Outsourcing

E-commerce B2c: l’outsourcing al servizio della multicanalità

15 novembre 2016

In breve

Secondo l’Osservatorio Contract Logistics, la logistica conto terzi in Italia continua a crescere: le maggiori opportunità sono offerte dai servizi logistici avanzati e a supporto della multicanalità, ovvero l’affiancamento dell’online ai canali di vendita esistenti.
Premessa
Servire più canali è da sempre un tema di attenzione per la logistica delle aziende di Industria e Distribuzione, specie nel largo consumo dove la molteplicità dei canali caratterizza il settore stesso.
Infatti ogni canale ha proprie peculiarità e va servito con soluzioni appropriate, cogliendo le sinergie possibili in modo analogo a qualsiasi offerta multi-segmento, per esempio in termini di prodotti, geografie e clienti.
È soprattutto l’Industria che ha da sempre esigenze di gestione della multicanalità.


Multicanalità: un punto di partenza
I sistemi logistici delle aziende dell’Industria raramente sono stati dedicati a singoli canali, non almeno in termini di strutture e stock.
Infatti hanno in genere prevalso principi di centralizzazione e di arretramento stock con la qualificazione dei prodotti per canale realizzata in ambito logistico e non direttamente in ambito manifatturiero.

Le necessarie differenziazioni di processo sono state in genere gestite soprattutto nel front end per i diversi canali.
Anche all’interno della Distribuzione, almeno quando non ci sia stata unica focalizzazione (ad esempio nell’HoReCa), le differenze tra i diversi canali storici (iper, super, cash & carry, ecc.) sono state gestite con soluzioni di supply chain prevalentemente unitarie su numerose componenti, con trade off tra le diverse esigenze quando non coincidenti.

In alcuni casi, ad esempio per iper e cash & carry nel largo consumo, sono stati realizzati con alterne vicende modelli dedicati.

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E-commerce, dalla “multi” alla “omni”canalità
In questo contesto si è progressivamente inserito il canale e-commerce con un diverso modo di gestire i flussi fisici e diverse esigenze di processi.

Nei limiti di quantità modeste e di un business online ancora esplorativo, trovare una qualche soluzione logistica anche parallela alla gestione dei flussi principali e non industrializzata non è stato un problema. Ma il successo dell’e-commerce, ancora di più la pervasività della tecnologia mobile, ha riposizionato il tema drammatizzandone l’urgenza come fattore di competitività.

Infatti il concetto stesso di multicanalità appare in rapida evoluzione verso l’omnicanalità, vediamone la differenza:
  • Multicanalità è gestione di più canali ciascuno con le proprie specificità e con soluzioni indipendenti e tra loro non interagenti.
  • Il cliente non può in particolare comprare “attraverso” i diversi canali come per esempio emettere un ordine online e ritirare il prodotto in un punto vendita.
  • Omnicanalità è un modello di business in cui i vari canali di vendita (online, mobile, telefonico, mail, self service, punto vendita) operano con processi di fulfillment integrati per fornire continuità di esperienza di acquisto (e di servizio) coerentemente con la proposta commerciale.


Strutture logistiche e rete distributiva
Secondo la survey dell'Osservatorio Contract Logistics, oggi già il 17% delle aziende (produttrici e retailer) ha un canale e-commerce B2c con un'incidenza sul fatturato superiore al 4%.

Inoltre per il 70% dei committenti la multicanalità - ovvero l'affiancamento dell’online ai canali di vendita esistenti - rappresenta una leva per migliorare la relazione con il consumatore e, in ottica internazionale, l'e-commerce B2c è uno dei trampolini di lancio per le aziende italiane e, più in generale, per il Sistema Paese.



Circa il 20% delle aziende Top Player della Contract Logistics offre già un servizio per la distribuzione dall’Italia verso le principali nazioni europee.
A frenarne il ricorso sono essenzialmente gli elevati costi fissi legati alla gestione dell’iniziativa, per il 62% dei rispondenti, e l’incertezza sulla stima del costo logistico, per il 31%.

Per Gino Marchet, Direttore scientifico dell’Osservatorio Contract Logistics: “L’evoluzione della logistica multicanale del futuro riguarderà certamente la tipologia delle strutture logistiche, i servizi offerti e l’assetto della rete distributiva, ma un ruolo chiave sarà ricoperto dai depositi di prossimità, sempre più punto di contatto con il consumatore finale.
La soluzione del futuro si può chiamare omnicanalità: il consumatore è al centro del processo e a seconda delle modalità di acquisto/consegna scelte viene servito attraverso circuiti logistici diversi”.


4 soluzioni per la distribuzione e-commerce
L’approccio più classico dei produttori si basa su un deposito centrale (di seguito Dc) che viene rifornito dagli stabilimenti e serve il mercato direttamente o attraverso depositi di secondo livello (depositi periferici con scorta o transit Point).

Il Dc è generalmente caratterizzato da un’area di stoccaggio significativa, picking a collo e un limitato numero di ordini al giorno, anche se in alcuni settori qui avviene il prelievo di pezzi (tessile-abbigliamento, Beauty & Personal care).

In alcuni casi vengono poi creati Picking Warehouse (PW) con quantità minima di stock, capacità di picking a pezzo e alta capacità di confezionamento all’interno del Dc o in una struttura separata.
In questo quadro, dall’indagine emergono 4 diversi approcci dei produttori per distribuire i prodotti venduti via e-commerce:
  • Una rete logistica dedicata all’e-commerce B2c, che serve i clienti tipicamente tramite corriere
  • Un PW all’interno del Dc, sempre con consegna tramite corriere
  • Una rete di PW, con eventualmente alcuni servizi di consegna ad hoc
  • Una rete di depositi locali (con o senza scorte) che sfruttano anche le sinergie in fase di trasporto della rete tradizionale verso l’area di consegna al cliente.
Il primo modello garantisce autonomia nello sviluppo del canale online, assenza di conflitti col canale tradizionale e alti livelli di servizio ai clienti online, però ha costi alti, legati all’investimento in strutture logistiche dedicate e all’assenza di sinergie con il canale tradizionale nelle fasi di approvvigionamento, stoccaggio e distribuzione.

Sinergie che invece si generano introducendo una PW all’interno del Dc (modello 2) o una rete di PW (modello 3). La condivisione riguarda l’attività di approvvigionamento e lo stoccaggio intensivo.

Il picking è tipicamente eseguito in un’area dedicata nel deposito (PW nel Dc) o in un edificio separato (rete di PW). Nei settori in cui il magazzino è già predisposto per il picking di pezzi (ad esempio Beauty & Personal Care), anche l’attività di allestimento ordini può essere gestita congiuntamente al canale tradizionale.

Il terzo modello, rispetto al secondo, comporta maggiori costi legati all’investimento in strutture dedicate e all’attività di rifornimento delle PW dal Dc.
Di contro, permette di avvicinarsi al mercato, se il numero di PW è maggiore di 1, e di sviluppare soluzioni multi-produttore.

Infine il quarto modello prevede l’utilizzo della rete di depositi locali (depositi con scorta o transit point) per evadere gli ordini online.
Una soluzione che non richiede investimenti in strutture dedicate e facilita le sinergie, oltre che in approvvigionamento e stoccaggio, nell’attività di distribuzione, cioè nel costo necessario per raggiungere l’area geografica del cliente.
Richiede, però, la riorganizzazione di flussi e lo sviluppo di una capacità di consegna locale al consumatore finale.

La soluzione oggi più in uso (66% dei casi) è la PW interna al Dc o in una struttura separata.
In prospettiva invece l’interesse sembra convergere verso l’uso di una rete logistica condivisa (39% dei casi), modificando i processi esistenti nei canali tradizionali e cercando di ottenere sinergie fra questi e l’online.

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Come scegliere l’outsourcing
Le scelte di outsourcing delle aziende committenti sono piuttosto variegate, dalla terziarizzazione di parti o interi processi logistici, alla completa o parziale autonomia decisionale lasciata al fornitore, alla scelta di affidarsi a più o meno fornitori.
Nel dettaglio:
  • Il 23% delle aziende ricorre ad un approccio “Full Strategic Outsourcing”: alta autonomia del fornitore, alta estensione di attività date al singolo fornitore, fino all’introduzione di linee di personalizzazione dei prodotti
  • Il 12% ha un approccio alla terziarizzazione di “Full Commodity Outsourcing”: bassa autonomia del fornitore, bassa estensione di attività date al singolo fornitore
  • Il 45% dei committenti preferisce lavorare con pochi fornitori (uno o due)
  • Il 55% con molti fornitori, anche 30 nei casi in cui sono coinvolti direttamente anche gli autotrasportatori.




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