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Perchè adottare la Green Supply Chain?

28/12/2016
In breve
La maggiore sensibilizzazione della popolazione nei confronti dell’ambiente ha portato ad una responsabilizzazione delle aziende nei confronti di queste tematiche imposte negli scorsi anni anche dalla Unione Europea. Si è sviluppato cosi negli anni ’90 il concetto di "green supply chain" che approfondiamo nel “BCI Supply Chain Resilience Report 2016”.
Premessa
Le aziende non devono più solo limitarsi a gestire il proprio rapporto con l’ambiente e a controllare l’impatto generato dalle proprie produzioni ma devono focalizzare la loro attenzione sui processi che vengono svolti all’interno della catena produttiva (supply chain) perchè è all’interno di questo processo che vengono prodotti la maggior parte delle scorie.

Si è sviluppato cosi negli anni ’90 il concetto di "green supply chain", termine che deriva dalla unione di due concetti e cioè la supply chain e il green management. Mentre il termine supply chain lo abbiamo già approfondito in altri articoli il secondo potrebbe essere relativamente nuovo: si tratta delle strategie di gestione degli impatti ambientale e sociali che porrebbe avere un’impresa in un determinato territorio.

Uno sguardo al BCI Supply Chain Resilience Report 2016, uno degli studi più completi del settore che pone particolare attenzione alle origini, cause e conseguenze dell’interruzione della supply chain in tutto il mondo.
Prodotto in collaborazione con Zurich Insurance Group, questo studio mette in evidenza i livelli di resilienza della supply chain.



Cos’è la Green Supply Chain?
L’ottimizzazione della supply chain è già di per sé uno degli obiettivi più importanti per una azienda poiché porta ad una diminuzione dei costi ed un miglioramento della qualità produttiva attraverso una riduzione delle tempistiche necessarie.
Si evitano cosi duplicazioni lavorative, inefficienze e creazioni di esternalità in alcune aree come il settore acquisti o logistica.

Ottimizzare questo processo in senso anche ambientale è la sfida che molte aziende attualmente si pongono, spinte anche dalla convenienza e opportunità commerciali e gestionali che hanno rilevanza anche dal punto di vista economico: attualmente c’è una maggiore richiesta di prodotti ‘green’ e sostenibili e nei media c’è una grande attenzione alle cause ambientali che può generare una reputazione ed un impatto molto positivo nella società che a sua volta genera valore aggiunto.

Il concetto di Green Supply Chain deriva dall’integrazione tra i concetti di Supply Chain e di Green Management: il primo rappresenta il complesso dei flussi di materiali e informazioni volti a produrre e trasferire un prodotto al mercato, mentre il secondo fa riferimento alle strategie di gestione degli impatti ambientali e sociali da parte di un’impresa.

Per Green Supply Chain si definisce un approccio gestionale che mira a rendere minimo l’impatto ambientale di un prodotto o di un servizio lungo il suo ciclo di vita.
In questa definizione, il concetto di ciclo di vita (Life Cycle) di un prodotto e processo sposta il fulcro dell’attenzione dall’azienda in se stessa all’intero sistema di relazioni e di attori che concorrono, assieme ad essa, alla creazione di valore, opportunità e alla minimizzazione degli impatti ambientali.


Perché applicare la GSP?
Applicare la green supply chain implica quindi l’adozione di strategie come la riduzione di rischi ambientali, l’aumento dell’efficienza produttiva e l’innovazione green di processi e prodotti.

La gran parte delle imprese ha finora considerato il proprio rapporto con l’ambiente come una problematica sostanzialmente limitata ai suoi confini fisici, gestibile mediante la compatibilità ambientale dei propri processi e prodotti e l’adozione di modelli gestionali indirizzati a limitare gli impatti negativi del sito produttivo.

Un approccio di questo tipo è però limitante nella misura in cui gli impatti ambientali di un prodotto - se ricondotti e relazionati all’intero ciclo di vita - si accumulano lungo le relazioni che intercorrono tra i vari clienti e fornitori nella forma di rifiuti, emissioni e consumi generati lungo la catena dei valori, dall’estrazione di materia prima no al fine vita del prodotto.
Se si esce da un modello che vede l’azienda responsabile ed in grado di agire esclusivamente sugli impatti generati dalle proprie operazioni interne (in particolare nel processo di produzione), ci si accorge che una parte significativa delle esternalità negative sono generate nei nodi e nelle connessioni che compongono la catena di fornitura (Supply Chain).

Di questi presupposti ne consegue la necessità di considerare "modelli gestionali allargati", in grado di ridurre gli impatti complessivi attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori della catena, creando valore sostenibile per gli stakeholder e minimizzando le inefficienze e i rischi.
In un’ottica gestionale dunque, l’applicazione di una GSC comporta l’adozione di misure strategiche della Supply Chain sono numerose, tra cui la riduzione dei rischi ambientali ed economici, l’aumento dell’efficienza operativa del sistema e l’innovazione Green dei processi e dei prodotti.


Dal design di prodotto alla logistica
Una componente fondamentale della Green Supply Chain è la cosiddetta logistica di ritorno, ovvero il flusso di materiali provenienti da soggetti "a valle" della produzione o della distribuzione (es. packaging, pezzi difettosi, ecc.) che ritornano al produttore il quale sarà chiamato a sviluppare procedure di riciclo, riutilizzo, recupero o corretto smaltimento.

Nel momento in cui si ragiona in termini di incremento delle performance ambientali lungo la supply chain non si può trascurare il notevole sviluppo di tecnologie digitali per l’informazione e la comunicazione (ICT).
Tali tecnologie hanno permesso da un lato il potenziamento e la rapidità di gestione dei flussi di materiali e di informazioni, dall’altro la possibilità di ottimizzare le operazioni logistiche mediante software e sistemi di geolocalizzazione differenziati, sistemi di immagazzinamento e di consegna innovativi, procedure di tracciabilità digitale dei flussi.

Sul mercato esistono strumenti informatici in grado di:
  • Ottimizzare carichi e tracciabilità: la razionalizzazione dei carichi minimizza i tempi nonché le emissioni di CO2 e i costi di trasporto
  • Minimizzare le tratte: attraverso un tracking/tracing satellitare, si possono definire le migliori tratte e individuare la posizione dei mezzi, riducendo così le inefficienze del tragitto
  • Ottimizzare i consumi: esistono software che consentono di effettuare un monitoraggio preciso delle prestazioni dei veicoli e dell’influenza dello stile di guida dell’autista sui consumi complessivi (carburante, freni e pneumatici).

Attraverso queste informazioni è quindi possibile effettuare un programma di manutenzione/ sostituzione dei veicoli inefficienti e adottare piani di formazione agli autotrasportatori sulle modalità di riduzione dei consumi mediante il miglioramento del loro stile di guida.
A prescindere dagli strumenti operativi e dalle scelte tecnologiche adottate da una azienda per implementare la propria Green Supply Chain, è innegabile che l’adozione di un approccio integrato nella valutazione degli aspetti ambientali e sociali lungo l’intera catena di distribuzione e di fornitura garantisca una sensibile riduzione delle inefficienze gestionali ed economiche, contribuendo al consolidamento sul mercato di quelle aziende che fanno dell’ecologia un fattore di distinzione e di innovazione.


I dati del BCI Supply Chain Resilience Report 2016
Il rapporto mette in evidenza che il <66% delle aziende non ha la piena visibilità della supply chain, mentre il 70% ha sperimentato almeno una volta l’interruzione del processo con il 41% delle interruzioni che si verificano a Livello 1.
Il 40% delle aziende non ha fatto un’analisi della causa dell’interruzione della supply chain.

Tra le principali cause individuate ci sono l’interruzione delle telecomunicazioni (60%), la perdita di talenti o di competenze (45%), un attacco Cyber o una violazione dei dati (39%).
Da notare come l’interruzione delle telecomunicazioni rimanga al primo posto per il quinto anno consecutivo.
Le conseguenze di questa interruzione sono:
  • La perdita di produttività (68%) – con una crescita stimata del 10%
  • I reclami dei clienti ricevuti (40%) – la quota rimane invariata
  • L’aumento del costo del lavoro (53%) – con una crescita in questo caso fino al 14%
  • I danni alla reputazione del marchio o l'immagine (38%) - in crescita del 11%, infine la perdita di entrate (37%)
L’impatto economico – sottolinea il rapporto – è elevatissimo: per il 34% delle aziende le perdite si aggirano intorno al milione di euro, per il 9% il milione perso è causato da un singolo incidente.


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