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Gli Italiani e i RAEE: quanta consapevolezza al riguardo?

07 marzo 2017

In breve

Attraverso un’indagine, condotta con l’apporto di 2.121 interviste su un campione stratificato e casuale, rappresentativo dei cittadini maggiorenni residenti in Italia e selezionato in base a quote per genere, età, area geografica, e ampiezza dei centri abitati, è emerso che solo 18 italiani su 100 sanno che è possibile conferire gratuitamente i piccoli apparecchi elettrici ed elettronici dismessi presso i punti vendita
Premessa
È stata presentata la ricerca "Gli italiani e i RAEE: dall’uno contro uno all’uno contro zero", realizzata da Ipsos Italia per Ecodom e Cittadinanzattiva sui comportamenti degli italiani nella gestione dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche).
Al centro dell’indagine il legame tra questi comportamenti e la conoscenza dei decreti che regolano in Italia il conferimento di RAEE.
La ricerca è stata condotta attraverso 2.121 interviste su un campione stratificato e casuale, rappresentativo dei cittadini maggiorenni residenti in Italia e selezionato in base a quote per genere, età, area geografica, e ampiezza dei centri abitati.

La raccolta dei RAEE è normata dal decreto "uno contro uno", che da giugno 2010 obbliga i venditori di prodotti elettrici ed elettronici al ritiro gratuito dell’apparecchiatura dismessa a fronte dell’acquisto di un nuovo prodotto equivalente, e dal nuovo decreto "uno contro zero", che da aprile 2016 prevede la consegna gratuita dei RAEE di piccole dimensioni (inferiori a 25 cm) presso i punti vendita con superfici superiori a 400 mq (il servizio è facoltativo per i negozi più piccoli) senza alcun obbligo di acquisto.



Il livello di rischio percepito
La scarsa conoscenza dei rifiuti RAEE incide negativamente sulle modalità di smaltimento.
Anche se dall’indagine emerge il prevalere di comportamenti virtuosi, come il ricorso all’azienda municipalizzata (nel 60% dei casi), non mancano le cattive abitudini che incidono in modo più elevato tra chi non ha dimestichezza con questi rifiuti.
Il 17% del campione ha dichiarato di non aver smaltito in modo corretto gli ultimi tre rifiuti elettrici-elettronici, gettandoli tra i rifiuti generici o nel contenitore della plastica.
Secondo gli intervistati, il nuovo decreto "uno contro zero" contribuirà però all’incremento della raccolta dei RAEE.

Meno di un intervistato su 4 (18%), una quota ancora marginale di popolazione, riconosce correttamente i RAEE.
Due su cinque (40%) ne hanno solo un’idea approssimativa mentre la maggioranza relativa (42%) non li conosce affatto.
Le principali fonti di informazioni sui RAEE, per i cittadini che li riconoscono, sono l’amministrazione pubblica (31%) o le aziende di igiene urbana (31%).
Solo in un 10% dei casi le informazioni sono state fornite dai relativi negozianti.
La percezione sul grado di rischio di queste apparecchiature appare elevata, anche tra chi non le conosce (livello medio di pericolosità pari a 8,7 su 10), per le conseguenze dannose che il mancato trattamento può avere sul suolo, sull’aria e sull’acqua, e per la presenza di sostanze inquinanti contenute in alcuni componenti, in base al parere di chi le considera pericolose.

Nelle abitazioni degli italiani le apparecchiature "a rischio", ovvero non più in uso oppure non più funzionanti (e che quindi potrebbero essere dismesse in modo non corretto) rappresentano il 7,4% del totale posseduto.
Il più elevato potenziale di rischio è di videoregistratori, videocamere, macchine fotografiche digitali e calcolatrici.
In merito alle modalità di dismissione, fortunatamente prevalgono i comportamenti virtuosi, nel 60% dei casi tramite il ricorso alle società di igiene urbana e nel 9% dei casi tramite i negozianti, ma le cattive abitudini di conferimento pesano ancora il 17%.
Queste ultime scendono al 10% tra coloro che sono informati sui RAEE, mentre tra chi non conosce i RAEE l’incidenza di modalità di conferimento non corrette è ancora più elevata (22%).
Nello specifico, sono MP3 (45%), spazzolini elettrici (29%), calcolatrici e cuffie (27%) ad essere dismesse in modo non corretto (principalmente insieme ai rifiuti generici).



La conoscenza del decreto
 


La conoscenza del decreto Uno contro uno, in vigore dal 2010, è aumentata del 13% in 5 anni, ma si attesta su una percentuale comunque molto bassa: solo il 30% del campione dichiara di conoscerlo e il 26% di questi non sa esattamente cosa prevede.
Se poi parliamo del decreto Uno contro zero, che da luglio scorso ha sostituito il precedente, la conoscenza raggiunge appena il 18%.

Eppure, secondo gli intervistati il decreto ha una grande potenzialità per l’aumento della raccolta dei Raee perchè semplifica molto le modalità di smaltimento del rifiuto.
Dal 22 luglio, infatti, basta recarsi in un negozio di elettronica abbastanza grande (con una superficie di vendita superiore ai 400 metri quadri) e lasciare il nostro piccolo rifiuto in appositi contenitori senza essere obbligati ad acquistare nulla.
Geograficamente parlando, la popolazione delle Isole risulta essere la più informata sul decreto (23%).
Tra i canali di informazione emergono i media, come quotidiani (24%) e TV (20%), ma anche le catene distributive (20%).
Secondo gli intervistati, il decreto potrà contribuire in modo significativo all’aumento della raccolta dei RAEE.
Le principali motivazioni indicate sono la semplificazione del conferimento per i consumatori, anche in termini di convenienza, e le potenzialità in termini di informazione e sensibilizzazione dei cittadini, promuovendo comportamenti virtuosi.
Anche la possibilità di diventare uno stimolo per il canale distributivo viene indicata come punto di forza del decreto, in particolare al Centro-Sud.



Informare per conoscere
La strada per costruire una vera conoscenza collettiva in tema ambientale è ancora lunga e passa inevitabilmente da una corretta informazione e da una costante sensibilizzazione da parte dei produttori e distributori.
Da una parte, come ha sottolineato il segretario generale di Cittadinanzattiva, Antonio Gaudioso, "bisogna mettere in campo azioni che coinvolgano direttamente i cittadini, perché le leggi da sole non bastano".

"Quando si dice il problema è culturale, di solito, si vuole rinviare la soluzione alla generazione successiva, mentre il ruolo dell’educazione civica è quello di fare delle scelte che riguardano il presente, mettendo il cittadino nelle condizioni di smaltire correttamente i rifiuti per recuperare risorse preziose e salvaguardare l’ambiente".

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