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Il Made in Italy agroalimentare: primo in numero di esportazioni

30/05/2017
In breve
Oltre un miliardo di persone nel mondo acquistano cibo italiano. Il dato è di Dhl, società leader mondiale nella logistica. L’analisi registra un aumento del valore dell'export dell’83,8%. Le spedizioni del food nel 2016 sono cresciute del 20 per cento
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Premessa
In dieci anni il valore dell'export alimentare italiano è aumentato dell’83,8% nel periodo 2004-2014.
Anche nel 2016 i trend sono in crescita, come lo sono le spedizioni di specialità alimentari made in Italy effettuate da Dhl Global Forwarding, aumentate di oltre il 20%.

Lo annuncia, in una nota, la stessa società di spedizioni via corriere, precisando che " ogni anno 1,2 miliardi di persone in tutto il mondo acquistano un prodotto dell’agroalimentare italiano, tra i quali 750 milioni sono consumatori fidelizzati".

Basti pensare che il gelato artigianale prodotto a Torino va anche ad Hong Kong e che solo a giugno 2016 DHL ha spedito laggiù oltre 10 tonnellate.
Più di 500 container (10.000 tonnellate) di mele del Trentino volano verso Emirati Arabi e Senegal.


Crescita continua con Stati Uniti in testa
Il Made in Italy agroalimentare è ormai riconosciuto in tutto il mondo come simbolo di eccellenza assoluta.
Il gusto unico dei prodotti italiani ha, negli anni, conquistato gli operatori e consumatori esteri costruendosi una reputazione di alto valore.

In questi anni di crisi, i processi di globalizzazione e di riduzione delle distanze tra i mercati hanno presentato un incredibile ventaglio di opportunità e di sfide: se da un lato le nostre aziende devono essere pronte a soddisfare le richieste del mercato, dall’altro appare necessario misurare la capacità che abbiamo di comunicare la nostra cultura alimentare autentica, di condividerla per proteggerla, al fine di tutelarci dalle contraffazioni.
Per far fronte a qualsiasi sfida, sarà necessario mettere in campo la abilità di creare filiere che rendano onore ai nostri buoni prodotti.

Ma dove vanno a finire i prodotti food del Made in Italy nel mondo?
Come viene garantita la loro qualità nonostante lunghi viaggi per il trasporto?
Chi garantisce che un latticino assaporato in Cina mantenga le proprietà organolettiche e di gusto, in modo da mantenere alta la rinomata qualità del Made in Italy agroalimentare?

Le risposte a queste domande saranno discusse durante il workshop del 23 giugno "La buona logistica alimentare"

Dhl, società leader mondiale nel settore della logistica, spiega innanzitutto come nel 2015, grazie appunto all’intenso sviluppo delle esportazioni, il settore dell’agroalimentare sia cresciuto del 4,6%: una velocità decisamente superiore rispetto all’economia italiana che lo scorso anno ha fatto registrare il primo valore positivo (PIL +0,8%) dopo tre anni negativi.

L’Europa rimane il primo mercato per l’export italiano (Germania e Francia in testa).
Gli Stati Uniti sono invece il primo mercato extraeuropeo, dove le esportazioni sono cresciute nell’ultimo anno del +18% raggiungendo una quota del 12% sul totale.

Fondamentale il mercato russo nonostante la flessione (-6%) causata dalle sanzioni e dagli embarghi sui cibi europei.
Rispetto agli scorsi anni, però, sono i paesi emergenti e con le economie più dinamiche, soprattutto quelli asiatici e dell’Est Europa, a produrre tassi di crescita maggiori delle esportazioni di prodotti Made in Italy.

In particolare: Taiwan, con un +25% di prodotti alimentari italiani in entrata, a cui seguono Corea del Sud (+20,2%), Israele (+15%), Croazia (+14,6%).
Infine la Cina, il cui gradimento verso il Made in Italy alimentare ritorna con un incremento del 9,9%.


I Prodotti in dettaglio
L’80% dell’export italiano è rappresentato da marchi industriali di prestigio e da prodotti a denominazione protetta (Dop, Igp).
DHL Global Forwarding, in quanto spedizioniere particolarmente specializzato nel trasporto di food, ha rilevato tratte peculiari del cibo Made in Italy, che finisce nei posti più disparati nel mondo.

Alcuni esempi:
  • Pesche di Cesena ogni anno 30.000 tonnellate di frutta da nocciolo, ossia pesche e ciliegie, vengono esportate negli Emirati Arabi: quest’anno solo dalla provincia di Cesena, DHL ha spedito via aerea oltre 30 tonnellate di pesche nel periodo del Ramadan
  • Gelato artigianale prodotto a Torino il gelato “surgelato” va anche ad Hong Kong, solo a giugno 2016 sono state spedite oltre 10 tonnellate (in tutto il 2015 dall’Italia ne erano state spedite 20 tonnellate)
  • Castagne oltre 150 tonnellate di castagne cuneensi (15% circa della produzione italiana) viaggiano alla volta di USA e Canada: il frutto autunnale per eccellenza è richiestissimo a New York
  • Mele più di 500 container (10.000 tonnellate) di mele del Trentino volano verso Emirati Arabi e Senegal
  • Succhi d’arancia dalla Sicilia partono oltre 2.000 tonnellate di succo di agrumi surgelato, verso Giappone, USA, Australia, Cina
  • Mozzarella e burro dalla Campania viaggiano verso Cina, Giappone e Emirati Arabi: si parla per il momento di circa 1.000 tonnellate ma il mercato è in crescita grazie alle nuove soluzioni refrigerate

Come viaggia il cibo
Il trasporto via aerea rappresenta una fondamentale modalità di trasporto per i prodotti deperibili come il food: solo in questo modo è possibile gustare un gelato a Hong Kong esattamente come nel Bel Paese.

Per questo Dhl Global Forwarding ha allestito- si legge in una nota- delle strutture all’avanguardia, quattro Centri di Eccellenza (Milano, Roma, Napoli e Venezia) con team dedicati, cross docking di spedizioni deperibili, congelate e surgelate grazie a celle a temperatura controllata (-20ºC; +2/+8ºC e +15/+25ºC), oltre alla gestione delle operazioni doganali.

L’attenzione agli effetti delle variazioni di alcuni fattori (ad esempio temperatura, umidità, vibrazioni, luminosità) sul prodotto finito durante la fase di trasporto dall’Italia verso il Paese di destinazione, sono fondamentali per preservare il "valore aggiunto" del prodotto Made in Italy.

Il trasporto, se non viene effettuato correttamente, porta a notevoli variazioni di temperatura (anche dell’ordine di 40° C): temperature estreme possono portare alla degradazione/distruzione del prodotto, ovvero ad un danno non solo economico, ma di immagine e fiducia verso l’intera filiera del Made in Italy agroalimentare.
Se a Dubai si possono gustare pesche romagnole o a Tokyo autentiche mozzarelle, dunque, è anche grazie alla corretta gestione della spedizione aerea del food.

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