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Food Hub Digitale: il nuovo punto di contatto tra produzione e distribuzione sostenibile

29/08/2017

In breve
Tecnologia e cibo: un binomio che sembra andare sempre più a braccetto. Ci ha pensato Coopup, l’incubatore di Confcooperative Toscana, prima regione in Italia a dotarsi di un Food Hub.
Ma cosa sono i food hub? Un punto di contatto tra la produzione e il consumo di prodotti a basso impatto ambientale, ecosostenibili e, quando possibile, locali.
Una piattaforma commerciale digitale che interviene sui segmenti di mercato BtoC (consumatore finale individuale e collettivo) e BtoB, consumatori intermedi (agriturismi, ristoranti, mense, mercati contadini etc.) per la ricostruzione di sistemi agro­alimentari locali sostenibili.

Premessa
Il Food Hub Digitale Locale può essere definito un soggetto di intermediazione tra produzione e consumo di prodotti agro-alimentari a “valore condiviso” (rispettosi dell’ambiente, di qualità e locali) all’interno di un raggio chilometrico ben definito, riconosciuto da domanda e offerta come locale.
Il Food Hub Digitale Locale opera attraverso una piattaforma commerciale digitale (e­commerce) e logistica intervenendo su due segmenti di mercato:

  • BtoC: consumatore finale individuale e collettivo (individui, gruppi di famiglie e Gruppi di Acquisto Solidale)
  • BtoB: consumatori intermedi (agriturismi, ristoranti, mense, mercati contadini etc.) per i quali è necessaria una massa critica di prodotto e un unico punto di transazione commerciale.

Un sistema territoriale del cibo
Una delle potenziali strade verso la sostenibilità è quella della rilocalizzazione di una quota consistente della produzione e del consumo di cibo.
Attualmente le città dipendono per il loro approvvigionamento dai circuiti della Grande Distribuzione Organizzata e da filiere agroalimentari “lunghe”.

Il punto è tentare di riconnettere le città e le campagne in un rapporto di maggior relazione ed equilibrio per favorire il consumo di cibo locale dando vita a filiere “corte” in grado di valorizzare le economie di prossimità.
Per affrontare questa sfida non basta adagiarsi sul “paradigma della promozione” delle produzioni locali e dei “tipici”, ma è necessario immaginare dei veri e propri sistemi territoriali che siano in grado di riorganizzare le filiere agroalimentari con nuovi approcci.
Inoltre, non è sufficiente utilizzare la parola locale come mantra, essa da sola non basta a garantire qualità e sostenibilità dei prodotti e dei processi ad essi collegati.

“La Toscana sarà la prima regione in Italia a dotarsi di un Food Hub”.
È questa la missione in cui ha deciso di impegnarsi CoopUp, l’incubatore di Confcooperative Toscana, che a Firenze ha organizzato l’incontro “Cibo e innovazione” dedicato ai Food Hub Digitali per la ricostruzione di sistemi agro­alimentari locali sostenibili.

“Nel rispetto della politica di opening innovation, CoopUp ha accolto l’idea innovativa di Food Hub ­ spiega Marco Tortora di CoopUp Firenze ­ un modello di business che sta riscuotendo grande successo e diffusione nel Nord Europa e in America e che potrebbe rappresentare la soluzione per molte aziende.
Il Food Hub è una piattaforma digitale che permette una distribuzione diversa e innovativa del cibo tra produttori e produttori ­ cioè soggetti della stessa filiera ­ e tra produttori e consumatori.
Si tratta di un sistema in grado di portare concreti vantaggi non solo in termini di risparmio, ma anche di impatto ambientale e sociale.
CoopUp cercherà di sviluppare questa idea, perché possa costituirsi in impresa e possa effettivamente entrare nel mercato e creare valore per la comunità e per il territorio”.

Un sistema territoriale del cibo
Una delle potenziali strade verso la sostenibilità è quella della rilocalizzazione di una quota consistente della produzione e del consumo di cibo.
Attualmente le città dipendono per il loro approvvigionamento dai circuiti della Grande Distribuzione Organizzata e da filiere agroalimentari “lunghe”.

Il punto è tentare di riconnettere le città e le campagne in un rapporto di maggior relazione ed equilibrio per favorire il consumo di cibo locale dando vita a filiere “corte” in grado di valorizzare le economie di prossimità.
Per affrontare questa sfida non basta adagiarsi sul “paradigma della promozione” delle produzioni locali e dei “tipici”, ma è necessario immaginare dei veri e propri sistemi territoriali che siano in grado di riorganizzare le filiere agroalimentari con nuovi approcci.
Inoltre, non è sufficiente utilizzare la parola locale come mantra, essa da sola non basta a garantire qualità e sostenibilità dei prodotti e dei processi ad essi collegati.

“La Toscana sarà la prima regione in Italia a dotarsi di un Food Hub”.
È questa la missione in cui ha deciso di impegnarsi CoopUp, l’incubatore di Confcooperative Toscana, che a Firenze ha organizzato l’incontro “Cibo e innovazione” dedicato ai Food Hub Digitali per la ricostruzione di sistemi agro­alimentari locali sostenibili.

“Nel rispetto della politica di opening innovation, CoopUp ha accolto l’idea innovativa di Food Hub ­ spiega Marco Tortora di CoopUp Firenze ­ un modello di business che sta riscuotendo grande successo e diffusione nel Nord Europa e in America e che potrebbe rappresentare la soluzione per molte aziende.
Il Food Hub è una piattaforma digitale che permette una distribuzione diversa e innovativa del cibo tra produttori e produttori ­ cioè soggetti della stessa filiera ­ e tra produttori e consumatori.
Si tratta di un sistema in grado di portare concreti vantaggi non solo in termini di risparmio, ma anche di impatto ambientale e sociale.
CoopUp cercherà di sviluppare questa idea, perché possa costituirsi in impresa e possa effettivamente entrare nel mercato e creare valore per la comunità e per il territorio”.



Agricoltura urbana nel mondo
Da New York a Vancouver, da San Francisco a Londra, sta emergendo una nuova nicchia di competenze nella pianificazione del sistema agro­alimentare urbano.
I diversi progetti di agricoltura urbana spesso possono differire in modo sostanziale uno dall”altro per le loro ragioni di fondo, nonché per i modi di utilizzare lo spazio aperto.

Da una parte, la produzione di cibo locale viene usata come mezzo per combattere i problemi più insidiosi di ineguaglianza sociale e degrado ambientale, quindi ben lontana dalle aspirazioni di autosufficienza alimentare che alcuni osservatori erroneamente le attribuiscono.
Basti ricordare progetti come La Finca del Sur di New York o lo Stop Community Food Center di Toronto, che propongono un futuro alternativo per la riqualificazione dei vuoti urbani.

Mentre dall’altra, vi sono progetti di agricoltura urbana incentrati sulla città come nuovo spazio per la produzione e innovazione agricola che cercano nuove sinergie tra cibo e città non tanto in chiave sociale, quanto in chiave economica e produttiva.
Tra questi ci sono i grandi orti pensili commerciali, che hanno iniziato a spuntare sui tetti di vecchi fabbricati industriali a Brooklyn (Brooklyn Grange, Gotham Greens, Eagle Street Rooftop Farm), Chicago (Gotham Greens, Urban Canopy Rooftop Farm, McCormick Place Rooftop Garden), e Toronto (Ryerson University Rooftop Farm, Lufa Farms), ma anche su edifici di nuova costruzione quali supermercati (Whole Foods) e case popolari (Arbor House nel Bronx, 60 Richmond Street East a Toronto).

Seppur ancora a livello di scenari e prototipi sperimentali, in questo insieme di progetti - che fanno leva sulla densità della città per costruire nuovi spazi per la produzione orticola intensiva - vi sono anche le proposte di fattorie a torre o vertical farms (la Vertical Farm di Dickson Despommier o di Blake Kurasek, oppure il concept della Dragonfly Vertical Farm di Vincent Callebaut Architecture), che integrano la tipologia dell’edificio alto con le tecnologie di coltivazione agricola in assenza di suolo come l’idroponico e l’aeroponico, già da tempo impiegati nelle serre convenzionali.


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