dal momento che i sistemi di raccolta e riutilizzo del prodotto sono più facilmente integrabili in questi modelli di business”.

Lo studio, condotto da GreenBiz Group in collaborazione con Ups, un leader globale nella logistica e nel trasporto pacchi e cargo, ha raccolto le opinioni di dirigenti e thought leader sulla sostenibilità per offrire una migliore comprensione dei driver di business e delle sfide insite nell’economia circolare.
All’Ups spiegano che “questo tipo di economia rappresenta un’alternativa alla tradizionale economia lineare (produzione–consumo–smaltimento): si tratta di un modello in cui le risorse vengono utilizzate il più a lungo possibile, estrapolandone il massimo valore finché sono in uso; successivamente, alla fine del loro ciclo di vita, i prodotti e materiali vengono recuperati e rigenerati”.

Tornando ai dirigenti di azienda, quasi 3 intervistati su 5 dicono che la loro organizzazione sta implementando i principi dell’economia circolare in almeno una delle linee di prodotto o di servizi ed Ed Rogers, senior director of global sustainability di UPS, evidenzia: “Non ci sorprende constatare la crescente importanza dei concetti relativi all’economia circolare agli occhi delle aziende.
I nostri clienti si stanno rendendo conto dell’impatto ambientale e sociale dei propri prodotti e delle proprie attività lungo l’intera catena del valore, dalle materie prime, passando per la progettazione, fino alla produzione e alla logistica.
Riconoscono l’opportunità di spostarsi verso un modello che consenta di utilizzare le risorse il più a lungo possibile”.


Secondo Ups, dallo studio di GreenBiz Group viene anche fuori che “la logistica svolge un ruolo cruciale nell’implementazione di una strategia circolare sostenibile e di successo.
La quasi totalità degli intervistati (97%) ritiene che la logistica svolga un ruolo molto importante (87%) o abbastanza importante (10%) nella transizione verso un’economia circolare.
Gli intervistati hanno dichiarato che le aziende di logistica possono offrire ai propri clienti un valore unico incentivando una maggiore partecipazione all’economia circolare attraverso un modello di take–back seamless e comodo.
Le etichette di spedizione prepagate, lo smart packaging e i comodi meccanismi di take–back contribuiscono ad alimentare la domanda di mercato.
Inoltre i costi a carico del consumatore e della clientela possono essere ridotti mediante il ricorso al backhauling e attraverso l’ottimizzazione del carico e del percorso”.
Rogers dice che Ups si avvale del suo know–how per potenziare e agevolare l’economia circolare e aggiunge: “Come dimostra questo studio, concentrarsi sulla logistica del “primo miglio” è cruciale per aiutare le aziende a implementare un’economia circolare economicamente efficiente”.

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